Muore Tamer Alawam, regista martire della libertà

14 / 9 / 2012

"Ci vediamo fra una settimana, se non muoio ovviamente!"
Queste sono state le parole di Tamer Alawam, oppositore al governo siriano, regista, scrittore e poeta, quando ci siamo salutati per l'ultima volta. La serenità nel morire per la libertà credevo fosse una condizione emotiva che caratterizzasse soltanto gli uomini di cui si parla nei libri di storia.  Questo è uno dei tanti martiri della rivoluzione siriana, una rivoluzione che sembra non vedere una fine. Tragedie umane sono all'ordine del giorno e i morti ormai superano i 30.000, senza contare i rifugiati, i prigionieri e i dispersi.

 

Tamer Alawam ha dedicato la sua intera vita alla causa siriana, facendo parte inizialmente di due associazioni: Liǧanna al-Difāʽ ʽan al-Hurryat al-tullabya (Comitato di difesa delle libertà studentesche) e Nāšiṭu Munāhaḍa al-ʽawlama fī Sūrya (anche conosciuta come Anti Globalization Activists in Syria). Ha lavorato inoltre come giornalista freelance presso numerose testate siriane. A causa dell'attività svolta era stato arrestato dal regime per ben due volte, la prima nel 1999 e la seconda nel 2003. Dal 2007 non faceva più parte di nessuna associazione politica né studentesca e lavorava come giornalista freelance, scrittore e sceneggiatore.

 

Viveva a Berlino, dove si era trasferito per fuggire al governo siriano, ma viaggiava spesso, seguendo conferenze riguardanti la situazione politica siriana e rilasciando numerose interviste alle TV internazionali e non. Era una delle voci autentiche della rivoluzione siriana, costretta a uscire dal territorio per sfuggire non solo alla censura, ma anche alla brutalità, della quale era stato testimone diretto, con cui il governo siriano ha represso ogni tipo di opposizione. Quella stessa brutalità lo ha ucciso con una bomba ad Aleppo il 09 settembre del 2012, dove si trovava a filmare la dura realtà, per potercela raccontare così com'è una volta tornato in Europa, in un altro dei suoi documentari.

 

E' stato un viaggio senza ritorno. Ma noi sappiamo già cosa succede in Siria. O forse non sono ancora abbastanza strazianti per poter dire basta quei video che ci capitano sott'occhio ogni giorno?

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