Vicenza - Festival No Dal Molin - Video incontro "Dal Veneto per l'Europa. Liberiamo le autonomie locali

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Vicenza - Ilvo Diamanti al Festival No Dal Molin: "stanno distruggendo la democrazia dei territori. Sindaci, datevi una smossa"

Variati, Bettin, Moro, Perenzin, Corso e Piazza: "contro il Patto di stabilità pronti alla disobbedienza". Ecco gli interventi.

10 / 9 / 2012

L'intervento di Ilvo Diamanti al dibattito "Dal Veneto per l'Europa delle città: liberiamo le autonomie locali", partecipato da oltre trecento persone domenica 9 settembre nella Piazza dei beni comuni del Festival No Dal Molin di Vicenza, ha offerto un'analisi realistica e impietosa della crisi della democrazia rappresentativa, in cui si è inserito il confronto tra i sindaci di grandi e piccoli Comuni veneti presenti, coordinati da Beppe Caccia.

Secondo il politologo (docente all'Università di Urbino e a Paris II Assas - Panthéon), nel giro dell'ultimo anno a partire dalla vittoria dei referendum, si è affermata una irresistibile tendenza alla cancellazione del rapporto tra governo rappresentativo e territori, che erano invece stati al centro della scena politica italiana negli ultimi vent'anni. Gli stessi sindaci da "attori politici" si sono trasformati in "esattori" per conto dello Stato (vedi link all'articolo "C'era una volta il paese dei sindaci"). E' una tendenza globale che vede messa in discussione la democrazia storicamente data, come forma politica di ridistribuzione decentrata del potere. E nessuno, ha sottolineato Diamanti, ha ancora preso parola per contrastare nei fatti questo processo.

Da questo sferzante stimolo si è partiti per cercare di rispondere alla questione se sia  possibile fermare lo strangolamento finanziario dei Comuni, rilanciare un nuovo Welfare contro la crisi, difendere i beni comuni e fare dei nostri territori i protagonisti di una costruzione europea democratica e solidale.

Infatti, per affrontare la crisi, senza subire la dittatura della finanza sulle nostre vite e sulle nostre comunità, e ridistribuire invece equamente la ricchezza prodotta, servirebbero la costruzione, dal basso e anche istituzionale, di uno spazio politico europeo democratico e solidale e un forte rilancio del ruolo delle autonomie locali, come attori principali nella definizione di un nuovo possibile modello di sviluppo, ecologicamente sostenibile, e nella costruzione di un nuovo welfare, adeguato alla domanda di sostegno al reddito e di protezione dell'attuale composizione sociale.

Invece, si continuano ad offrire sacrifici umani al dio Spread, ad inasprire politiche di "rigore e austerità" che alimentano soltanto la speculazione finanziaria, bloccano qualsiasi ipotesi di sviluppo e impoveriscono settori crescenti della popolazione. In particolare, nel mirino di queste politiche europee e nazionali è proprio la capacità di spesa e il reale esercizio dell'autogoverno da parte dei Comuni, attraverso imposizioni centralistiche quali l'irrigidimento del Patto di stabilità, il taglio sistematico dei trasferimenti, la svendita dei beni comuni e la privatizzazione forzata dei servizi pubblici.

La tendenza strutturale descritta da Diamanti potrebbe essere invertita, se anche i Comuni - costruendo un rapporto diretto di comunicazione e partecipazione attiva con le comunità locali, i cittadini di cui sono la prima espressione - avranno il coraggio e la forza di produrre effettive rotture, oltre la semplice enunciazione dei propri "cahiers de doléances".

Amministratori quali il sindaco di Vicenza Achille Variati, l'assessore veneziano Gianfranco Bettin, i "primi cittadini" Paolo Perenzin di Feltre, Piera Moro di Marano Vicentino, Silvano Piazza di Silea e Francesco Corso di Baone, hanno concordato non solo sull'analisi di una drammatica situazione, sia per le finanze locali che per la possibilità stessa per le comunità locali di decidere sui propri beni comuni, servizi pubblici e uso stesso del territorio, ma anche sulla necessità di "disobbedire" alle regole insostenibili che governance europea, Stato centrale e governo tecnico impongono ai Comuni.

Se da Roma non ci saranno risposte alle richieste avanzate a luglio e ribadite domenica sera, proprio dal Veneto diversi sindaci hanno proposto di rompere, in forma condivisa e coordinata, i vincoli del Patto di stabilità. Si tratta anche di evitare che questa protesta possa essere strumentalizzata da chi, come la Lega Nord in cerca di nuova verginità, propone un improbabile e disastroso ritorno alle "piccole patrie", propagandando la chiusura egoistica e il rifiuto dell'altro come risposta alla crisi. 

E' una battaglia perciò che non riguarda solo gli amministratori, ma in cui sono in gioco le condizioni di vita di tutti i cittadini e il futuro stesso delle nostre comunità. A queste condizioni, la liberazione delle autonomie locali dalla morsa della dittatura della finanza e delle politiche di "austerity" potrebbe divenire parte costituente la costruzione di una più ampia alternativa allo stato di cose presenti.

Intervento di Ilvo Diamanti

Video completo dell'incontro

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