S01e04 - L’ultimo canto della cacciatrice? Buffy venti anni dopo

Da qualche settimana sta girando il rumour di un reboot della serie cult. Dopo due decenni dalla prima trasmissione, diamo uno sguardo a quello che ha rappresentato il personaggio incubo dei demoni

21 / 3 / 2017

«Seize the moment, ‘cause tomorrow you might be dead»

[«Cogli l’attimo, perché domani potresti essere morta»]

È notte, due ragazzi rompono la finestra di un liceo situato in una cittadina non troppo famosa (e immaginaria) della California. Siamo alla fine degli anni Novanta, lo stile dei vestiti e la musica non possono tradire alcuni tratti caratteristici dell’epoca. Lei ha una faccia pulita, è bionda e raffigura tutto quello che si può immaginare della ragazza della porta accanto delle villette periferiche californiane; lui ha un giacchetto di pelle, la faccia da bullo e quell’espressione sicura da uomo che “comanda la situazione”. Si avventurano per i corridoi del liceo: probabilmente è stata un’idea di lui per fare colpo sulla ragazza, che sembra impaurita e poco convinta dell’escursione notturna. Sbam. Un rumore li impaurisce: che qualcuno li abbia scoperti? Subito il ragazzo, con il suo fare da macho, rassicura la ragazza. Ecco – pensava lo spettatore di quegli anni -, è chiaro che adesso lui aggredisce e uccide la ragazza, la classica bionda che non sopravvive mai nei film horror. Ma, una volta rassicurata, la ragazza si gira verso di lui con dei denti aguzzi, degli occhi rossi e subito si attacca al collo dello sventurato. A questo punto entrano i titoli di apertura della serie televisiva, aperti dall’immagine di una luna piena accompagnata dall’ululato di un lupo subito interrotto dall’introduzione di un motivo punk-rock anni Novanta (composta appositamente dalla band Nerf Herder).

Così si apre la prima stagione di Buffy The Vampire Slayers nel lontano marzo del 1997, esattamente venti anni fa. Una serie nata dal genio di Joss Whedon (che adesso tutti si ricorderanno per The Avengers e Agents of S.H.I.E.L.D) dopo l’inequivocabile fallimento del film, prodotto cinque anni prima, che non portò a niente di buono. L’idea di trasporre la narrazione in una serie, un genere di narrazione che sul piccolo schermo stava proprio esplodendo in quegli anni, è invece risultata epocale: la serie è diventata in poche stagioni un vero cult, tanto da influenzare anche l’accademia, i corsi di arti visive e di studi culturali con i cosiddetti Buffy studies. Ma perché Buffy è stata importante? Cosa ci hanno voluto dire il regista, gli autori e gli attori in sette anni di trasmissioni? Se si scava oltre la superficie della serie horror, urban-fantasy e d’azione, si scoprirà la varietà di temi toccati che va dal femminismo all’esistenzialismo, passando per la questione del potere, della crescita e delle relazioni.  

Welcome to the Hellmouth

Buffy inizia proprio così: con un’inversione di tutti gli stereotipi cinematografici e di immaginario a cui Hollywood aveva abituato gli spettatori, ormai in gran numero vista la fruibilità della produzione visiva e della televisione, almeno per la classe media.  La bionda benvestita  impaurita si rivela essere la vampira che uccide il malcapitato di turno. Così come la ragazza bionda a cui piace allenarsi con le cheerleader, uscire la sera con gli amici, dare appuntamento ai ragazzi e aggiornare il suo guardaroba con l’ultima moda, in realtà piuttosto che un libro o un mascara potrebbe tirarti fuori dalla borsa croci, acqua santa, paletti e spade. Joss Whedon si è proprio immaginato così il personaggio di Buffy Summers (Sarah Michelle Gellar): il più grande stereotipo della “donzella in pericolo” che, però, si rivela avere la stessa forza emotiva e fisica di uno dei più classici supereroi – senza, tuttavia, farsi assorbire da un universo maschile. Il personaggio di Kitty Pride degli X-men, a detta dello stesso Whedon, è servito per avere ispirazione. L’esempio dell’eroina che sacrifica la sua esistenza per la causa militare è completamente rifiutato dalla serie televisiva. Buffy, come Kitty Pride, fa vedere che si può benissimo prendere a calci nel sedere i mostri senza rinunciare a tutte le cose che vuole fare un’adolescente, da quelle più quotidiane a quelle più particolari.Tutti i tratti che per l’epoca sono associati ad una giovane donna non sono assolutamente negati da Buffy, ma anzi sono ripresi in maniera originale per farli essere allo stesso tempo armonici e in costante contraddizione con il suo destino. Sì, perché Buffy – un nome che doveva risuonare come il più inoffensivo possibile - è la prescelta, colei che per destino è stata chiamata a combattere le “forze del male” e, per questo, possiede della abilità sovrannaturali, come la super-forza, un’agilità sovraumana, un’abilità naturale ad usare le armi, una particolare attitudine psichica dell’inconscio (tipo sogni premonitori). La Cacciatrice (un nome che tradotto in italiano non rende slayer, che vorrebbe dire “uccisore”) ha il compito-missione di proteggere la comunità in cui vive dall’avanzata dei demoni di qualsiasi forma e ispirati a qualsiasi mitologia dei vampiri, dei licantropi, ecc. Per fare tutto questo è accompagnata da un Osservatore spedito appositamente da un Consiglio che si occupa da secoli di far proseguire la stirpe delle Cacciatrici. Nella cittadina di Sunnydale Buffy, trasferitasi a forza dopo aver dato fuoco alla palestra del suo vecchio liceo a Los Angeles, si troverà ad essere seguita da Rupert Giles (Anthony Stewart Head), il cui accento inglese pacato ed educato va a stonare parecchio con l’irriverenza, l’accento prepotentemente californiano e lo stile di vita da teen della ragazza. In un certo senso, l’uomo è l’incarnazione delle stereotipo dell’acchiappa-mostri dell’Ottocento, quello che si può vedere già nei penny dreadful (cit.) e nei romanzi gotici inglesi come Van Helsing del Dracula di Bram Stoker, il Frankestein di Mary Shelley, l’avvocato Utterson del Dottor Jekyll e Mister Hyde  di Stevenson oppure le novelle di Edgar Allan Poe con protagonista Dupin. Un uomo tutto di un pezzo che segue razionalmente i casi che gli si presentano. Buffy, invece, è la storia del presente che irrompe in quella tradizione; è una ragazza di sedici anni che, come tutte, non solo vuole pensare al suo dovere, ma anche proseguire con i suo interessi da adolescenti e superare tutte le difficoltà, le paranoie, le paturnie e gli ostacoli che la crescita ti pone davanti. Proprio questa sorta di doppia vita della protagonista è oggetto soprattutto delle prime stagioni e causa di non pochi conflitti personali e intersoggettivi. Come fare a rendere, quindi, questa complessità senza scadere nel dualismo stile l’Uomo ragno? Anche Peter Parker è un adolescente nel quale si ritrovavano milioni di americani, eppure la sua vita da supereroe viene sempre posta come un sovrappiù che, alla fin fine, è incompatibile con l’esistenza quotidiana. La potenza di Buffy, invece, è stata quella di rappresentare un continuum: non esiste la sfera privata “del lavoro” (per quanto super-precario e assolutamente gratuito, come può essere una Cacciatrice) separata dal resto della vita “pubblica” e assieme agli altri. Ogni mostro che viene affrontato, ogni demone da sconfiggere, ogni trama maggiore che muove una stagione è una metafora di un problema che tutti, chi più e chi meno, devono affrontare. Una madre si impone così tanto sulla figlia da non farle avere una vita propria? In Buffy diventa una strega che possiede e scambia il suo corpo con quello della figlia. Una ragazza incontra un ragazzo via chat senza averlo mai visto in faccia (altro che MSN, qui siamo nel ’97!)? È in realtà un demone che possiede l’intera rete. Le bravate della vita giovanile sono state nascoste sotto al tappeto? Ecco che tornano lasciando dietro di sé una scia di cadaveri. Tua madre trova un nuovo fidanzato con cui non vai tanto d’accordo? Magari è un robot che, alla fine, cercherà di ucciderti. Non sai cosa fare stasera, se parlare o meno con la persona che ti interessa? Cogli l’attimo, perché se sei la Cacciatrice potresti essere morta domani. 

Ma c’è di più. Buffy non è neanche la classica eroina solitaria, individualista. Certo, essere la Cacciatrice coglie bene quel lato esistenzialista apportato da Whedon, quello per il quale tutti siamo irriducibilmente un corpo singolare che crede di dover caricare sulle proprie spalle tutto il peso del mondo. In alcuni momenti sembra che questa descrizione prevalga in Buffy. Ma se guardiamo bene oltre la superficie, lei può letteralmente sopravvivere e portare avanti la lotta perché è in grado di creare attorno a sé una comunità, una rete fidata di amici/che e alleati/e con i quali condivide tutto. Il trio dell’amicizia che crea con Willow Rosenberg (Alyson Hannigan) e Xander Harris (Nicholas Brandon) è formidabile, perché dà l’immagine di una famiglia basata sui rapporti di reciprocità scelti e non imposti. Con la sua scooby gang la ragazza californiana condivide tutto, dalle delusioni amorose fino alle più minuziose strategie per sconfiggere il Big bad di turno. Proprio come Buffy i due amici inseparabili non ricalcano alcuno stereotipo. Willow è una nerd esperta di informatica e con un curriculum scolastico eccellente che, nel corso delle stagioni, scoprirà sempre di più il suo lato oscuro, da quella che sarebbe potuta essere (come non scordarsi la sua Doppelgänger?) a quella che effettivamente diventerà, cioè una delle più potenti streghe al mondo. Da sottolineare che proprio sul suo personaggio si darà una delle prime rappresentazioni realistiche dell’amore lesbico, distaccato da qualsiasi stereotipo e immaginario narrativo. Xander, invece, è l’amico fidato che presto perde la sua innocenza da ragazzo sfigato del liceo per acquisire il ruolo di colui che si cura degli amici, che ne capisce le ferite emotive provando a ricucirle. Insomma, in un serie televisiva in cui il personaggio che rappresenta la forza è una donna, l’uomo si trova a fare quel lavoro di cura che la storia non gli ha mai riservato (se non per i servi). E, bisogna dire, nella serie esce fuori proprio bene andando oltre la tecnica della semplice inversione. Non ci possiamo scordare, poi, dell’amato Angel (David Boreanaz), vampiro colpito da una maledizione che lo fa essere buono. Con lui Buffy sperimenterà il primo amore e la delusione di essere lasciata, nonché lo stalking e l’ossessione che la versione cattiva del personaggio avrà per lei. Per non parlare del rapporto di attrazione/repulsione che la Cacciatrice prova per Spike (James Marstress), direttamente proveniente dal mondo punk e, nelle ultime stagioni, un cattivo pentito. 

Più che sorgere sulla Bocca dell’Inferno (Hellmouth), Sunnydale sembra essere stata costruita sulla voragine della vita, quella che ti trascina verso tante gioie e tanta disperazione allo stesso tempo. Quella che può anche lasciarti da solo. Unica regola per sopravvivere: continuare a lottare con gli altri. È proprio questo che fa di Buffy una Cacciatrice in controtendenza anche nei confronti della stessa mitologia della serie (il Buffyverse): rifiutare la solitudine che dovrebbe accompagnarla, cioè la metafora ultima dell’esistenza. 

Potere e femminismo

Il successo di Buffy è dovuto alla varietà dei problemi esistenziali che presenta sotto forma di metafora, i quali si sviluppano coerentemente con l’età anagrafica della protagonista. Dalle paturnie più intimamente adolescenziali si passa ai problemi dell’età adulta. Una dea imbattibile anche per la super-forza di Buffy si presenta proprio nel momento in cui avviene l’impossibile: la malattia e la morte della madre, con la conseguente presa a carico della sorella. L’inevitabilità del tempo e della sorte che si abbatte su chi pensa di avere in mano il proprio destino. Tra tutte le tematiche trattate, però, quello che più contraddistingue la serie è indubbiamente il femminismo. A detta dello stesso regista, che ha più volte dichiarato di considerarsi un femminista e di dovere a sua madre questo insegnamento, Buffy rompe tutti gli schemi non solo per come si presenta, ma anche per le scelte che fa. 

Procedendo con ordine, la ragazza riceve i suoi poteri perché un gruppo di uomini, millenni fa, decide di imprigionare una donna facendole assorbire l’essenza di demone. Da quel momento in poi tutte le Cacciatrici condividono la stessa vita solitaria sottoposta all’attenzione di un Osservatore, una figura paternalista che decide sulla vita delle giovani. La profezia vuole che in ogni generazione ci siano più donne che potenzialmente hanno il potere di diventare Cacciatrici, ma solo una ottiene effettivamente l’incarico e i poteri quando muore quella precedente. Buffy si trova così costretta in questo destino solitario dalla sua natura, sulla quale sono poi stati costruiti convenzioni e ruoli di genere. Ecco, lo sviluppo delle stagioni porterà all’emancipazione finale da questo schema. Per prima cosa Buffy decide di non lavorare più per il Consiglio degli Osservatori, un gruppo di damerini inglesi (prevalentemente uomini) che comanda senza muovere un dito. Non si può parlare di emancipazione dal potere in generale: Buffy è consapevole del fatto che è lei a detenerlo, che loro esistono solo perché lei li ha legittimati dando loro il consenso. In secondo luogo, Buffy rifiuta anche il matriarcato, cioè la presenza spirituale delle vecchie Cacciatrici, della loro eredità, che vorrebbero imporle codici e doveri. Il compimento della parabola avviene però nell’ultima puntata in assoluto, quando l’unica Cacciatrice decide di spezzare – tramite il potere di Willow, una donna molto più potente degli uomini di millenni fa - la profezia che la vuole sola condividendo i suoi poteri con tutte le donne che potrebbero essere Cacciatrici. Buffy si disfà della sua stessa natura, agisce su se stessa per riprendere in mano il suo destino e, attraverso questo, costruirne un nuovo assieme a tante e tanti altri. Nel memorabile discorso che fa Buffy si legge: 

«Ora viene la parte dove tutte dovete fare una scelta. E se voi poteste avere quel potere? In ogni generazione, solo una Cacciatrice nasce perché un gruppo di uomini morti millenni fa ha deciso così […] Io dico di cambiare le regole. Dico che il mio potere…dovrebbe essere il nostro potere […] D’ora in poi ogni ragazza che potrebbe essere una Cacciatrice, sarà una Cacciatrice. Ogni ragazza che potrebbe avere il potere, avrà quel potere; che potrebbe alzare la testa, alzerà la testa. Cacciatrici…tutte noi. Fate la vostra scelta. Siete pronte ad essere forti?»

La storia delle Cacciatrici è una storia di empowerment, di esercizio di un potere usato contro ogni rapporto di forza. La cosa interessante è che non si dà mai una fine: la libertà non è un termine da raggiungere una volta per tutte, ma è una continua lotta che si vince passo dopo passo, quasi senza mai vederne un termine. Perché, proprio come in Buffy, dietro l’angolo c’è sempre un demone della vita che cercherà di farci piegare la testa.

Non sappiamo bene se Buffy avrà mai un’altra stagione televisiva (oltre a quelle a fumetti, a cura di Whedon, che hanno proseguito la storia). Indubbiamente, come hanno testimoniato su twitter milioni di persone cresciute negli anni Novanta per il ventesimo compleanno della serie, c’è ancora molto seguito. Che si voglia o non si voglia, Buffy ha lasciato il segno. Staremo a vedere se qualcun altro riuscirà mai a competere con l’eroina “su cui i mostri hanno gli incubi”. Perché l’ultimo canto della Cacciatrice non è ancora stato fatto da nessuno. 

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