Sciopero generale contro l'austerità della Troika

Approfondmento tratto da Diagonal

12 / 11 / 2012

A Marzo 2011, il consiglio europeo, la riunione periodica che viene fatta dai capi di governo dei paesi della UE definiva in un documento, conosciuto come patto dell'euro, le principali linee delle politiche di austerità che sono state imposte ai paesi colpiti dalla “crisi del debito”. E' il documento base dal quale derivano le misure fissate nei differenti memorandum che hanno firmato gli stati “riscattati” dalla UE e anche le ricette che hanno applicato governi come quello di Monti in Italia o quello di Rajoy, ed è stato firmato dai 17 stati che hanno l'euro come moneta.

Non ostante, prima della firma di questo documento, in Grecia fossero già state imposte alcune di queste direttrici. In cambio del fatto di ricevere 110mila milioni di euro a maggio del 2010, il governo greco si era impegnato in un piano che comportava, tra l'altro una diminuzione del salari degli impiegati, una diminuzione delle pensioni, un aumento dell' iva e delle imposte sul tabacco, l'alcool e la benzina, oltre ad un piano progressivo di privatizzazioni di imprese pubbliche e vendita del patrimonio. Lo smantellamento dello stato si concretizzava nel nell'impegno di licenziare 150mila impiegati pubblici in due anni; facendo il paragone con la proporzione degli abitanti spagnoli il numero corrisponderebbe a 700mila licenziamenti.

Oltre a queste misure, i conti devono essere approvati dalla Troika prima di essere votati in parlamento e dai supervisori della commissione europea istallati permanentemente ad Atene. Il salvataggio della Grecia porta con se cifre chiare: la disoccupazione si è duplicata i salari si sono abbassati del 30% e sono aumentate il numero di persone senza casa e i casi di suicidio. “Attualmente la Grecia è una pentola a pressione. Con le misure di austerità adottate, la popolazione in generale è incapace di sopravvivere degnamente”, così riassume le conseguenze di queste misure Fani Tsioumpekou attivista del collettivo anarcosindacalista Rocinante.

“Salvataggio” e ricatto

Le politiche di austerità sono diventate nei differenti stati problemi, a seconda che ci sia stato il salvataggio totale, parziale, o come nel caso italiano si sia creato il caso che le istituzioni europee abbiano instaurato un governo di tecnocrati. Dopo il “salvataggio” greco è arrivato quello irlandese e poi col patto dell'euro il caso portoghese. Nel caso irlandese si è stabilito un piano per ridurre il numero di funzionari e i giorni di vacanza dei funzionari pubblici, sopprimere organismi e far salire le imposte dirette e indirette, oltre a incrementare misure per attirare capitali transnazionali attraverso vantaggi fiscali ancora più vantaggiosi del così detto periodo della “tigre celtica”.

Nel palazzo di SanBento, sede del governo del Portogallo, si sono replicate le condizioni imposte alla Grecia con privatizzazioni e soppressione del pagamento degli straordinari, l'aumento dell'iva e un attacco attraverso la via impositiva ai salari: i lavoratori con reddito minore di 7mila euro annuali avranno nel 2013 una diminuzione del 14,50% del proprio salario, mentre ai salari compresi tra questo livello e quello dei 20mila euro sarà applicata una ritenuta pari al 28,50%.

Il non salvataggio dell'Italia

Di fronte a questa aggressione su scala europea, l'attivista  Joao Camargo, dell'organizzazionePrecários Inflexíveis, crede che “quello che unisce tutti questi opopoli (e potrebbe unirne altri) è una necessità assoluta di resistere, di organizzarsi, di avanzare contro tutte queste politiche distruttive che vogliono portare indietro agli anni ottanta la vita collettiva ed economica delle nostre società.” Mirko, economista che partecipa alla scuola popolare del Centro sociale Cortocircuito, de Roma, sottolinea che “ questa politica economica sta imitando i piani strutturali che sono stati applicati nei paesi africani e latinoamericani negli anni ottanta e novanat “ e cita il caso dell'Uganda, che pagava 90 dollari di debito per ogni due che usava per garantire la sanità.

Contestazioni all'austerità

La contestazione nelle piazze è stata differente in ogni uno degli stati, con maggiori o minori presenze della società. Anche se ci sono state piccole vittorie non si è riusciti a cambiare la strada dell'austerità imposta dalla Troika. Non ostante questo la battaglia non è conclusa e le mobilitazioni continuano. In Grecia gli scioperi generali continuano senza che diminuisca la partecipazione, “il numero dei lavoratori che continua a partecipare agli scioperi fino ad ora, è proporzionalmente adeguato, specialmente se si tiene conto che vengono convocati molto rapidamente” commenta Fani Tsioumpekou. Le prossime 48 ore di sciopero convocate prima della chiusura di questa edizione saranno il preludio alla giornata del 14 novembre. “la mobilitazione generale europea viene percepita come una opportunità per continuare a mostrare il rifiuto all'austerità”, dice Fani Tsioumpekou, anche se crede che ci sia il rischio di focalizzare le proteste unicamente contro la Troika e le sue imposizioni, “dare la colpa solo alla Troika è una logica molto semplice visto che segue solo le conseguenze del capitalismo stesso. Al contrario, siamo convinti di quello che è già evidente per la maggior parte delle persone: la semplificazione eccessiva che la Germania e la Merkel siano i cattivi e tutti politici sono capri espiatori che devono essere castigati ha portato i neonazisti di alba dorata a raggiungere il 7% nelle ultime elezioni e a crescere fino al 20% nei sondaggi. E' cruciale per i movimenti dare una occhiata alle proprie radici e rendersi conto che il nemico reale è il capitalismo e le misure di austerità sono solo il risultato”.

In Portogallo la contestazione alle politiche di austerità in forma di massa è recente. Joao Camargo commenta che “per noi le proteste del 15 settembre – in cui 1milione di persone ha circondato il parlamento – e tutte le grandi manifestazioni che sono seguite sono state importanti per mettere fine al consenso che la Troika e l'austerità avevano cercato di ottenere. Di fatto per Camargo questo consenso “è morto. Questo governo è sostenuto solo dall Troika e dalla Merkel.

Duccio Ellero, del collettivo GlobalProject, crede che “ abbiamo le misure in casa, ma gli italiani non percepiscono che è la Troika quella che decide ma l'Italia”. Per lui “ è difficile far capire che quando sta parlando il governo parla la Troika”. L'attivista è anche critico con la risposta dei sindacati confederali che non posto alla Troika come in Spagna e in Grecia”.

Sciopero internazionale

Per la prima volta nella storia dell'Unione europea è stata convocata simultaneamente una giornata di sciopero in diversi stati, con una rivendicazione comune. Cipra, Malta, Portogallo, Italia e in Spagna si vivrà una giornata di sciopero generale che sarà appoggiata da mobilitazioni in Francia, Grecia e scioperi settoriali nel Belgio francofono.

Per Angela Balzano, del centro sociale TPO, de Bolognia, “ l'importante è che è che si vada oltre le realtà concrete e reali dei differenti territori e che riusciamo a dare un segnale potente ed unitario di uno sciopero europeo con alcune linee comuni che che permettano l'autonomia di ogni territorio, però costruiscano un luogo  comune nella protesta”. Angela crede che “costruire una rete per l'alternativa reale, che contrasti la crisi del vecchio wellfarestate e del mondo del lavoro per costruire alternative, richiede un lavoro costante, , non si può sviluppsre in un giorno o due, ci porterà più in là del 14N”. L'idea è che “ a livello europeo si costruisca una carta di diritto del comune come forma di contrastare i vecchio stato del benessere”

Per Joao Camargo, la convocazione del 14N a livello europeo  “è un passo molto importante, qualcosa che crediamo cambierà la forma della lotta all'austerità, contro la Troika, la miseria generalizzata che vogliono per il nostro futuro.” L'attivista  portoghese crede che “ sarà la prima esperienza. In futuro avremo altri scioperi internazionali e magari in tutta Europa. . Mirko pensa che “ per Monti e i neoliberisti, l'economia è al primo posto,  il sociale è secondario e quello che dobbiamo costruire è un progetto politico che vada nel senso contrario, cioè che metta il sociale al primo posto e l'economia sia una parte subordinata al sociale”

Nel caso italiano la Cgil ha convocato lo sciopero per mezza giornata, quattro ore, cosa che gli attivisti italiani criticano e cercheranno di ampliare la mobilitazione. Duccio afferma che “ siamo pronti e abbiamo la necessità di cercare momenti di azione nei quali collegare le lotte locali con uno sguardo europeo”. Angela valuta la convocazione come necessaria per soggetti che non sono rappresentati dai sindacati, come i lavoratori precari, migranti, cognitari et cetera che “non possono direttamente convocare scioperi però sono disposti e hanno la necessità di lottare, di scendere in piazza e creare un'alleanza con i sindacati che convocano lo sciopero e costruirla insieme”. Angela si riferisce ai sindacti di base che hanno convocato lo sciopero per tutta la giornata con mobiltazioni decentrate.

Sciopero sociale e del lavoro

“Dobbiamo riappropriarci dello sciopero, stiamo usando parole come lo sciopero è tuo, nostro, di tutti, europeo, con l'idea che non sia solo monopolio del sindacato”, dice Mirko che crede debba essere “uno sciopero non solo contro ma per dimostrare che si può vivere in una altra maniera, che la città viva quel giorno in un altra maniera”. L'attivista commenta che nel suo territorio stanno sperimentando queste forme di mobilitazione perchè ci sia “una forma per ripensare la città in quel giorno, con scioperi della mobilità, il non usare il trasporto pubblico; o che ci siano iniziative come gli asili popolari perchè i genitori possano partecipare”. Da precari inflessibili vogliono coinvolgere il lavoratori precari. Joao dice che “ vogliamo fargli conoscere i loro diritti informarli. Molti non possono partecipare per paura e impossibilità economica, per questo cerchiamo di parlare con loro entrando nei loro luoghi di lavoro e invitandoli alle loro manifestazioni serali. Questa è una cosa nuova che stiamo facendo in Portogallo.

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