Qatar 2022 e lo sfruttamento dei lavoratori

27 / 9 / 2018

Nel dicembre del 2010 il comitato esecutivo della FIFA decise che i mondiali di calcio del 2022 si sarebbero giocati in Qatar, una scelta che ha destato sin da subito parecchie perplessità. All'epoca gli ispettori incaricati dall'allora presidente del massimo organismo calcistico, Blatter, avevano classificato il Qatar al nono e ultimo posto tra i paesi candidati ad ospitare i Mondiali, prendendo in considerazione oltre alle difficilissime condizioni climatiche, anche numerosi altri fattori, come ad esempio il fatto che l'emirato non avesse che uno stadio a norma e non fosse noto per il rispetto dei diritti dei lavoratori.

Dall’esito di quella votazione la FIFA ha iniziato a traballare: Blatter è stato squalificato fino ad ottobre del 2021 e nel maggio dello scorso anno La Foundation For Sport Integrity (FFSI), guidata dal presidente Jaimie Fuller, ha deciso di scoperchiare il vaso di Pandora troppo a lungo tenuto chiuso della FIFA, e dopo aver annunciato l'intenzione di combattere il marcio all'interno di tutte le alte sfere dello sport, per restituire a quest'ultimo quell'integrità ormai da tempo perduta, ha fatto avere a SunSport l'anteprima di un fascicolo che promette di scuotere il mondo del calcio dalle fondamenta.

Nel dossier, il cui scopo iniziale era quello di documentare quanto successo intorno al voto del 2010 che assegnò i mondiali al Qatar, sarebbero presenti prove relative a oltre trent'anni di malaffare e corruzione da parte della FIFA, un comportamento sempre crescente che sarebbe culminato in quello che in molti definiscono "il voto più vergognoso della storia": il 2010. Blatter nel frattempo, in una sua biografia, ha messo per iscritto come secondo lui andarono le cose: «Il comitato esecutivo aveva un’intesa: la Coppa del Mondo 2018 doveva andare alla Russia, quello dopo agli Usa. Era un ponte ideale: le nazioni che erano state in guerra fredda per anni venivano riunite dal calcio, e invece i piani saltarono.

In Francia comandava Sarkozy che faceva affari con l’allora principe ereditario del Qatar, oggi emiro, Tamim bin Hamad al Thani. I due si diedero appuntamento per una cena all’Eliseo e convocarono Platini, allora presidente Uefa e nel comitato esecutivo della Fifa, che sosteneva la doppia assegnazione Russia-Usa. Finito l’incontro Platini mi chiamò: “Sepp, ho un problema e se ce l’ho io ce l’hai anche tu. Sarkozy mi ha chiesto di votare per il Qatar e mi ha detto che anche i miei amici devono andare in quella direzione”. Non ero d’accordo, ma alla fine ha vinto comunque il Qatar. Il presidente Obama non era arrabbiato. Gli inglesi, loro sì che si arrabbiarono e se la presero con me».

Intanto, nonostante l’ombra della corruzione sulla scelta del Qatar, i lavori per la costruzione degli stadi sono iniziati immediatamente nel 2010 e proseguono tuttora spediti. Saranno costruiti undici stadi, di cui nove ex novo. Il Khalifa International Stadium di Doha è già stato ultimato tra mille polemiche. Per gli operai che hanno lavorato alla sua costruzione le condizioni di vita sono state assurde: alloggi squallidi e sovraffollati, mancanza di salario per diversi mesi e confisca del passaporto. Secondo alcune stime – tutt'altro che ufficiali e rimaste ferme al 2015 - sarebbero già morti più di 1.200 operai e di questo passo il numero globale totale di raggiungere quota 4 mila decessi prima del fischio di inizio. I numeri sembrano assurdi ed è difficile che vengano confermati visto che nel paese il livello di schiavitù è altissimo. In Qatar infatti la schiavitù è ancora legale e sopravvive con l'istituto della kafala, una sorta di fideiussione personale che riguarda i lavoratori stranieri e li lascia in balia dei loro datori.

Lo sceicco Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani, pressato dalla Fifa dopo la diffusione sui media della denuncia di Amnesty International secondo cui gli operai-schiavi sarebbero diventati 2,5 milioni entro il 2022, si è effettivamente mosso per abolirla, ma la situazione è davvero cambiata? In merito, nell'ultimo report della Ong pubblicato nel febbraio 2018 si legge: «Pur evidenziando alcuni progressi ottenuti nei progetti relativi alla Coppa del mondo di calcio del 2022, osservatori di terze parti hanno tuttavia individuato abusi sui lavoratori migranti da parte di tutte e 10 le imprese appaltatrici sulle quali avevano indagato».

Amnesty riporta che «la disputa con gli Stati vicini ha avuto ripercussioni su alcuni lavoratori migranti. I lavoratori con i salari più bassi sono stati colpiti in maniera sproporzionata dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari. I lavoratori impiegati nel settore alberghiero e del turismo hanno denunciato di essere stati costretti a prendere periodi di ferie prolungati non retribuiti. Ad alcuni lavoratori stranieri sono state cancellate le ferie annuali e sono stati revocati i permessi d’uscita dal Paese».

L'organizzazione per i diritti umani in questi giorni ha affermato che lavoratori di Nepal, India e Filippine hanno 1700 euro di arretrati, non pagati dalla società metalmeccanica Mercury Mena, una cifra che per alcuni dei lavoratori rappresenta l'equivalente di 10 mesi di stipendio. Amnesty sostiene che il mancato pagamento dei salari abbia letteralmente rovinato le vite di queste persone. L'organizzazione ha prodotto il suo rapporto dopo aver intervistato 78 lavoratori della compagnia, ma si stima che potrebbero esserci centinaia di persone coinvolte. La Fifa ha prontamente commentato definendo il rapporto "fallace", e sostenendo che "non è in alcun modo collegato alla Fifa e ai Mondiali 2022".

Oltre il danno però anche la beffa! Sì perché questi lavoratori si sarebbero addirittura trovati bloccati in Qatar, a migliaia di chilometri da casa, senza denaro e non sarebbero riusciti a lasciare il Paese, poiché le leggi locali impongono ai lavoratori di ottenere un permesso di uscita sottoscritto dal loro datore prima di andarsene, datore di lavoro che tra l’altro non opera più in Qatar.

Mancano ancora quattro lunghi anni al mondiale del 2022, ma già dal primo momento della scelta le polemiche sono state tantissime. Nonostante ciò si è comunque deciso di assegnare i mondiali al Qatar. In questi ultimi due anni organizzazioni come Amnesty, ma non solo, hanno più volte denunciato le situazioni assurde con cui i lavoratori impegnati nella costruzione degli stadi sono costretti a fare i conti, ma nonostante tutto la FIFA continua a tirarsene fuori e prende le distanze da tutto ciò che sta accadendo in Qatar.

Sappiamo benissimo quanto il calcio, e soprattutto le competizioni internazionali, sia la cornice e il business il quadro, ma non possiamo più tollerare questi atteggiamenti, per questo inizieremo sin da subito a denunciare e tenere una lente d’ingrandimento su tutto quello che succederà fino al prossimo fischio d’inizio del mondiale in Qatar.

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