Spagna - Conto la crisi esprori nei supermercati

Per tutta l'estate si sono verificate azioni di esproprio nei supermercati, soprattutto nei paesi e regioni più povere della Spagna.

27 / 8 / 2012

Si sono presentati in una cinquantina un supermercato Carrefour, a Merida, (Estremadura), rubando generi di prima necessita' in segno di protesta per i tagli alla spesa sociale. Si tratta, di attivisti della Piattaforma per il reddito minimo dell'Estremadura e di associazioni di disoccupati e di cittadini, guidati dal deputato di Izquierda Unida (IU) della regione dell'Estremadura, Victor Casco.

I manifestanti sono entrati in massa nella supermercato e, dopo aver riempito alcuni carrelli di olio, riso, pasta, latte e legumi, hanno tentato di abbandonare il supermercato, al grido di 'El pueblo unido jamas sera' vencido'. L'esponente di IU ha spiegato in dichiarazioni televisive che i prodotti erano destinati alle "90.000 persone che in Estremadura non hanno lavoro né alcun sussidio e che non sanno cosa mangiare". La maggior parte dei carrelli è stata intercettata dagli agenti della sicurezza del centro commerciale, mentre la polizia ha proceduto all'identificazione di coloro che avevano preso parte all'assalto.

Non è la prima volta che in Spagna si svolgono proteste simili.

Un' analoga azione di 'esproprio proletario' era stata realizzata agli inizi di agosto dal Sindacato andaluso dei Lavoratori (Sat) in supermercati di Ecija (Siviglia) e Arcos de la Frontera (Cadice).

Per combattere la crisi basta rubare ai ricchi per dare ai poveri: la ricetta di Robin Hood è stata fatta propria da alcuni sindaci spagnoli, guidati da Juan Manuel Sanchez Gordillo, primo cittadino di Marinaleda. Questo paesino dell’Andalusia è uno dei più colpiti dalla crisi e allora lui ha guidato i suoi concittadini nei supermercati. Assalto ai banchi, carrelli pieni di generi di prima necessità: latte, pane, legumi. Presi senza pagare. Sempre ad agosto in 200 hanno preso di mira un supermercato a Ecija uscendone con carrelli pieni di zucchero e riso, farina e frutta.

Perché, è la teoria di Gordillo, questa gente ha bisogno di mangiare e non potendo permettersi la spesa, si prende il cibo con la forza. Sottraendolo ai “ricchi” che tengono tutto nelle loro mani. Un tempo li chiamavano “espropri proletari”, oggi sembra più una scelta dettata dall’istinto di sopravvivenza.
Tra le altre, il sindaco ha ordinato l’assalto ad un centro commerciale in provincia di Siviglia per rifornire una mensa sociale nella città andalusa. E dopo qualche giorno ha guidato l’occupazione di alcune filiali bancarie, simbolo della finanza che ha messo in crisi anche la Spagna.

Questo è il pensiero di Gordillo: “Qui ci troviamo in una dittatura dei mercati, degli oligopoli commerciali e non governano né la stampa né Rajoy, ma le banche tedesche”. Tra le altre azioni clamorose di Gordillo va segnalata anche  l’occupazione delle terre su proprietà appartenenti al demanio militare. E nei paesi spagnoli, Gordillo fa scuola: altri “espropri proletari” sono avvenuti anche ad Arcos, presso Cadice. Dallo scorso anno i sindaci iberici hanno marciato in tutte le strade delle loro cittadine, si sono autodiminuiti gli stipendi, hanno eliminato interi settori dell’amministrazione, sono scesi a fianco dei minatori delle Asturie, hanno domato incendi, coltivato marijuana per rimpinguare le casse, scelto platealmente il trasporto pubblico, pregato (ieri, Ascensione) la Vergine Maria perché li aiuti a far fronte alla crisi, mandato avanti il municipio con i volontari.

Ad esempio Bernant Pellissa, sindaco indipendentista di Rasquera, piccolo comune vicino a Tarragona, che propone, e realizza, campi per coltivare marijuana a scopi terapeutici per conto terzi, per conto cioé di un’associazione (Abcda) disposta a pagare 36mila euro per l’autorizzazione a utilizzare quei campi, con il risultato di arricchire l’economia locale di 550 mila euro l’anno per l’affitto e la gestione dei terreni.

Ma c’é anche Manuel Garcia,il sindaco di Higuera della Serena, che manda avanti il municipio solo con i volontari, usa la propria acqua per innaffiare i giardini pubblici e nei week end scende in campo a capo di gruppi di cittadini volontari.

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