Quella che va in scena in Qatar non è la festa del calcio ma del capitalismo fossile

26 / 11 / 2022

La giornalista argentina Dominique Metzger è rimasta esterrefatta quando negli uffici della polizia dello sceiccato – nell’ala riservata alle donne, ovviamente, perché da queste parti tutto è rigorosamente diviso per genere! – gli agenti le hanno chiesto come voleva che fosse punito il borseggiatore che le aveva rubato il portafogli. “Io sono rimasta a bocca aperta: mi hanno chiesto se volevo che il tribunale lo condannasse alla prigione, se dovevano espellerlo dal Paese (il ladruncolo era un immigrato, nda) o che altro. Ho risposto che mi bastava riavere il mio portafogli”. L’incredibile di questa vicenda, come ha sottolineato la collega in un suo post sui social, è che la polizia credeva di farle un favore, di mettersi in bella mostra con una giornalista straniera. Una giornalista che magari nei suoi articoli avrebbe sottolineato come nel Qatar la giustizia funzionasse egregiamente! La paradossale vicenda, al contrario, testimonia solo come nello sceiccato la parola “diritti” non abbia semplicemente nessun significato. Le terrificanti condizioni in cui i lavoratori migranti sono tenuti da schiavi nelle aziende e nelle case dei padroni qatariani sono solo una diretta conseguenza di questa totale assenza di diritti mescolata ad un bel po’ di razzismo nei confronti dello straniero. 

Le associazioni per i diritti umani hanno denunciato la morte di 6500 lavoratori, per lo più indiani, nepalesi e bangla, per la realizzazione di questo Mondiale di sangue. Le autorità del Qatar hanno risposto che i decessi sarebbero “solo” 35, mentre gli altri decessi sarebbero dovute a non meglio specificate cause naturali. Cause naturali come quel disgraziato che è schiattato in camerata dopo turni di lavoro di 20 ore sotto il sole del deserto E la Fifa ci ha pure creduto. O ha preferito far finta di crederci. Ma siano più di seimila o “solo” una trentina, è innegabile che il rispetto dei diritti umani – per non parlare di quelli delle donne! – abbiano ancora un lungo percorso da fare prima di essere presi in considerazione in questo Paese.

La domanda allora è questa: perché assegnare i Mondiali di calcio proprio al Qatar? La risposta è semplice: per i soldi. Tanti, tanti soldi. Questo che sta andando in scena nel Paese degli sceicchi passerà alla storia come il mondiale delle bustarelle e degli investimenti miliardari. Che il calcio non fosse più solo passione e pallone, ma un giro d’affari da… sceicchi lo avevamo capito da tempo. Il Qatar si è solo inserito nell’andazzo generale investendoci denaro a badilate. Non ha dovuto faticare più di tanto a far “dimenticare” ad una Fifa che gli manco solo di quotarsi in borsa, i lavoratori morti ammazzati nella costruzione degli stadi e pure a far spostare i calendari dei campionati di tutto il mondo perché, sotto il sole del deserto, si può giocare solo a Natale. E anche a proibire, pena espulsione immediata, una semplice fascia arcobaleno attorno alle braccia del capitano.

E’ cominciato così il Mondiale più ricco di tutti i tempi. Secondo il sito Money – che di soldi se ne intende! – la Fifa incasserà per l’intera kermesse la bellezza di 6,5 miliardi di dollari. Tanto per fare un esempio, l’ultimo Mondiale ha portato nelle casse della federazione “solo” 4 miliardi di dollari. E poi, ci sono gli indotti per le nazionali partecipanti, anche questi in forte crescita, gli sponsor, i diritti televisivi, il marketing come la vendita dei biglietti e dei gadget. 

“In totale – leggiamo su Money – l’evento muoverà qualcosa come 17 miliardi di dollari, più o meno il costo di una manovra finanziaria!” E continua: “Di fronte a queste cifre, ecco che organizzatori e Federazioni hanno chiuso più di un occhio sulle accuse piovute negli ultimi anni sul Qatar”. 

Insomma, anche se sul campo prenderà – come mi auguro – una vagonata di gol, la nazionale del Qatar il suo Mondiale lo ha già vinto: quello dei soldi. Quello del greenwashing invece, Il Qatar se lo sta giocando con la Cop egiziana, tanto per ricordare un altro Paese dove i diritti umani sono carta straccia. 

L’ambiente infatti è la seconda vittima sacrificale di questo Mondiale.

I colleghi giornalisti che stanno seguendo le partite non hanno potuto esimersi dal partecipare ai tour organizzati dalle autorità del Qatar che gli ha fatto ammirare pannelli fotovoltaici ultimo modello, eleganti auto elettriche ed altre meraviglie tecnologiche per dimostrare quanto il loro Paese sia “verde”. Nei comunicati ufficiali, il Qatar fa un gran vantarsi di aver compensato tutte le sue poche emissioni con i famosi crediti di C02. A parte tutte le critiche che potremmo fare sul sistema delle compensazioni, viene facile immaginare come uno Stato che è una cassaforte di dollari e un pozzo di petrolio, come il Qatar, non faccia nessuna fatica ad acquistare crediti dai Paesi messi alla fame da quegli stessi dollari e petrolio. Ma anche a voler accettare il discutibile sistema delle compensazioni, la pretesa dei qatariani che si vantano di aver organizzato il primo mondiale neutrale dal punto di vista delle emissioni è una balla stratosferica. Basta pensare ai sette super stadi costruiti ex novo con tanto di infrastrutture a sostegno, il mantenimento del manto erboso sotto il sole del deserto che richiedono oltre 10mila litri d’acqua al giorno, i semi fatti arrivare dagli Stati Uniti in contenitori a climatizzazione speciale. 

Wired, in un capitolo dal chiaro titolo “Specchietto per le allodole” ha spiegato che il Mondiale del Qatar “in totale produrrà circa 3,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica, secondo il rapporto ufficiale della Fifa sulle emissioni di gas serra. Si tratta di 1,5 milioni di tonnellate in più rispetto alla precedente edizione in Russia del 2018”.

Il fatto è che i “conti” sulle emissioni li hanno tirati giù gli sceicchi, utilizzando evidentemente lo stesso pallottoliere con il quale quantificano i diritti umani e i morti sul lavoro, senza che nessun organismo terzo ci abbia potuto metter mano. “Gli organizzatori – sottolinea sempre Wired – hanno creato un proprio sistema, chiamato Global carbon council, sollevando preoccupazioni in merito alla trasparenza e alla legittimità.”

Anche associazioni come Carbon Market Watch hanno evidenziato tutte le manchevolezze delle ottimistiche dichiarazioni degli sceicchi sulle reali emissioni del Paese:” L’indagine che abbiamo condotto sulle prove a disposizione getta seri dubbi su queste affermazioni, che probabilmente sottostimano i veri livelli di emissioni e l’impatto climatico del torneo”. Soltanto le emissioni imputabili alla costruzione degli stadi, secondo Carbon Market Watch, sarebbero sottostimate di almeno di otto volte.  

In altre parole, il Qatar se ne frega dell’ambiente pressappoco come se ne frega dei diritti umani. Il che non impedisce che anche il nostro Paese, ci faccia dei gran affari. Anche grazie ai Mondiali, lo scambio commerciale dell’Italia verso il Qatar ha registrato nei primi otto mesi dell’anno in corso, un aumento del 140% rispetto agli stessi mesi del 2021, raggiungendo i 4 miliardi di dollari. Esportiamo abbigliamento di alta moda, pregiati prodotti alimentari, macchine e soprattutto… armi! Voce questa che nei bilanci viene sempre etichettata col termine di “tecnologia di difesa”! Tanto per non farci mancare la giusta dose di ipocrisia.  Ma se l’Europa questo inverno potrà rimanere al caldo dei termosifoni, ha spiegato l’Aie, Agenzia internazionale dell’energia, lo farà soprattutto grazie alle esportazioni di gas e di petrolio dal Qatar. Questo è anche il motivo per il quale, al di là di qualche ammirevole presa di posizione individuale – come la nazionale tedesca i cui giocatori si sono fatti fotografare con le mani davanti alla bocca -, i Governi europei si sono ben guardati dall’esprimere severi giudizi o dal prendere drastiche prese di posizione su questo Mondiale della vergogna. Italia compresa che, tramite l’ambasciata di Doha, ha inviato i migliori auguri alle autorità qatariane per la riuscita di questo Mondiale modello rammaricandosi solo di non poter essere presente con la nostra nazionale. 

Mondiale che, come avrete intuito, col calcio, perlomeno con quel calcio che ci aveva fatto innamorare da ragazzini, non ha più niente a che fare. Ce lo spiega, efficace come una sua indimenticabile pedata, una leggenda del calcio, quello vero: Éric Cantona. “Siamo onesti: questa Coppa del Mondo non ha senso! Peggio ancora, è un abominio! Il Qatar non è un Paese di calcio! Non c’è fervore, non c’è sapore. Un’aberrazione ecologica, con tutti gli stadi climatizzati. Che follia, che stupidità! Ma soprattutto un orrore umano, con migliaia di morti per costruire questi stadi che serviranno solo per divertire il pubblico presente per due mesi. L’unico senso di questo evento – e lo sanno tutti – è il denaro!” 

Dopo il lavoro, i diritti, la socialità e l’ambiente, il capitalismo si è mangiato anche il pallone.

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