Solidarietà agli studenti e alle studentesse torinesi dai collettivi universitari di Venezia

Sullo sgombero della Verdi Quindici Occupata

Utente: chiarab
31 / 10 / 2012

Anche  il 30 ottobre di questo strano anno si impregna di sudore e si vela di inquietanti presentimenti.
Ieri a Torino si è consumata l'ennesima giornata di repressione ad opera delle forze dell'ordine (con conseguente legittima e doverosa risposta e reazione), a quanto pare lasciate libere, ovunque ed in qualsiasi momento, dalla classe "tecnica" di risolvere le questioni e le problematiche sociali alla propria maniera, quella più nota, quella più infame e quella che maggiormente gli appartiene: ovvero con l'uso della violenza.  
Infatti ieri a Torino è avvenuto uno sgombero.
Ma non uno di quelli a cui siamo "abituati", ovvero lo sbattere una famiglia o due sul marciapiede a seguito di un'insolvenza d'affitto o un capriccio padronale..
Ad essere svegliati all'alba con  sirene, manganelli ed insulti è toccato ad una sessantina di studenti e studentesse, che da oramai un anno avevano occupato uno stabile di proprietà dell'Edisu (il corrispettivo del "nostro" ESU veneto, ovvero l'Ente che dovrebbe garantire il Diritto allo Studio) dando vita ad una Residenza Studentesca autogestita, gratuita ed accessibile.
Liberata diremmo noi.
LA VERDI QUINDICI OCCUPATA, questo il nome, rappresentava (e rappresenta!) un fulcro di reale aggregazione politico sociale, rivendicante una legittima qualità di vita ed adeguate condizioni abitative. 
Le difficoltà di residenzialità e mobilità che ognuno di noi ha oramai largamente sperimentato sulla propria pelle infatti sono problematiche che, come generazione precaria e disoccupata, abbiamo imparato a risolvere ritagliandoci margini di autonomia e indipendenza partendo dal basso. Dall'Onda anomala un chiaro messaggio è passato nelle nostre menti e nei nostri cuori: gli scenari futuri che chi pretende di rappresentarci ci prospetta sono fatti di miseria, culturale ed economica, e a ciò l'unica risposta possibile può essere la voglia di cambiamento che genera conflitto, l'autogestione e la riappropriazione di ciò che ci appartiene.
Si chiami Istruzione, Terra, Lavoro o Dignità.  
Sempre di più il mondo della formazione è sotto attacco e stretto da una strumentale repressione che da anni si traduce in tagli alla didattica, selvagge privatizzazioni, e generale impoverimento dei servizi a fronte di aumenti del costo di rette, affitti e biglietti di treni ed autobus.
Il ribellarsi a questo stato dei cose presenti, che ci vorrebbe pure passivi e silenziosi, non solo è legittimo e necessario ma sempre di più doveroso.
Per questo Via Verdi siamo tutt@. 
Abitare e riqualificare spazi abbandonati al degrado e restituirli alla comunità è sempre giusto.
Partendo da questo presupposto ci sentiamo partecipi alle lotte portate avanti dalle centinaia di studenti che ieri a Torino sono scesi/e in piazza per dimostrare che nessuno è solo quando si tratta di rivendicare e difendere spazi di aggregazione, diritti e libertà di movimento. Noi non conosciamo personalmente gli studenti di Via Verdi, ma sentiamo che dentro quelle mura, di fronte a quei manganelli e davanti a quella porta ieri potevamo esserci tutt@.
Sentiamo quindi il dovere di esprimere la nostra piena solidarietà ai compagni e alle compagne Torinesi che, con tanta energia ed evidente sostegno cittadino, ieri hanno saputo dimostrare che i sogni non si sgomberano, che la repressione è fallimentare e che vale la pena sapersi mettere in gioco per creare un'Alternativa, fatta di condivisione e partecipazione attiva, rispetto alla questione abitativa studentesca.
A Venezia da un anno a questa parte come collettivi universitari abbiamo a nostra volta affrontato i temi e le problematiche legate al Diritto allo Studio, In particolar modo sul tema della residenzialità in contrapposizione al malaffare dell'Esu.
Ciò ci ha portato a intraprendere un percorso di occupazione di una casa sfitta e soggetta a speculazione immobiliare di proprietà di Cà Foscari; la stessa università che il 13 ottobre scorso  all'inaugurazione dell'anno accademico regalava 15.000 euro Mario Draghi, Presidente della BCE, giornata in cui noi studenti siamo stati manganellati invece che ascoltati.
E' evidente che le parole del ministro-tecnico Profumosono state prese alla lettera, e la linea del "bastone sulla carota" sta continuando.
Mentre tagliano servizi agli studenti ed aumentano la rette universitarie noi non ci arrendiamo, e ci auspichiamo che le nostre esperienze possano continuare ad esistere e resistere, per questo  vi rivolgiamo la nostra piena solidarietà.
I collettivi universitari:
INCURABILI dell'Accademia di Belle Arti
Li.S.C. di Cà Foscari.

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