Turchia - Il “sì” non sarà legittimato, Sendika.org non sarà silenziato!

20 / 4 / 2017

Apprendiamo da fonti dirette dell'ennesimo abuso di potere da parte delle forze di polizia turche. In seguito al voto di domenica scorsa, è in atto una nuova campagna di silenziamento della stampa che apertamente non supporta il regime di Erdogan. Gli amici di SENDİKA - www.sendika.org da anni si battono contro il governo dell'Akp per dare voce alle opposizioni, ai curdi e a tutte quelle istanze in ambito politico, sociale, culturale e ambientale che i media di regime coprono. Dopo l'arresto, nei giorni scorsi, di alcuni reporter che coprivano le manifestazioni per il No, questa mattina anche uno dei capi redattori della testata online Ali Ergin Demirhan è stato arrestato e la sua abitazione perquisita. Ormai è chiaro che l'esito referendario servirà ad Erdogan per un ulteriore stretta sulle opposizioni e sulla stampa indipendente. In Turchia sono ormai oltre 200 i giornalisti rinchiusi nelle carceri di Erdogan; dal 10 aprile anche un giornalista e blogger italiano, Gabriele del Grande, è detenuto in isolamento. Abbiamo tradotto un articolo/appello uscito su Sendika, chiedendo l’immediata liberazione di Ali Ergin Demirhan e di tutti i giornalisti detenuti.

Il “sì” del referendum del 16 aprile non ha legittimazione, questa è l'opinione di almeno metà della popolazione, sostenuta sia dal diritto internazionale sia dai valori democratici fondamentali. Dai nostri posti di lavoro e nelle strade, resistere al fascismo con le nostre penne, telecamere, tastiere e parole è la più legittima delle proteste, nella storia ed al giorno d'oggi. Nessuno dubiti sul fatto che continueremo a scrivere e dimostrare quale sia la verità e che non abbandoneremo il nostro ruolo di essere la voce delle persone e di portare avanti le loro rivendicazioni.

L'operazione orchestrata dal presidente Recep Tayyip Erdoğan e dal suo entourage – che sta tentando di imporre un regime autocratico con un referendum illegittimo, rubando il “no” di decine di milioni di persone attraverso la Commissione elettorale suprema (YSK) – contro i sostenitori del “no” ha colpito questa mattina presto anche la redazione di Sendika.org.

Ali Ergin Demirhan, direttore della sopracitata testata giornalistica, è stato arrestato durante un raid mattutino, meno di 24 ore dopo aver scritto: «Perché dovremmo permettere che ci rubino alla luce del sole il risultato del referendum che noi abbiamo vinto? Perché dovremmo permettere alla follia di Erdogan, che deve finire, di andare avanti ottenendo un ulteriore riconoscimento e quindi un maggior potere attraverso un referendum rubato?».

Formalmente il direttore è stato arrestato con l'accusa di «organizzazione di proteste sui social media, nel tentativo di rappresentare il risultato del referendum come illegittimo» e di «incitamento all'odio ed oltraggio a pubblico ufficiale, sulla base della sua posizione».

Hanno imposto un regime autocratico con il reiterato stato di emergenza. L'Akp ha usato tutte le risorse che aveva a disposizione per indirizzare i voti sul Sì  (Evet) e ostacolare il No (Hayır) attraverso le menzogne pubblicate sui media sostenitori del regime. Hanno definito “traditore” e “terrorista” metà del Paese, mentre minacciavano i sostenitori del “no” con coltelli, pistole, manganelli, detenzione e con la guerra civile. Come è stato mostrato dal nostro sito, con notizie dai quattro angoli del Paese, hanno adoperato ogni trucco del mestiere – violando persino le loro stesse leggi – per assicurare il “sì” usando la YSK [Commissione elettorale suprema, ndt]. Dopo, senza alcuna vergogna, ci hanno accusato di «cercare di rappresentare il risultato del referendum come illegittimo».

Questo è un promemoria, nel caso in cui qualcuno si sia dimenticato.

Come Sendika.org ci siamo auto-finanziati ed auto-organizzati per 16 anni, senza mai chiedere alcun finanziamento statale. Ci sosteniamo attraverso donazioni e l'aiuto dei tanti solidali, e tutto il nostro lavoro è volontario. Abbiamo negli anni sviluppato diverse collaborazioni, dai professori agli studenti universitari, dai sindacalisti ai lavoratori non organizzati, scrittori volontari, traduttori volontari, reporter volontari; seguendo una linea editoriale di una direzione collettiva.

Nell'ultimo anno e mezzo, il nostro sito è stato bloccato 31 volte. Prima del referendum, è stato bloccato 17 volte in 17 giorni. Ogni volta non abbiamo perso un secondo per ritornare online e continuare il nostro lavoro. Di fronte agli attacchi fascisti, abbiamo fatto quello che occorre fare nella battaglia contro il fascismo: abbiamo continuato a dire la verità.

Almeno il 50% delle persone – cioè, decine di milioni – denunciano il fatto che il risultato del voto non sia legittimo; così come lo affermano il diritto internazionale e i valori democratici fondamentali di uno Stato. Quindi noi dovremmo rimanere in silenzio?

Nessuno dubiti che continueremo a scrivere, a dire e mostrare la verità, qualsiasi essa sia, e che non abbandoneremo il nostro ruolo di essere la voce delle persone e di rispecchiare le loro rivendicazioni.

Sia il referendum che il suo risultato sono illegittimi e non si può tacciare ciò con arresti e oppressione! Così come non abbandoneremo il nostro ruolo di voce del popolo.

La battaglia per la libertà di stampa e il diritto all'informazione è una dei fondamenti nella lotta per i diritti democratici in Turchia. Dalle nostre scrivanie o nelle strade, resistere al fascismo con le nostre penne, telecamere, tastiere e parole è la più legittima delle proteste, nella storia e ogni giorno.

Per ogni notizia che diamo, per ogni storia che pubblichiamo, per ogni video o immagine che condividiamo dalle strade, agiremo sapendo che tutto ciò è parte integrante della lotta del popolo per la democrazia.

Esortiamo tutte le organizzazione della stampa, tutti i mezzi di comunicazione che Erdogan cerca di chiudere e, ovviamente, i volontari di Sendika.org a continuare a continuare a sostenerci.

Chiediamo il rilascio immediato del nostro editore, Ali Ergin Demirhan, di tutti i giornalisti che sono stati arrestati nel tentativo di raccontare la verità, e di tutti i cittadini che sono stati arrestati perché sostenevano e sostengono apertamente il "no".

Sendika.org non sarà ridotto al silenzio!

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