Report Assemblea Unitaria di Movimento (22 aprile, Roma)

Dal blog assemblea10marzo.noblogs.org

28 / 4 / 2018

Domenica 22 aprile, all’interno dello spazio occupato di Officine Zero a Roma, si è svolta l’assemblea unitaria di movimento che ha fatto seguito alla riunione organizzativa del 7 aprile, e che si inserisce nel solco del percorso intrapreso con l’assemblea tenutasi ad Ancona dopo la manifestazione antirazzista di Macerata. L’assemblea ha visto la partecipazione di decine di realtà territoriali provenienti da tutte le parti d’Italia che, a partire da alcune proposte di tematizzazione ed organizzazione, si sono espresse sulla possibilità di mantenere vivo questo spazio di discussione. La funzione che esso dovrebbe sviluppare nelle aspettative di chi ha partecipato non è infatti quello di comporre un luogo di rappresentanza o un contenitore generalista, ma piuttosto quello di creare uno spazio di organizzazione e dialogo ‘senza rete’ tra le varie realtà autonome. Il minimo comune denominatore è d’altro canto contrastare l’avanzata delle forze reazionarie che, nell’arco della rappresentanza istituzionale e della governance, si fanno portatrici quotidiane di continui atti di criminalizzazione della povertà, di sdoganamento di nuove forme di fascismo, di legittimazione del razzismo istituzionale. Una vera e propria “guerra alla subalternità” che va dall’articolo 5 alle condizioni vessatorie imposte nel circuito dell’accoglienza, fino alle politiche di chiusura dei confini sia interni (come quelli di Bardonecchia e Ventimiglia) che esterni (con i respingimenti e i lager per migranti in Libia). Confini che, come molte realtà hanno sottolineato, sono ormai divenuti parte della nostra esperienza quotidiana dell’urbano, nonché asse portante dei sistemi di sfruttamento e negazione dei diritti messi in atto sul terreno dell’abitare, del lavoro, del welfare, e della più generale redistribuzione delle risorse.

Benché la mancanza, allo stato attuale, di un governo impedisca di avere un quadro politico completo e definito, è emersa la necessità di dare materialità e respiro nazionale a quell’embrione di intersezionalità ed ‘immeticciamento’ dei conflitti che ha visto nei mesi scorsi intrecciarsi nelle piazze la tematica antifascista, la tematica femminista, il protagonismo migrante, tanto negli ambiti più vertenziali e locali, quanto nelle lotte di più ampio respiro come quelle contro le grandi opere transregionali (come il condotto Tap). A partire da un’analisi della fase che ha colto la continuità nella prassi tra i vecchi governi e le nuove alchimie governative che si vanno delineando, l’assemblea ha posto l’urgenza di costruire ragionamento e mobilitazione unitaria su alcune direttrici tematiche imprescindibili che possano mettere a frutto i percorsi già avviati, nonché prefigurare una nuova sinergia politica e di azione che sappia cogliere la dinamica caotica che caratterizza questa fase per non subirla, ma rovesciarla a vantaggio dei processi di territorializzazione e confederazione dei conflitti.

A partire da questi bisogni e desideri, la tematica che ha attraversato le decine di interventi che si sono succeduti è stata quella del reddito, sia dal punto di vista dell’elaborazione politica che del terreno di lotta. Da un lato, è emersa l’urgenza di produrre nel breve periodo momenti di dibattito e confronto pubblico finalizzati alla costruzione di una ‘piattaforma del reddito’ autonoma ed immediatamente praticabile. Piattaforma che sappia tematizzare in modo inequivocabile il tema della riappropriazione, dell’universalità, dei diritti, della non-contrapposizione al salario, del rifiuto del lavorismo e del workfare, che trasformano il reddito in strumento di controllo (anziché contrasto) della povertà, come avvenuto nel caso del REI. Questo infatti è passaggio imprescindibile per riappropriarsi di un tema che è stato ‘scippato’ a fini elettorali, e per affacciarsi ad una campagna d’autunno unitaria che sappia sfidare sul terreno della povertà e dei diritti il futuro governo, quale che sia la sua composizione.

E proprio verso quest’ultimo è emersa la proposta di assumere come passaggio intermedio azioni di provocazione dell’attuale quadro politico, reclamando da subito quel reddito su cui il Movimento Cinque Stelle è stato in grado di coagulare e sedimentare il consenso delle classi sociali più impoverite. Il reddito è infatti uno dei terreni su cui ‘scardinare’ la guerra tra poveri che diversi partiti e le destre xenofobe agitano e agiscono dalle campagne elettorali nazionali, ai loro tentativi di infiltrazione nei quartieri popolari e nelle periferie. Partendo da quel protagonismo migrante e meticcio che negli scorsi anni si è dato fortemente nelle lotte per la casa e il salario, e che nel corteo Fight/Right del 16 dicembre ha trovato un proprio punto di precipitazione e visibilità. Dai magazzini della logistica ai confini territoriali, passando per i centri d’accoglienza lager, diversi interventi hanno sottolineato proposte di percorso che possano mettere a frutto i percorsi di lotta portati avanti fino ad oggi, e trovare un punto di precipitazione in diversi punti ‘critici’ come la frontiera di Ventimiglia e Bardonecchia, quanto nei singoli territori. Inoltre, e vista la composizione dei movimenti e l’impegno di diverse realtà sia sul terreno dell’antirazzismo che sul diritto all’abitare, si è posta la necessità di affrontare in modo sistematico il tema del razzismo istituzionale e delle residenze, che intrecciano emblematicamente razzismo istituzionale e criminalizzazione della povertà. A questo proposito, la cancellazione dell’Articolo 5 del Piano Casa Renzi-Lupi e l’inchiesta degli abusi di Questure e Prefettura nella gestione dei permessi di soggiorno a livello nazionale e locale è emerso come necessità per uscire dai ghetti e dalla trappola dell’invisibilità cui la mancanza di diritti (e di documenti) costringe i migranti in particolar modo, ma in generale tutti quei poveri urbani presi di mira dalle varie misure a favore del ‘decoro urbano’ come il pacchetto Minniti-Orlando.

E proprio a partire dallo slogan ‘Unica grande opera: casa reddito diritti per tutt*” si è anche sottolineato come la tematica ambientale, che da anni vede nel Paese il popolarsi di battaglie territoriali e interterritoriali, sia un terreno di lotta da assumere con forza. Questo non solo sul terreno (fondamentale), del blocco ‘fisico’ contro le grandi opere, ma anche per costruire una prospettiva di contrasto reale ai cambiamenti climatici. E’ infatti necessario, per agitare la questione di un modello di sviluppo alternativo a quello capitalista, una diversa ridistribuzione delle risorse, nonché il diritto imprescindibile dei territori all’autodeterminazione e alla rigenerazione autonoma, in contrapposizione agli imperativi della rendita e alla devastazione imposti dalle grandi opere e dagli interessi economico-finanziari.

Vista la ricchezza del dibattito e la non-pretesa di arrivare ad una sintesi perfetta di tutte le tematiche esposte, l’assemblea non ha cristallizzato tappe contingentate di mobilitazione. Nondimeno, l’assemblea ha comunque fatto propria la partecipazione a diverse tappe di confronto e di lotta che attengono a questi temi. Il portato dell’assemblea verrà messo a disposizione dell’assemblea nazionale di “Diritti senza confini” che si terrà il 28 aprile a Napoli in prosecuzione del percorso di Fight/Right. Inoltre, l’assemblea del 6 maggio che si terrà a Genova è stata assunta come tappa per organizzare nuove mobilitazioni ai confini che sappiano reclamare a Ventimiglia e altrove libertà di movimento e confini aperti contro ogni discriminazione. Su queste direttrici sarà anche articolato il 12 maggio dell’orgoglio antirazzista a Pontida, che riporta la sfida nell’ormai ex-Lega Nord. Le realtà romane si sono inoltre impegnate a dare seguito alle mobilitazioni sul tema del reddito, nonché a supportare l’iniziativa di autodifesa che vedrà gli abitanti del Camping River il 26 aprile dalle h.15 in via Tenuta Piccirilli mobilitarsi contro il tentativo di irruzione e strumentalizzazione xenofoba da parte di Casapound.

Infine, la questione internazionalista è stata assunta dall’assemblea come un terreno di mobilitazione ed organizzazione unitario. In particolare, è stata accolta la proposta di farsi portatori, a partire dalla conferenza stampa del 24 aprile e dalle iniziative nella giornata della Liberazione del 25 aprile, della campagna internazionale SiAmo Afrin. Si tratta di una raccolta fondi e beni a favore di Afrin, città nel cantone siriano del Rojava in cui negli scorsi mesi hanno trovato rifugio migliaia di rifugiati fuggiti dai territori occupati dallo Stato Islamico, e che ora si trovano sotto l’attacco feroce dell’esercito turco, nella totale indifferenza delle grandi potenze e con la complicità della NATO di cui la Turchia fa parte. La capacità pertanto di tematizzare il tema dell’opposizione alla guerra globale che ha sempre contraddistinto i movimenti autonomi, partendo dal riconoscimento del confederalismo democratico e delle sue matrici antifasciste, antirazziste, ecologiste e antisessiste come una tensione ideale, ha spinto tutte le realtà presenti ad assumere la campagna su Afrin, e la carovana che ne seguirà, come una responsabilità collettiva. Allo stesso modo, l’assemblea ha sottolineato l’esigenza di caratterizzare il 25 aprile come una data in solidarietà anche alla resistenza palestinese, che in queste settimane è stata impegnata a resistere agli attacchi dell’esercito israeliano sulle diverse tappe della Great Return March.

Bookmark and Share