In movimento contro la start-up nation di Macron

Dopo la Loi Travail, fatta passare con la forza delle ordonnances, il governo francese incalza con le riforme del settore pubblico. Inizia una seconda settimana di scioperi.

9 / 4 / 2018


Oggi il Parlamento francese comincia ad esaminare il progetto di legge per "un nuovo patto ferroviario", senza aspettare i frutti della concertazione definita "pagliacciata" dai sindacati: "ll governo parla per ore e ore attraverso dei PowerPoint di presentazione ma non dice niente, nessun testo di proposta da verificare, emendare, validare, contestare. Ci chiedono di discutere e di fare proposte su qualcosa che non c'è».

La risposta che attraversa la Francia, solidarité avec les cheminots (solidarietà con i ferrovieri) è tangibile, ma ci vorrà più di una mobilitazione stagionale, più di una rivendicazione unitaria dei lavoratori, più dell'auspicata "convergenza delle lotte" del fronte sindacale.

Le università occupate per il ritiro della Loi Vidal (legge detta "della selezione" per l'accesso all'università) e i blocchi studenteschi lo stanno affermando con forza anche durante le quotidiane assemblee dei delegati dei lavoratori SNCF, ferrovie statali, per ricondurre lo sciopero illimitato.

Studenti, infermieri, postini, salariati della grande distribuzione (Carrefour) e delle catene alberghiere (Holiday Inn), spazzini, funzionari, piloti di Airfrance partecipano da una settimana alla prova di forza contro il piano di riforme imposto dal PDG nazionale, M. Macron. Le analisi del programma di riforme presentato con scadenze compulsive dal governo spesso rimandano l'eco dei tempi della Tachter e delle lotte, in particolare quella dei minatori, per sottrarsi al disastro annunciato e poi prodotto; ma questa visione è fuorviante.

Se la ricetta è quella della liberalizzazione del mercato, la sua preparazione e soprattutto alcuni ingredienti sono cambiati. Il corporativismo non è più d'attualità, raccontare che lo "statuto speciale" dei ferrovieri è più speciale di altri - definendolo «privilegiato» - è un'affabulazione; i contratti e le pensioni dei ferrovieri sono a rischio come quelli di tutti gli altri lavoratori. Ma attualmente il metodo per demolire i diritti, denigratorio e stigmatizzante da una parte, si pretende invece consensuale dall'altra, pervasivo e pedagogico insieme, protettivo e paternalistico. Macron, come durante la campagna elettorale che lo ha fatto diventare presidente nel maggio 2017, costruisce la sua strategia politica appellandosi all'opinione pubblica.

«France is back»

L'ambizione del presidente Macron è quella di governare un grande gruppo internazionale con le risorse pubbliche da privatizzare. Il linguaggio politico si è trasformato nel linguaggio degli affari condito di French Touch . Questo linguaggio può attirare le imprese straniere, ma tiene a distanza sia i funzionari che gli artigiani o anche gli agricoltori, tra i tanti settori di rilievo dell'economia francese.

All'astrazione delle formule nel discorso governativo per far passare l'improponibile "contratto sociale" si somma la compulsività riformistica. In una sola stagione l'Assemblée nationale discute, tra altre riforme, di asilo e immigrazione, disoccupazione e assicurazione pensioni, revisione istituzionale, abitazione e residenzialità, programmazione militare, SNCF. Tutto questo «per trasformare il paese ed uscire dall'immobilismo».

Il primo ministro Édouard Philippe ripete automaticamente che «il Presidente fa quello che dice», come se il "fare" giustificasse qualsiasi misura proposta; il dibattito parlamentare e la discussione sui motivi che giustificherebbero le riforme presentate vengono estromessi. Il "tenere la parola" è l'unico patto concepibile tra il Presidente e i cittadini: il capo annuncia, il primo ministro presenta e difende la proposta di legge, invece di argomentare sulle sue conseguenze economiche e sociali. Oltre all’uso degli eufemismi ormai entrati nel discorso politico ufficiale - «ottimizzare» per il piano di licenziamenti, «liberare le energie» per liberalizzazione a tutto campo, «allontanamento» al posto di espulsione degli immigrati - l'altro elemento chiave della sintassi macroniana è l'associazione degli opposti: «fermezza e umanità», rispetto alle politiche migratorie, «libertà e protezione», nel caso della Loi Travail. Simmetrie ingestibili o gestite con la forza e la violenza delle forze dell'ordine.

Al personale ospedaliero che lancia l'allarme, parlando di sofferenza sul lavoro e denunciando il maltrattamento dei pazienti a causa della riduzione dei finanziamenti, Macron, in un'intervista a BFMtv, ha risposto che «il buon senso obbliga i francesi a fare economie per ridurre il debito che dovranno pagare le generazioni future, dato che non esiste denaro magico». Gli è stato ricordato che il suo governo ha fatto, senza contropartita, generosi regali fiscali alle imprese francesi (dall’inizio del 2018 4,5 miliardi con soppressione dell'ISF, imposta su fortuna e patrimoni e flat tax su rendita da capitale), a cui si aggiunge il dispositivo di credito fiscale alle imprese (CICE) di 20 miliardi annui destinati all'incremento dei posti di lavoro, altro regalo che non ha arginato la disoccupazione, da mettere in conto nella spesa e non nell'investimento, come ideologicamente promosso da Hollande e poi da Macron. Altra "magia" della finanza, a cui la Francia contribuisce come seconda economia europea, viene fatta dalla BCE ogni mese: 30 miliardi per acquisire i titoli bancari.

La start-up En marche! che governa la Francia è culturalmente integrata alla finanziarizzazione dell'economia, persegue un modello bancario e ci descrive un mondo in cui la quantità di denaro è naturalmente limitata facendo pressione sul deficit pubblico. In sintesi, all'infermiera che si lamenta Macron dice: «i tuoi figli avranno un ospedale moderno, in cambio pagheranno meno debito» (cosa che non succederà, come si è già visto con altre economie europee ed extra-europee). Il metodo di rendere inefficace il servizio pubblico per giustificarne la privatizzazione è già operativo da anni, alla sua accelerazione il fronte sociale reagisce smontando anche il linguaggio del governo-manager.  I «trasformare», «agire», «avanzare», non sono più udibili, il totem dell'efficacia, come quello dei numeri che dettano le scelte politiche, sono caduti a pezzi. La strategia comunicativa di Macron, che pretende di produrre una rottura nella continuità dei precedenti governi, viene demolita con un détournement linguistico debordante ad ogni manifestazione o corteo e in ogni occasione di espressione pubblica dei movimenti. Il Macron letterario alle prese con la cultura del profitto, che vuole sposare Ricoeur con Rothschild, è stato bocciato.

L'equilibrio impossibile tra liberalizzazione e protezione sociale come nel caso della riforma della SNCF.

Il governo di Macron usa la retorica, ma non ha molti argomenti per contrastare le lotte che difendono lo statuto dei ferrovieri e dei lavoratori del settore pubblico, oltre il 10% dei cittadini francesi. E nessun motivo valido: il debito non riguarda i ferrovieri e le ferrovie, ma le infrastrutture ferroviarie per la rete TGV (treni ad alta velocità) che hanno depotenziato le linee regionali. La concorrenza privata che si prospetta anche per i viaggiatori, ma che di fatto già esiste per il trasporto merci, si è dimostrata fallimentare e rischiosa per via della sicurezza richiesta ma di fatto scarsamente rispettata da chi dovrebbe assicurarla privatamente.

Osservando altri esempi, si conoscono l'impennata del costo (dal 30 al 50%) delle tariffe sull'insieme della rete ferroviaria (Inghilterra) e l'abbassamento della soglia minima di prestazione del servizio (Germania). Quale argomento resta? Il diritto alla mobilità dell'utente, il futuro "cliente", come unica posta in gioco da usare e da manipolare; non il servizio, ma "il pubblico da difendere": mettere i viaggiatori contro i lavoratori.

Nel 1995, la stessa manovra con la SNCF e i dipendenti della RATP (trasporti metropolitani dell'Ile-de-France) non era riuscita, i viaggiatori si erano prima adattati, anche riscoprendo nuove strategie per contribuire alla mobilitazione, poi avevano adottato in massa alternative sia rispetto agli orari di lavoro che ai trasporti. Per oltre un mese milioni di persone avevano organizzato la mobilità facendo fronte comune: alla fine la logica della divisione sociale non era passata. E neanche la riforma.

Oggi la situazione è diversa, ma anche molto più forte la consapevolezza della perdita di garanzie primarie per chiunque utilizzi un servizio pubblico. Una cassa comune cittadina e sindacale di solidarietà con i cheminots in sciopero ha raccolto oltre un milione di euro in poco più di una settimana. 

Il governo francese riafferma con estrema violenza e senza alcuna ambiguità il programma europeo di mercificazione del servizio pubblico. A questo attacco rispondono i milioni di cittadini francesi che scendono nelle piazze dal 2015, prima frastornati dall'union sacrée e sicuritaria contro il "terrorismo", ma presto risvegliati dal frastuono del corno da caccia di Fontainebleau, più che dal flebile canto della Marseillaise.

Al calendario - molto fitto - di scioperi e mobilitazioni in ogni settore si aggiunge l' appello dell'assemblea cittadina del 4 aprile alla Bourse du Travail per "Fare la festa a Macron" il 5 maggio.

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