Dalla “Marcha” alla “Gira”, il nostro cammino al fianco delle comunità zapatiste

24 / 2 / 2021

Il 24 febbraio di vent’anni fa partiva da San Cristobal de las Casas, Chiapas, Messico, la “Marcha del Color de la Tierra”, con la quale per la prima volta il movimento zapatista usciva dalla Selva Lacandona accompagnato da migliaia di attivisti e attiviste provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo della marcia era arrivare a Città del Messico per far rispettare gli Accordi di San Andres a un governo che da una parte parlava di pace e di accordi con la "controparte" zapatista ma dall’altra nulla faceva. 

Già da molti anni, l'esplosiva entrata in scena "dei piccoli uomini e donne di mais" nel panorama rivoluzionario mondiale, aveva assunto il ruolo di guida e ispirazione di un movimento globale che vedeva nella lotta alla globalizzazione dei mercati il punto di convergenza generale. La marcia del colore della terra, a soli pochi mesi dalle giornate di Genova, fu un volàno incredibile per quella importante stagione di lotta.

Tra i tanti partecipanti alla marcia, c’eravamo anche noi dei centri sociali del nordest, con le nostre Tute Bianche che ben presto divennero del “color de la tierra”, ad accompagnare e a scortare la Comandancia in quel lungo viaggio verso la capitale messicana. Furono due settimane intense in cui ci contaminammo completamente con los rebeldes zapatistas, che legarono in modo indissolubile le nostre vite e le nostre esperienze politiche. 

Quando guardiamo indietro nel tempo siamo sempre tentati di rivivere i ricordi come qualcosa di indimenticabile e soprattutto irripetibile, qualcosa che non sarà possibile eguagliare in bellezza e in emozione. In questo modo, però, rendiamo il passato come qualcosa di migliore e concentrandoci su questo dimentichiamo di costruire nel presente i nostri ricordi del futuro. 

A distanza di vent’anni, rivivere i ricordi della marcha non può essere solo uno sterile esercizio di memoria ma deve necessariamente penetrare nella realtà in cui viviamo. Questo perché quei ricordi sono storia viva, storia che ha proseguito nel suo cammino, di qua e di là del grande oceano, dove migliaia di attivistə e di insurgentes continuano la lotta contro il sistema capitalista. Sono passati vent’anni, ma quella storia non è finita, niente è andato perduto, ma tutto si è sedimentato nella memoria, tutto si è costruito sopra quella esperienza. 

Vent’anni, un katùn. Secondo la concezione maya il tempo si articola proprio in cicli ventennali. Un tempo che è paragonabile visivamente al caracol iconico degli zapatisti, una spirale che avvicina e connette gli eventi del passato e del presente, simili ma diversi. Un tempo che congiunge le lotte del passato con quelle odierne e consente di immaginare nuove strategie di resistenza alle aggressioni del modello capitalista neoliberale. Nel 2001 gli zapatisti erano consapevoli che la marcia avrebbe dato inizio ad un nuovo capitolo: per l’ultima volta chiesero l’applicazione di quegli accordi usciti dalla trattativa con lo Stato, da quel momento in poi decisero di applicarli unilateralmente. 

Oggi ci apprestiamo quindi a intraprendere un nuovo cammino di lotta ancora una volta al fianco della rebeldia messicana: è la “gira zapatista” che la prossima estate porterà una delegazione di zapatistə proprio qui, nel vecchio continente dei conquistatori per un viaggio a ritroso, e nel tempo, alla ricerca non delle tante cose che ci dividono ma di quelle poche, ma assolutamente fondamentali che ci uniscono: «la consapevolezza che non è possibile riformare questo sistema, educarlo, attenuarlo, limarlo, addomesticarlo, umanizzarlo».

Il percorso è dichiaratamente impervio, ma parte dalla certezza che ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide. Oggi le parti si invertono: sono trascorsi vent’anni dall’inizio di quella marcia che segnò un cambio fondamentale nella strategia civile zapatista e questa volta saranno loro ad attraversare l’oceano e a raggiungere l’Europa. Dal cammino iniziato nel 2001 il movimento zapatista iniziò il percorso di costruzione e sistematizzazione della propria autonomia che portò alla nascita dei primi Caracoles nel 2003.

All’interno delle comunità zapatiste da allora si è avviato un ricambio generazionale che coinvolge tutte le istanze dell’autonomia e oggi numerose compagne e compagni che compongono le Juntas de Buen Gobierno e le commissioni, sono nate e cresciute in ribellione. La redistribuzione agraria e la gestione comunitaria delle risorse, l’autonomia educativa e sanitari, la prassi assembleare attraverso la quale si dispiega il processo democratico zapatista nei suoi vari livelli, non costituiscono obiettivi utopici da raggiungere ma rappresentano per questa generazione la realtà concreta che hanno vissuto e dalla quale muovono per costruire nuovi cammini. 

Nuovi percorsi che hanno rinsaldato la partecipazione di coloro che nel 2001 avevano attraversato l’Atlantico per marciare assieme agli zapatisti e che oggi, assieme alle nuove generazioni, costruiscono questa nuova esperienza. Chissà, forse è proprio questo cambio di presupposti e di prospettive che ha dato origine a questa nuova utopia zapatista. Una delegazione che viaggerà in Europa muovendosi dalla consapevolezza che per costruire un mundo donde quepan muchos mundos sia imprescindibile il confronto e lo scambio reciproco di esperienze e pratiche di resistenza. 

Una delegazione che ci obbliga a riflettere sul significato di tale iniziativa. Ci porta ad interrogarci sulla motivazione che spinge gli zapatisti a impegnarsi in uno sforzo tanto titanico per portare oltre oceano 160 tra compagne e compagni, in un momento in cui le comunità vivono una nuova fase di pressione militare costante e attacchi politici legati allo sviluppo dei mega progetti.

La “proposta per la vita” che ci arriva dal Chiapas, ha già ottenuto un primo grande risultato nel grado di partecipazione e coinvolgimento ottenuto in tutte le realtà sociali ed europee. Le compagne e i compagni zapatistə non sono ancora arrivati ma hanno già ottenuto risultati importanti rispetto alla costruzione di reti e di decisioni collettive. Inoltre, molti di coloro che avevano relegato lo zapatismo a una parentesi storica, hanno potuto comprendere come tale esperienza abbia proficuamente proseguito la propria resistenza arrivando addirittura a inaugurare una fase che potremmo definire di espansione. 

Così gli zapatisti si muovono verso l’Europa non solo per conoscere ciò che ci unisce, ma probabilmente anche per stimolare la nascita di legami e reti di resistenza nazionali e internazionali che possano coordinare la propria azione e, senza ricorrere a modelli universali ed esportabili, concorrano con le proprie modalità e strategia alla lotta al modello capitalista neoliberale. L’arrivo della gira rappresenta un grande privilegio, ossia la possibilità di osservare la realtà dei movimenti sociali europei da una prospettiva esterna facendo così fiorire la riflessione su obiettivi e pratiche condivise su cui impostare le lotte future.

Vogliamo celebrare dunque questo importante pezzo della nostra storia con le storie di chi ha vissuto la marcia zapatista ma anche con chi, in questi mesi di difficile lavoro politico nel contesto della pandemia, sta costruendo l’accoglienza alla delegazione zapatista e facendo questo sta costruendo reti di ribelli che lottano e sognano. Nei prossimi giorni grazie alla collaborazione tra gli/le attivistə dell’Associazione Ya basta! Êdî bese! e le redazioni di Radio Sherwood e Global Project pubblicheremo una serie di interviste dei partecipanti alla marcia corredate da immagini in esclusiva. 

Questo percorso storico si concluderà l’11 marzo quando a prendere parola saranno coloro che in questi mesi si sono assunti l’impegno e l’onore di organizzare l’accoglienza zapatista, accompagnata dalla ripubblicazione in formato digitale grazie a Tele Radio City del nostro libro collettivo sulla marcia, “La settima chiave”.

«Da uno dei ponti di dignità che unisce i cinque continenti».

Le compagne e i compagni dell’Associazione Ya Basta! Êdî bese!

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** Pic Credit: Massimiliano Dittadi, Associazione Ya Basta! Êdî bese!, 24 febbraio 2001, “Marcha del Color de la Tierra”.

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