I Comuni italiani e il loro indebitamento - Il caso di Torino e della regione Piemonte

4 / 5 / 2017

Ultimo articolo del mini-ciclo dedicato all’indebitamento dei comuni italiani (leggi qui la presentazione), curato da Francesco Silvi (economista e collaboratore di Globalproject). Dopo Roma e Parma, vengono qui brevemente analizzati i casi della città di Torino e della regione Piemonte.

In Piemonte abbiamo un problema. Delle 20 regioni italiane gli enti locali del Piemonte hanno operazioni in derivati finanziari con i valori di mercato peggiori di tutta la Penisola. Nel 2015 tale valore è pari a -458 milioni di euro su un totale italiano di -1.265 milioni di euro, quindi più del 36%. Per avere un raffronto, la seconda regione è il Veneto con -136 milioni di euro[1]. Alessandria è il comune più grande del Settentrione ad aver dichiarato dissesto, nel 2012, mentre Torino è il capoluogo con il debito per abitante più alto d’Italia. Il Piemonte è anche la regione del Nord, insieme alla Liguria, che è stata sottoposta a un piano di rientro dal disavanzo nella Sanità regionale da cui sta uscendo solo in questo 2017.

Anche se in maniera molto sintetica, sono numeri che indicano una difficoltà strutturale della finanza pubblica di questa Regione e del suo capoluogo, soprattutto nel primo decennio degli anni 2000, ma che non ha mai attratto il dibattito politico-economico mainstream. In realtà questo quadro è paradigmatico di una fase di transizione vissuta da una città fordista, one company town, e da una regione dipendente dalla Fiat, che hanno visto il proprio territorio oggetto “privilegiato” delle politiche delle “grandi opere” e del grande evento. Se l’operazione dell’Alta velocità in Val di Susa è stata bloccata dalla resistenza in valle, tramite le Olimpiadi invernali del 2006 si è intervenuto su Torino con un forte impatto sul bilancio comunale. Lo sforzo compiuto, in termini di indebitamento, è stato notevole, da circa 2 mila e 200 euro di indebitamento per ogni torinese del 2001 si è raggiunta la cifra di 3 mila e 300 euro nel 2006, dopo soli 5 anni.

Torino

Come Roma e Parma ci troviamo di fronte a una nuova giunta del M5S dal 2016 e la giunta Appendino ha avviato un audit del debito. La questione che si pone è la seguente: affidandosi a una società privata e senza la partecipazione dal basso, in che modo l’audit può realmente incidere sulle scelte politico-economiche cittadine? Ed inoltre: quale visione hanno gli amministratori della città?

Nei precedenti articoli di questa rubrica dedicati ai Comuni sono stati sottolineati i passaggi istituzionali ed economici che hanno spinto l’indebitamento dei Municipi verso il mercato finanziario privato e come il meccanismo della trappola del debito abbia agito su Roma. Torino e il Piemonte sono da studiare per il legame tra l’indebitamento e la trasformazione dello spazio economico, la lunga e difficile transizione di una città fordista e del suo territorio. 


[1] 2017 Banca d’Italia - Debito delle Amministrazioni locali

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