Processo Costituente

In Catalogna si sviluppa la proposta politica di una suora e un economista.

30 / 10 / 2013

Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, ma è necessario tentare. E questo è precisamente quello che si sta facendo per mezzo di un Processo Costituente, guidato  dalla suora benedettina Teresa Forcades e dall’economista Arcadi Oliveres, insieme a molte altre persone. Creare una coscienza sociale, mobilitarsi, promuovere una disobbedienza civile e costruire un’alternativa politica che si ribelli a coloro che monopolizzano il potere.

Il suo obiettivo è di costruire un nuovo strumento politico-sociale basato sull’auto organizzazione popolare, leale verso coloro che sono in basso, e in grado di contribuire, nella diversità, alla sinistra sociale e politica nel suo insieme. All’orizzonte, se le cose funzioneranno, esso esprime il desiderio di partecipare alle prossime elezioni per il Parlamento Catalano, con un’ampia lista di candidati, risultato della necessaria confluenza di molte persone, alcune attualmente  all’interno ed altre all’esterno del Processo, che aspira a trasformare lo scontento sociale in una maggioranza politica e a stabilire le basi per promuovere un processo costituente che ci permetta di dotarci collettivamente  di un nuovo quadro politico a servizio della maggioranza.

Alcuni diranno che questo è utopistico,  ma lo è ancora di più,  dal mio punto di vista, pensare che coloro che ci hanno portato all’attuale situazione di crisi, da cui, a proposito, hanno ottenuto benefici sostanziali, ce ne faranno uscire. Rompere con lo scetticismo, l’apatia e la paura è la sfida che abbiamo davanti. Sapere che “possiamo” è il primo passo per ottenere vittorie concrete.

Da quando, nell’aprile scorso, il Processo Costituente è diventato noto al pubblico, l’appoggio che ha ricevuto è stato ampio. Il Processo si è collegato ad ampi settori della società che percepiscono, nell’attuale contesto della crisi, l’urgente necessità di cambiare le cose. Molte persone senza troppa esperienza politica o organizzativa, si sono identificati con un discorso che fa appello a qualche cosa di  essenziale : la giustizia.

Altri attivisti sociali hanno visto nel Processo uno strumento per andare oltre la sola mobilitazione sociale e per considerare una prospettiva politico-organizzativa di cambiamento. Due anni dopo l’emergenza del movimento 15M, molti percepiscono che indipendentemente dall’occupazione di banche, case vuote, supermercati,  ospedali.. chi è al potere continua ad applicare una serie di misure che ci fanno sprofondare nella miseria assoluta. Basandosi sulla indispensabile lotta nelle strade, senza la quale non esiste un cambiamento possibile, il Processo Costituente propone, allo stesso tempo,  una sfida al regime politico-economico, e anche alle istituzioni, per cambiare il sistema “occupando” queste istanze e per restituirle alla maggioranza sociale per mezzo di un processo costituente.

Sicuramente non ci sono formule magiche ma esperienze  come i processi costituenti in America Latina (Ecuador, Bolivia o Venezuela), o più vicina a noi, l’Islanda, malgrado i loro sviluppi    discutibili, sono esperienze da considerare in modo profondo , non per imitarle, ma per imparare dai loro successi ed errori. In Catalogna il dibattito sulla questione nazionale e sull’indipendenza apre un’opportunità, come mai avremmo potuto immaginare, per essere in grado di decidere…e di decidere  su tutto.

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