Un cambio epocale in quattro atti

Di maggio in maggio, il collasso del regime apre ad una nuova epoca, riuscirà Podemos a soddisfare le aspettative?

23 / 1 / 2015

Abbiamo ritenuto interessante tradurre questo articolo tratto dalla rivista indipendente spagnola "Diagonal" del novembre 2014 (articolo originale) che ripercorre la storia di Pomedos con alcune interviste.

Traduzione a cura di Zeno Rocca.

di Martín Cúneo, redazione di Diagonal

Tre giorni prima dell'ultima notte di Halloween  il presidente dell'Unione delle imprese elettriche, Eduardo Montes, dichiarava di essere atterrito dalla proposta di Podemos di legare il costo della bolletta al potere d'acquisto della popolazione. Che fosse per l’avvicinarsi della notte dei morti o per la diffusione dell'ultimo sondaggio CIS, che colloca la formazione di Pablo Iglesias al primo posto nelle intenzioni di voto diretto, la paura pareva diffondersi nella “casta”.

Un giorno prima della Notte del Diavolo, la banca inglese Barclays poneva tra le principali minacce all'economia la crescita di questo partito di “ultrasinistra.

Alimentata da quello che è stato chiamato “ottobre nero”, con una media di cinque incriminazioni al giorno, un'inchiesta di Metroscopia dichiarava Podemos come prima forza politica del Paese. Se per El Pais Pablo Iglesias figura come secondo leader più conosciuto dagli spagnoli, l’unico giudicato positivamente, il sondaggio CIS non ha nemmeno considerato il leader di Podemos figura sulla quale porre domande.

Cambio epocale”, “momento storico”, “accelerazione della storia” sono state alcune delle formule utilizzate per descrivere ciò che è successo negli ultimi anni. Una storia nella quale i movimenti sociali hanno giocato e dovranno giocare un ruolo chiave, secondo tutti gli intervistati di questo reportage. 

Un racconto che si compone di quattro atti: tre maggio e un novembre.

Maggio 2011

Il 15 maggio 2011 spiazzò la maggior parte dell'attivismo spagnolo, assicura a Diagonal il sociologo e scrittore Cesar Rendueles, autore di Sociofobia “Sicuramente si stavano muovendo cose che non siamo stati in grado di vedere, dinamiche che risalgono alle mobilitazioni per il diritto alla casa. Il 15M ci colse tutti in contropiede”. Altro elemento che non fu immediatamente percepito erano i cambiamenti sociologici che si stavano sviluppando dal basso, niente di meno che la creazione di una nuova “maggioranza sociale che insisteva nell'autodefinirsi classe media o classe medio-bassa, una grossa fetta di popolazione precarizzata, ancora aggrappata a cose ormai insostenibili per il capitalismo globale: le promesse di sviluppo, vita stabile, lavoro sicuro.

L’idea che questa maggioranza sociale dovesse convertirsi in maggioranza politica “nacque nelle piazze” dice Pablo Carmona, membro dell’Osservatorio Metropolitano e da poche settimane portavoce di Ganemos Madrid. “Quello che prima del 15M si manifestava in maniera sconnessa, decentralizzata, settoriale, acquisisce nel 15M, nella presa delle piazze, un nuovo corpo, una nuova maggioranza sociale che si riconosce nelle richieste base del movimento: la redistribuzione della ricchezza e del potere politico, insomma democrazia e giustizia sociale.

Nelle piazze, sostiene Carmona, si stava costruendo qualcosa di più di un movimento di opposizione.“Chiunque poteva vedere come quello che stava vivendo era un’assemblea costituente. In ogni angolo di Puerta del Sol si toccavano tutti i temi, si producevano proposte, con discussioni su banche, sistema finanziario, il diritto alla casa, la sanità pubblica, l’educazione, i problemi ambientali e di consumo”.

Questo cambio di marcia in termini di consenso sociale, nel quale il 15M è stato cruciale secondo Rendueles, ha prodotto l’allargamento di nuovi movimenti. 

Gala Pin fa parte del gruppo promotore di Guanyem Barcelona e fu dall'inizio nella PAH (la piattaforma contro gli sfratti). L’attivista catalana definisce la PAH come “il più potente movimento degli ultimi decenni” soprattutto per la capacità di oltrepassare i limiti di ciò che prima si considerava impossibile. “Quello in cui è riuscita la PAH, con migliaia di sfratti e pignoramenti bloccati, nessuno lo considerava possibile… questa forza collettiva che dimostra la PAH dice si que se puede!, dice che sono le persone che possono cambiare questa situazione, che abbiamo molto più potere di quello che ci hanno fatto credere”.

Nonostante il dibattito sulla creazione di un partito che contendesse direttamente il potere politico fosse presente fin dai primi giorni del 15M, esso non si sviluppò molto. Per larghe parti del movimento, dice Carmona “dotarsi uno strumento elettorale voleva dire giocare una partita in cui si sarebbe perso il protagonismo collettivo”.

Superando questo “blocco” nel cuore del movimento, prima il Partito X nel dicembre 2012 e successivamente Podemos hanno raccolto almeno in parte le domande sociali  del 15M, della PAH e delle “mareas”. Hanno saputo anche dar voce alle critiche alla casta politica ed economica con grande efficacia, per quanto riguarda Pablo Iglesias, nel chiamare a raccolta questa maggioranza sociale attraverso i grandi mezzi di comunicazione e i social network.

Maggio 2014

Alle elezioni europee del 2009 il Partito Popolare e il Partito Socialista raccoglievano l’81% dei consensi. Nelle elezioni del maggio 2014, insieme arrivarono appena al 49%: il bipartitismo è apparso ferito a morte. Podemos si è imposto come terzo partito con l’8%. 

Anche se vari gruppi legati ai movimenti sociali stavano lavorando alla costruzione di candidature dal basso a livello municipale, i risultati delle europee hanno avuto un impatto innegabile, secondo Pablo Carmona. Ada Colau si era dimessa settimane prima da portavoce della PAH  per “appoggiare e partecipare ad un processo ampio che progetti un vero cambiamento nel modo di fare politica”. Un mese e mezzo dopo, il 26 giugno 2014, presentava Guanyem Barcelona. 

Nel giro di due giorni a Madrid nasceva Ganemos, sorta dal Movimento per la Democrazia. La formula di Ganemos non ha faticato ad espandersi in buona parte della Spagna, adottando forme diverse: da vere e proprie piattaforme cittadine a “mareas blancas” di Izquierda Unida.

“Abbiamo visto che se non facciamo noi la politica la fanno loro per noi e senza di noi” dice Gala Pin. Per Carmona la sfida istituzionale lanciata da ampi settori del movimento si deve “alla difficoltà di trovare una via d’uscita definita per continuare a rendere sempre più profonda quella crisi del sistema politico che gli stessi movimenti hanno aperto”. Con una certezza condivisa da tutti “l'insieme delle istituzioni può sopravvivere in maniera quasi autonoma, sorda alle rivendicazioni sociali, senza il bisogno di esserne permeato, prestare attenzione ne' tanto meno modificare le proprie posizioni”.

Il caso Barcenas, lo scandalo dei corsi di formazione in Andalusia, la corruzione del clan Pujol, l’Operazione Punica hanno fatto affondare i vecchi partiti nelle inchieste giudiziarie. Per Carmona la cosa va molto al di là della semplice corruzione “Tutti hanno capito che non erano altro che scambi di favori. Lo svelamento della stretta connessione tra potere politico e finanziario dimostra come non viviamo in una vera democrazia e che non basta sostituire i disonesti con gli onesti, ma che c’è bisogno di costruire  meccanismi democratici di controllo, trasparenza, decisione che coinvolgano l’insieme dei cittadini”.

Rafael Cabral è stato uno dei volti più conosciuti della PAH di Madrid. A metà ottobre si è iscritto a Podemos. Per questo avvocato qualunque partito che voglia vincere le prossime elezioni “non ha altra scelta che soddisfare le rivendicazioni dei movimenti per la casa”.

Oltre al blocco degli sfratti e la depenalizzazione dell’occupazione di case sfitte, molte altre richieste dei movimenti per il diritto all'abitare e delle “mareas” sono state raccolte nelle cinque risoluzioni più votate dall'Assemblea Si Se Puede di Podemos. Nonostante ciò, la presenza di queste proposte nelle risoluzioni di Podemos ha generato alcune critiche da settori di movimento che hanno accusato la nuova formazione di annacquare le rivendicazioni e ignorare alcuni temi che sono stati bandiera delle lotte fino a questo momento, come il rifiuto di ripagare il debito.

Guiomar Morales della Plataforma de Auditoria Ciudadana de la Deuda (PACD), racconta a Diagonal come fino ad una settimana prima dell’assemblea di Podemos gli autori delle risoluzione avessero mostrato totale sintonia con quello che questo collettivo rivendica dal 2011: la realizzazione di un audit cittadino per non pagare i debiti illegittimi. “Quando uscì la risoluzione sul debito fu uno shock, era come se si fossero spostati al centro”. Anche se la risoluzione include un audit cittadino per determinare quale parte del debito è illegittima dal “no pagamos” si è passati ad una proposta di ristrutturazione del debito, un termine troppo ambiguo per l’economista. “Ad un neoliberista una ristrutturazione può anche andar bene, di fatto ristrutturazione è quello che han fatto in Grecia e durante le crisi del debito in America Latina negli anni ’80 e ‘90”.

Più sorprese ancora sono state Nieves Salobral  e le decine di attiviste femministe, molte delle quali volti storici del movimento, quando hanno scoperto che la risoluzione alla quale avevano collaborato che si occupava di democrazia intesa come parità tra uomo e donna, rimaneva al sedicesimo posto, molto distante dai cinque documenti selezionati dall'assemblea.

“C’è scarsa sensibilità ai problemi di discriminazione delle donne”, dice a Diagonal. Soprattutto quando la crisi, secondo questa insegnante e attivista, sta colpendo in modo particolarmente violento le donne, con il ricadere sulle loro spalle di tutto quel lavoro extra che i tagli a sanità, pubblico impiego, mense, hanno rimesso alle singole famiglie”.

Per Rafael Mayoral, membro di Podemos, un progetto politico a carattere maggioritario deve trovare “un minimo comune multiplo”. La chiave è la domanda: “ci sono dei punti in comune che ad oggi sono maggioranza sociale e che allo stesso tempo prospettino la necessità di porre fine a questo regime politico?”. Secondo lui questi punti ci sono: “la costruzione di una democrazia che abbia per obiettivo il compimento completo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, qualcosa di impossibile attualmente con questa politica”.

Alcune critiche da parte dei movimenti non sono solo osservazioni parziali, ma al progetto nel suo complesso. Così lo spiegava il professore e scrittore Carlos Taibo in un’intervista a metà ottobre. “Credo che chi pensa che iniziative come questa siano portatrici di novità si stia sbagliando. Abbiamo già avuto possibilità di tastare con mano fino a dove permettono di arrivare. In ogni caso mi pare che bisogna marcare la distanza da progetti di matrice socialdemocratica, del tutto privi di lungimiranza e che non minano la logica di fondo del capitalismo. Promuovono certo una discussione interessante e legittima sul sistema politico, il bipartitismo, la corruzione ma non approcciano quel sistema economico che sta alla base di quello politico”.

Secondo Rendueles “le cose sono così degenerate che la normalità, le istanze più moderate hanno ormai un potenziale sovversivo e questo è pericoloso, corriamo il rischio che il neokeynesismo piccolo borghese appaia come il nostro orizzonte di lotta. Abbiamo necessità di costruire movimenti sociali molto vitali e potenti che portino questo orizzonte più in là, che ci permettano realmente di aspirare a qualcosa di più”.

Maggio 2015

Il documento politico approvato dal congresso di Podemos alla fine di ottobre ha fatto chiarezza sulla strategia rispetto alle elezioni comunali e regionali di maggio. Alle comunali non ci saranno liste di Podemos, “se in due o tre sui 8177 comuni si facesse qualcosa di sbagliato la maggioranza dei media non esiterebbe a farne icona del marchio Podemos” spiegano nel documento. Laddove ci saranno iniziative a livello cittadino che “si inseriscano nella stessa breccia di Podemos”, avranno tutto l’appoggio logistico e mediatico del partito. Dove queste non ci saranno Podemos promuoverà “raggruppamenti di elettori”. Anche se non porteranno le insegne di partito, Podemos fornirà candidati a queste piattaforme cittadine; il caso più noto è quello di Juan Carlos Monedero per Madrid, che saranno eletti attraverso primarie aperte. Non saranno appoggiati candidati della vecchia politica o espressione di sommatorie di sigle, qualunque esse siano.

In ambito regionale, Podemos si prepara alle elezioni in 13 comunità autonome come “un voto anticipato verso il cambiamento politico in Spagna”. I candidati correranno con i simboli del partito, anche se viene lasciata la possibilità di decidere mediante un voto aperto se correre con il proprio simbolo o inseriti in coalizioni diverse. 

Sulla possibilità di realizzare il cambiamento a partire dalla dimensione municipale e regionale, Mayoral ricorda il fallimento della legge antisfratti di Izquierda Unida, della quale il Tribunale Costituzionale ha sospeso gli aspetti più innovativi. “Un solo strumento non è sufficiente. Non c’è una bacchetta magica. Non dobbiamo dimenticarlo: ci sono oligarchie incrostate negli apparati statali che difendono i loro interessi e sono estremamente potenti”.

Per Pablo Carmona l’importante è “capire che non sono solo i politici a governare; nel neoliberismo le forze economiche partecipano a parità di condizioni all'ambito politico”.

Questa mancanza di sovranità è particolarmente grave riguardo al tema dell’indebitamento, ad iniziare dall’articolo 135 della Costituzione “imposto dalla Troika”, ricorda Carmona, “che obbliga le amministrazioni pubbliche ad obbedire alle condizioni poste dall’indebitamento”. Sono già molti i municipi che hanno dato il via ad audit cittadini e hanno dichiarato illegittima parte del loro debito, come ad esempio Badalona o Moron de la Frontera, ma in nessun caso si è andato oltre ad una delibera.

Novembre 2015

Se non ci saranno elezioni anticipate, si aprono due grandi scenari.

1. Come ha proposto Felipe Gonzalez il PP e il PSOE stringono un patto per “mandare avanti il paese”, così come suggeriva l’editoriale di El Pais il 2 novembre, giorno del sorpasso. “Il futuro non è già scritto, ma c’è da prepararsi ad un possibile scenario di governo multipartitico, anche ad un fronte di Stato”. Un patto tra i protagonisti del bipartitismo che fonti da Podemos non vedono come una cattiva ipotesi: renderebbe ancora più evidente la vicinanza tra i due partiti e la loro contiguità all’elite economica.

2. Podemos vince le elezioni politiche e Pablo Iglesias giura sulla Costituzione come nuovo Presidente, con la stessa formula utilizzata alle europee, “perché i cittadini la cambino per riconquistare la propria sovranità”. E poi? E’ applicabile il programma dei movimenti per la casa e delle “mareas” nel contesto dell’UE e dell’economia neoliberista?

Rafael Mayoral non ha dubbi riguardo le rivendicazioni sul tema della casa. “Qualunque governo potrebbe farlo alle condizioni legali attuali per mezzo di modifiche legislative. Ora, che nessuno pensi che si possa realizzare solo con un decreto. Arrivato il momento, o il movimento sarà là a sostenere queste misure o queste misure non avranno seguito. I settori depredatori della società opporranno resistenza”. Dal canto suo il sociologo Inigo Errejon, del comitato promotore di Podemos, afferma che l’influenza dei movimenti in un futuro governo di “unità popolare” sarebbe limitata in quanto “sono permeati di una cultura della resistenza che non li obbliga a inserirsi nella discussione concreta su come si fanno le cose al governo”.

Nello stesso documento di Podemos, si condiziona la capacità trasformatrice che potrebbe avere un teorico governo Iglesias agli effetti della ristrutturazione del debito. Nell’ipotesi che la Spagna riesca con successo a rinegoziare con i creditori, si potranno trasferire risorse al soddisfacimento delle necessità basilari della popolazione. Nel caso in cui nella ristrutturazione prevalgano gli interessi dei creditori, come è capitato per la Grecia, così come riconosce il testo stesso approvato dall’assemblea di Podemos, non si risolverebbe il problema del debito, spalmandolo semplicemente nel tempo, condannando l’economia spagnola ad una situazione di dipendenza e sottosviluppo.

“Capisco cosa si vuole dire, anche a me spaventa l’idea di star appoggiando un nuovo PSOE. Chiaro che Iglesias potrebbe trasformarsi in un altro Felipe Gonzalez”, dice Cesar Rendueles, “però mi spaventa anche il contrario. E’ un rischio? Possiamo fallire? Certo che possiamo fallire, certo che ci possono ingannare, le garanzie appartengono ad un altro ordine di realtà”.

Rendueles condivide l’idea di una carta fondamentale dei movimenti sociali come “garanti”, ma sottolinea come sia una sfida tutta da costruire. “Dobbiamo aver chiaro che partiamo da un contesto sociologico completamente devastato. Questo è stato il neoliberismo, devastazione sociale”.

Secondo Carmona l’unica garanzia possibile sono i metodi democratici, la trasparenza e la facoltà di revocare i mandati e le leggi. “Tutte le candidature si basano su un codice etico che comprende un limite allo stipendio, al mandato e tutta una serie di meccanismi che vengono dal presupposto che quelli che staranno là non faranno bene per loro virtù morale ma a seguito della trasformazione del modo di fare politica”.

Gala Pin, di Guanyem, si dimostra ottimista. “Qui c’è un immaginario collettivo che sta dicendo che siamo di fronte ad un cambio epocale i cui protagonisti non sono loro, siamo noi”.

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