London calling – seconda puntata

Che cosa resterà delle Olimpiadi?

La cosiddetta “eredità sociale” dei Giochi nei quartieri investiti dal grande evento di Nicola Montagna *

27 / 7 / 2012

L'East End, sede dei Giochi olimpici, è la patria delle contraddizioni e, di conseguenza, l'espressione migliore della Londra contemporanea. Innanzitutto, è una zona ampia e dai contorni non ben definiti. Si estende dalla City di Londra, il cuore della finanza globale, e Shoreditch, zona di clubs, vita notturna e ravers, e finisce a Stratford, nella municipalità di Newham, dove è stato costruito il villaggio olimpico e si trova Westfield, il più grande shopping centre d'Europa. Da sud verso nord, parte dalla riva nord del Tamigi ed arriva al confine meridionale di Hackney, quartiere storicamente operaio e di sinistra, ed uno dei luoghi dove le rivolte del 2011 sono state più violente.

All'interno di questo perimetro si trovano alcune dei locali più alla moda di Londra, la “vecchia” City finanziaria e quella nuova che ha sede nella torre di Canary Wharf, gallerie d'arte importanti come la White Chapel Gallery e decine di altre, minori ma molto attive, ed operano nel settore dell'Information Technology 3.000 imprese che impiegano 50.000 persone. Ma allo stesso tempo, nell'East End si trovano in numero elevato alcune delle comunità etniche più svantaggiate, come quella bengalese, mentre Tower Hamlets e Newham, dove la popolazione white british è il 32% circa, sono due tra le zone più deprivate del Regno Unito in termini di reddito, occupazione, salute, ed altri indicatori che indicano il benessere di una popolazione.

In questi mesi ed anni si è parlato molto della cosiddetta legacy, dell'eredità che le Olimpiadi lasceranno su un'area che, come si è visto, è molto diversificata al suo interno, ha alti tassi di disoccupazione e racchiude aree di disagio sociale tra le più alte del paese. Secondo i sostenitori dei Giochi l'impatto sarà positivo per le popolazioni locali che potranno godere di un'area rigenerata da nuove infrastrutture, trasporti, impianti sportivi ed abitazioni, il 35% delle quali ad un prezzo calmierato, che equivale all'80% dei prezzi di mercato.

I critici ritengono invece che finora l'impatto sia stato negativo, la costruzione delle sedi dei giochi ha coinvolto pochissimo o nulla l'economia locale, e il futuro utilizzo degli impianti sportivi resta un'incognita. Inoltre, anche quelle abitazioni che verranno messe sul mercato a prezzi calmierati, se mai accadrà, in ogni caso avranno costi che la maggioranza della popolazione locale non potrà permettersi.

Per il momento l'impatto sociale ha avuto un saldo negativo. Per fare spazio alle sedi olimpiche, non si è costruito solo su siti industriali abbandonati ed in condizioni di sfascio, ma sono state sgomberate case, aziende, impianti sportivi ed espulse dall'area centinaia di persone. Games Monitor, una rete di attivisti che in questi anni ha seguito con occhio critico la costruzione del Villaggio olimpico ed il suo impatto sociale, ha fatto un parziale censimento delle “eredità” che finora possono essere attribuibili alle olimpiadi. Tra queste si possono menzionare la chiusura del Clays Lane Peabody Estate e la rimozione dei suoi 425 abitanti e quella di due siti di Gypsy e Traveller, con conseguente espulsione degli occupanti. Ma probabilmente, l'effetto negativo principale sarà la distorsione del valore delle case nelle immediate vicinanze del Villaggio olimpico e quindi l'abbandono dell'area da parte di chi non potrà reggere i nuovi prezzi.

Come tutti i grandi progetti legati ad eventi sportivi di questo tipo, anche in questo caso i maggiori beneficiari non saranno certo le popolazioni locali, e tanto meno la composizione sociale a più basso reddito.

* docente di sociologia – Middlesex University - Londra

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