Sudafrica - La mattanza dei minatori di Marikana

5 / 9 / 2012

Nella zona di Marikana, Sudafrica, la polizia ha sparato contro i minatori in sciopero, che avevano delle armi tradizionali: 34 hanno perso la vita, più di 70 sono stati feriti e 270 sono stati arrestati, accusati di omicidio usando come base un principio legale conosciuto come “proposito comune”. Prima del 1994, questa notizia sarebbe stata una notizia in più da aggiungere ai massacri compiuti dalla polizia contro la popolazione nera. Il grave è che tutto questo è successo lo scorso 16 agosto, in Sudafrica, nel post apartheid.

I precedenti della vicenda datano al 2011, quando sono cresciute le proteste della comunità di Marikana contro la compagnia privata Lonmin, che si dedica all'estrazione di platino. Le uccisioni del 16 agosto avrebbero potuto essere evitate: pochi giorni prima infatti erano state assassinate 10 persone. Non c'è stato nessun intento di negoziazione – né da parte dei sindacati, dell'amministrazione di Lonmin o del governo – che avrebbe potuto disinnescare la violenza.

La produzione di platino è altamente redditizia, il che contrasta con la povertà degli operai africani che esigono un icremento salariale. In uno studio recente si segnalano i gravi effetti dello sfruttamento del platino a Marikana: economici, sociali e ecologici. Con bassi salari, i minatori sopravvivono in condizioni miserabili: denutrizione, aumento dell'AIDS, scarsità di acqua potabile, elettricità e di telefoni, brutte strade e grave inquinamento della terra e dell'acqua, il tutto colpisce in particolare i bambini.

Le radici storiche della mattanza e della povertà dei sudafricani di pelle nere come della combattività dei minatori sono molto profonde e in poche righe è impossibile completarla, ma se ne possono tratteggiare alcune linee. L'invasione coloniale è cominciata nel XVII secolo ed èsorta una società profondamente divisa e razista, basata sullo sfruttamento della mano d'opera nera. L'economia agricola dei primi coloni – di origine olandese – era precaria, con un uso della forza lavoro schiava africana. Nel XIX secolo, sono arrivati nuovi coloni britannici, che hanno spinto lo sviluppo capitalista, che è entrato in conflitto con l'economia schiavista. Nell'ultimo terzo del XIX secolo, con la scoperta dei primi giacimenti di diamanti e d'oro, il settore minerario è diventato il motore dell'economia capitalista e l'utilizzazione degli operai neri nel settore si è trasformata nell'aspetto padronale più forte dello sfruttamento razista nel paese.

Dalla conclusione della cruenta guerra tra i due gruppi di origine europea, divisa dalle contraddizioni “secondarie” ma uniti dall'interesse nello sfruttamento della popolazione nera, si è arrivati all'inizio del XX secolo alla nascita dello Stato moderno capitalista, con la riunificazione della minoranza bianca e la sistematizzazione delle millenarie pratiche raziste.

La lotta della popolazione africana contro lo sfruttamento razzista è sorta insieme a questa situazione, assumendo diverse forme, quasi sempre ignorate dagli occhi esterni. Una lotta che ha cominciato ad assumere una forma più organizzata esattamente quando nel 1912 è stato creato il Congresso Nazionale Africano (African National Congress), conosciuto come ANC, con rivendicazioni popolari che negli anni successivi si sono radicalizzate. In questa lotta hanno giocato un ruolo decisivo gli operai, principalmente del settore minerario.

Nel 1948 il sistema di sfruttamento razzista sudafricano è stato chiamato con il nome di apartheid. Le leggi sono diventate più rigide, riducendo la popolazione africana ad una moderna schiavitù senza diritti. A partire dal 1960 sono cresciute le proteste contro l'apartheid. E' proprio diquesto periodo l'accusa di “proposito comune” per responsabilizzare gli oppositori che partecipavano a manifestazioni contro il sistema in occasione di persone morte o ferite. Lo stesso principio e meccanismo d'accusa che è stato utilizzato ad agosto di questo 2012 a Marikana. All'inizio di senttembre l'accusa è stata sospesa.

A partire dal 1994, con la fine ufficiale dell'apartheid e la formazione del primo governo eletto con la formula di una persona un voto, senza importanza per il colore della pelle, la nuova classe politica ha come base l'allenza strategica tra l'ANC, il Partito Comunista e la principale centrale sindacale, conosciuta come COSATU. Questo ha implicato, trale altre cose, che i principali leaders operai hanno assunto carche politiche.

Nei primi anni dell'era post apartheid, il governo presidiato da Mandela ha avuto tra le sue priorità la riconciliazione dei differenti gruppi di popolazione ed il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nera, però evitando scelte radicali per non allontanare dal paese il capitale africano bianco. Con il secondo governo di maggioranza nera, il neoliberismo si è convertito nella base della politica economica ufficiale. Questo si è tradotto in una nuova ondata di malcontento tra la popolazione nera più povera.

Sullo sfondo della mattanza di Marikana c'è una complessa rete di interessi e lotte di potere, che secondo l'Istituto per gli Studi di Sicurezza, rivela un fracasso delle istituzioni-sindacali, dei servizi di inteligence e della polizia tra l'altro, e l'assenza di una leadership a favore della popolazione nera, con l'accentuazione delle diseguaglianze sociali, visto che a parte alcune persone nere che si sono arricchite la maggioranza della popolazione nera continua a vivere in condizioni miserabili.

COSATU ha sofferto di fratture, in parte anche come riflesso di scontri tra le figure legate al governo e si dice che ha perso forza a livello nazionale. Il governo ha iniziato una investigazione sui fatti e nel discorso ufficiale si difende il diritto alla vita e si rimprovera l'azione della polizia. Il fatto che i minatori scioperanti portavano armi tradizionali dimostra la profonda disperzaione di fronte alla loro situazione, mentre la polizia continua a comportarsi come nell'era dell'apartheid: con la repressione violenta.

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