Le morti da uranio impoverito e la sindrome di Quirra

Manu Militari

di Antonio Musella

8 / 1 / 2010

In una guerra senza dubbio il dato che colpisce, che caratterizza l’efferatezza del conflitto e l’impatto devastante sulle popolazioni è il numero dei morti. Numeri, che significano vite umane, che danno la dimensione della barbarie della guerra.
250 morti e 1991 feriti, per cosi’ dire…Infatti questi non sono numeri di una guerra ufficiale. Non sono i dati delle recenti azioni belliche a cui l’esercito italiano ha partecipato in Iraq o in Afghanistan, ne’ tantomeno i numero dei conflitti che hanno visto protagonisti in passato i militari italiani in Somalia, Bosnia, Kosovo fino alla prima guerra del Golfo.

Sono i dati dei militari italiani morti per neoplasie, leucemie, rarissime forme degenerative, per essere stati esposti all’uranio impoverito. Morti bianche, mai ammesse dell’esercito italiano e dal Ministero della Difesa, giovani per lo più, principalmente meridionali, arruolati come esercito di riserva affamato, carne da macello senza prospettiva di lavoro nella propria terra da mandare in missioni di morte profumatamente pagate. Militari da educare all’obbedienza, alla disciplina militare, ad odiare gli stranieri in un processo costante di fascistizzazione dei corpi militari e di polizia nel nostro paese da oltre un decennio. Ma finito il lavoro sporco, quando le condizioni di salute peggiorano, quando arriva il congedo obbligatorio, questi giovani plasmati per essere macchine da guerra e ligi al rispetto degli ordini scoprono la loro vera dimensione, quella appunto di carne da macello. Abbandonati a loro stessi, abbandonati alla morte certa, senza sapere perché, senza sapere cosa li ha uccisi, ed a quel punto forse, ed in condizionale è d’obbligo, che quella formazione militare svanisce e passa la voglia di obbedire agli ordini. Peccato che hanno pagato con la vita prima di capirlo, ed hanno ripagato in vite umane trucidate in battaglia i loro stessi aguzzini.

Il 6 dicembre del 2009 il Tribunale di Roma ha condannato il Ministero della Difesa ad un risarcimento di 1,4 milioni di euro da versare alla famiglia di un militare sardo morto di tumore contaminato da uranio impoverito. È la seconda storica sentenza, che segue quella del Tribunale di Firenze meno di un anno prima che condannava la Difesa per la morte di un paracadutista che aveva operato nella missione Ibis in Somalia.

I parenti dei militari morti conducono una battaglia dal 2005 per fare emergere un vero e proprio massacro di cui non si conoscono nemmeno le cifre certe.
La Commissione d’inchiesta del Senato varata nel 2007, che vedeva Mauro Bulgarelli come vicepresidente, e richiesta dai Verdi e dai Radicali, si è trovata ad affrontare una miriade di numeri. Esistono documenti infatti che ci raccontano di 174 morti e oltre 2.500 contaminati, in cui però non sarebbero inseriti i dati dei militari reduci della guerra del Golfo, della missione in Somalia, della missione in Bosnia e tutto il personale impiegato nei poligoni, su tutti quelli della Sardegna (Capo Frasca, Capo Teulada, Salto di Quirra).

Lo stesso ex ministro della difesa del governo Prodi, Arturo Parisi, rispose in maniera contraddittoria nelle sue audizioni alla commissione d’inchiesta parlando in due audizioni separate, prima di 37 e poi di 77 morti, , mentre la Sanità Militare (GOI, Gruppo Operativo Interforze) ha indicato in 158 i casi di morte e in 1833 i casi di malattia nell’audizione del Senato del 4 ottobre 2007.
In ogni caso, come si può notare, sempre numeri diversi, cifre approssimative che nascondono per insabbiamento e per difficoltà di reperire le fonti, una vera e propria strage.
In questo l’assenza del registro dei tumori regionali continua ad essere uno dei nodi centrali. Ovvero l’assenza di un ufficio del Ministero della Salute coordinato dalle Asl che provi a comparare le cause del sopraggiunto decesso con le zone di abitazione ed i luoghi di lavoro. Non basta infatti fare un indagine sulle cartelle cliniche dove viene riportata solo la causa “tecnica” della morte, ma c’e’ necessità di censire le neoplasie e compararle con le abitudini dei pazienti a cominciare dagli habitat.
Il film, Vento di Terra, di alcuni anni fa ci racconta proprio una di queste storie, quella di un ragazzo napoletano del quartiere di Secondigliano che perde improvvisamente il padre unica fonte di reddito della famiglia. Lascia la scuola, ma non riesce a trovare un lavoro per poter mantenere l’anziana madre e la sorella. Non riesce ad affermarsi come rapinatore e decide di arruolarsi nell’aereonautica. Dopo alcuni anni la malattia si manifesta all’improvviso e lo stronca dopo pochi mesi.
Una storia non dissimile forse da quella del militare sardo oggetto della sentenza del Tribunale di Roma. Un sottufficiale dell'Esercito della provincia di Cagliari, che ha prestato servizio nel poligono di Teulada. La figlia racconta della malattia del padre una mielodisplasia linfatica degenerata in seguito, nonostante lunghe cure, in leucemia mieloide acuta, causa tre mesi fa del suo decesso.
La Commissione d’inchiesta del Senato non completò del tutto il suo lavoro a causa della caduta del governo Prodi, ed attualmente non esiste nessuna struttura con il compito di fare luce sulle morti da uranio impoverito. L’11 novembre del 2009 un gruppo di parlamentari del Pd ha chiesto al ministro La Russa con la proposta di legge n. 2912 l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato alle dipendenze dei Ministeri della difesa e dell'interno, che ha svolto il proprio servizio presso gli enti e i reparti delle Forze armate e delle Forze di polizia a decorrere dal 1980, con particolare attenzione agli effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle. Il Ministro troppo impegnato a celebrare la X Mas non avrà avuto il tempo di applicarsi a leggere i dati raccapriccianti contenuti nella proposta di legge, nonostante in buona sintesi le sentenze dei Tribunali di Roma e Firenze abbiamo ammesso che il governo italiano ha promosso l’utilizzo di armi che hanno provocato la morte dei propri dipendenti nelle forze armate poiché causano l’emissione da agenti contaminanti di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come le nanoparticelle ad esempio, senza che chi le usasse ne venisse a conoscenza.

Fin qui questa storia ci parla di storie di militari, di vittime che vengono pagate che mietere vittime, di cittadini in ogni caso, ma che avevano la possibilità di scegliere se arruolarsi con stipendi da 8.000 euro al mese nelle missioni di guerra, oppure fare la vita di milioni di precari e disoccupati nel nostro paese.
Il sottufficiale di cui sopra era in servizio presso la base di Teulada, in Sardegna.
Ed è proprio in Sardegna che le morti manu militari trovano nella colonizzazione bellica dell’isola il maggiore impatto sui civili.
Capo Frasca, Capo Teulada e Salto di Quirra sono il triangolo bellico più grande per estensione del nostro paese e tra i principali d’Europa. In particolar modo la base di Salto di Quirra è il Poligono più grande d’Europa. Nelle carte militari viene indicato come : “Poligono di addestramento interforze del Salto di Quirra alle dirette dipendenze del Comandante della 1ª Divisione - Centro Sperimentale di Volo del Comando Logistico, comprende la base e il poligono “a terra” di Perdasdefogu e il distaccamento A.M. di Capo San Lorenzo con il dipendente poligono “a mare”.
Il Poligono è composto da personale proveniente per il 50% dall'Aeronautica Militare, il 35% dall’Esercito Italiano e il 15% dalla Marina Militare, il poligono attua le predisposizioni operative, tecniche e logistiche per la sperimentazione e la messa a punto di velivoli, missili, razzi e radiobersagli.
Il Poligono, costituito nel 1956, è l’unico del genere in Italia e provvede, oltre che alla sperimentazione di missili e razzi, all’addestramento del personale delle tre FF.AA. ed alle esigenze di molti Enti Scientifici Nazionali e Stranieri che ne usufruiscono per le loro ricerche (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali dell’Università di Roma, Agenzia Spaziale Europea)”. Tra questi presunti “enti scientifici” le più grandi multinazionali delle armi del mondo che sperimentano in Sardegna le loro nuovissime armi di distruzione di massa, tutti alle dipendenze della NATO. La zona di Salto di Quirra è interessata da un incredibile tasso di mortalità per neoplasie e per un incredibile tasso di malformazioni neonatali. Qualche numero può esserci di aiuto per comprendere meglio di cosa parliamo. Come il caso della frazione di Escalaplano e delle malformazioni neonatali. Da oltre vent’anni gli abitanti vivono nel terrore. Il tasso di natalità medio è di 20 nascite l’anno ma nel 1988 ci sono state ben sei nascite “anomale”, tra le quali anche un caso di ermafroditismo. Solo negli ultimi anni i dati ci raccontano questo scenario : Escalaplano, 2.600 abitanti, 14 bambini nati con gravissime malformazioni genetiche; Quirra, frazione di Villaputzu, 150 abitanti, 32 morti per tumore, principalmente al sistema emolinfatico. Inoltre agnelli contaminati da nanoparticelle di piombo e altri metalli pesanti, api impazzite che aggrediscono gli apicoltori, persone che sentono insistenti ronzii nelle orecchie.
E’ la cosiddetta Sindrome di Quirra, un insieme di fattori di inquinamento del territorio, dovuto agli esperimenti militari, che stanno producendo un vero e proprio genocidio in una regione completamente colonizzata dalle truppe dell’esercito italiano da oltre cinquant’anni. L’inquinamento da nanoparticelle è dovuto all’esplosioni, ai colpi di armi da fuoco , da test con armi sperimentali. Esplosioni che immettono nell’arie nanoparticelle che si depositano sul terreno ed entrano nel nostro organismo attraverso la catena alimentare, come dimostrano i dati del 2007 su un gregge di 300 pecore nei pressi di Salto di Quirra, con oltre venti nate ceche.
Un’Armageddon nel sud est della Sardegna. Nonostante la pressione dei cittadini negli ultimi anni, e grazie anche ad un inchiesta di Rai News 24 di Maurizio Torrealta, gli studi promossi dal Ministero della Difesa (2002), dall’Istituto Superiore della Sanità (2004) e dalla Regione Sardegna (2005) hanno fatto di tutto per tranquillizzare ed imbonire i cittadini, arrivando perfino ad allargare a dismisura la zona di ricerca per giungere a dei dati che rientrassero nella norma.
Altre ricerche effettuate dal 2002 in poi si concentrano invece sulla ricerca di un solo agente patogeno, ovvero l’uranio impoverito, tralasciando completamente invece l’analisi di altri elementi patogeni più conformi al contesto come le nanoparticelle derivanti da metalli pesanti, e non solo : mega impianti radar, sistemi Hawk e Samp, grafite, smaltimento/stoccaggio delle armi chimico biologiche messe al bando nel 1972, ecc.ecc. Alcune indagini addirittura raccontano di patologie dovute alla presenza di una vecchia miniera di arsenico dismessa. E’ lo stesso ministro Giovanardi a dirlo in parlamento nel 2003, ignorando le analisi della Asl Cagliari 8 svolte tra il 2002 ed il 2003 sui dipendenti del PISQ (in sigla il Poligono Interforze di Salto di Quirra) le cui conclusioni ci raccontano che : “Non sono stati rilevati segni clinici o di laboratorio indicativi o suggestivi per intossicazione cronica da Arsenico”. Non solo, quando la stampa sarda gli sottolinea i dati della Asl Cagliari 8, il ministro conferma le sue posizioni ed aggiunge inoltre, ritornando sul vecchio tema dell’uranio impoverito :” Confermo che l’uranio impoverito è a rischio zero per la salute umana”.Una ricerca indipendente promossa da alcuni comitati dell’Isola ed affidata alla dottoressa Antonietta Gatti ci svela invece ciò che il governo continua ad insabbiare. In particolar modo la presenza di un campo magnetico superiore ai 3 Ghz nella zona, frutto delle attività dei radar militari, che costruisce sopra la zona di Salto di Quirra, tra Capo San Lorenzo e Torre Murtas, un maga campo magnetico causa principale delle neoplasie al sistema emofiliaco, tumori al sangue in sostanza. Il campo magnetico non è stato ancora ben definito, si sa che è superiore ai 3 Ghz ma non si sa la sua esatta intensità per una difficoltà di calcolo nella ricerca e gli esigui mezzi a disposizione dei comitati. Per poter proseguire è necessario conoscere le caratteristiche essenziali delle sorgenti dei campi osservati (ubicazione, potenza, frequenza di funzionamento, guadagno d'antenna). Tutto segreto militare ovviamente…Il cocktail mortale però si combina tra il campo magnetico dovuto all’attività dei radar del Poligono, con le nanoparticelle derivanti da metalli pesanti presenti sul territorio e frutto della sperimentazioni delle nuove armi all’interno del Poligono. La dottoressa Gatti, tra i principali esperti di nanoparticelle in Italia, e già consulente della Commissione d’inchiesta del 2006 e prima ancora ricercatrice sulle cause di morte dei militari di ritorno dai Balcani, ha consegnato agli atti del Senato della Repubblica tutta la sua ricerca, ma questo non sembra impressionare Ignazio La Russa troppo impegnato, ancora una volta, a sorseggiare birra con Ciccio Crisafulli, delfino della famiglia di ndrangheta dei Crisafulli di Quarto Oggiaro come ripreso da Paolo Berizzi in Bande Nere.
Ma la Sindrome di Quirra travalica la Sardegna e trova un territorio gemello nella zona del canton Galorna, nei villaggi della Svizzera Italiana, dove sorge il Poligono militare della multinazionale Oerlikon Contraves, che svolge i suoi test anche a Perdas de Fogu. Un’inchiesta della televisione svizzera in lingua italiana Rtsi nel 2005, coordinata dai giornalisti Dinorah Herz, Enrico Pettinelli e Marco Tagliabue racconta dei sospetti che gravano sul poligono, indicato come la possibile causa del crescente numero di tumori, malformazioni e leucemie nei paesi attorno alla base. La stessa sindrome, che i giornalisti svizzeri denunciano nell’inchiesta, mai andata in onda in Italia, che tratteggia i contorni di quella di Quirra. Mentre in Italia il governo rassicura i cittadini con studi ed indagini pilotate, in Svizzera passano direttamente agli insulti verso gli abitanti dei villaggi. A prendere posizione è il comandante del Poligono, il generale di brigata aerea Fabio Molteni che sostiene che bisogna indagare sulle cause genetiche che portano alle malattie intorno al poligono Svizzero. Molteni sostiene che la causa va ricercata nella promiscuità ed incestuosità degli abitanti, e non negli esperimenti bellici sottolineando il fatto che “ Si chiamano tutti Carta e Lai, che si sposano tra cugini, fratelli e non lo vogliono dire che qui sono tutti parenti…”.
Una versione quanto mai singolare per spiegare un genocidio.
In ogni caso la pressione dell’opinione pubblica su Salto di Quirra continua e nel 2008 il PISQ appalta una ricerca per dell'indagine ambientale per capire se fra attività
militari e alta incidenza di tumori vi sia una correlazione.
Finalemente…anche gli aguzzini della Nato si rendono conto che bisogna fare chiarezza.
Certo…sicuramente.
Con il coordinamento del comandante di Perdas de Fogu Alessio Cecchetti, l’indagine è affidata a cinque multinazionali, tra queste la Sgs società svizzera si occuperà delle nanoparticelle, la società Ambiente, partecipata dall’Università di Pisa si occuperà dei campi elettromagnetici, la canadese Golden della formazione del personale, la Acsi Informatica delle banche dati, e la Massa Spinoff si occuperà della radioattività nell’aria. Il sottosegretario alla difesa Giuseppe Cossiga ed il colonnello Armando Bonevoglia che hanno presentato il progetto nel 2008 della durata di un anno, hanno anche sottolineato la serietà delle ditte, alcune delle quali hanno tra i loro clienti anche la NATO……
Come ? La NATO?
Coloro che dovrebbero indagare sui danni alla salute causati dalla sperimentazioni di nuove tecnologie belliche sono al servizio del maggior committente di nuove tecnologie belliche al mondo ?
Nel Poligono di Perdas de Fogu, al centro del noir di Massimo Carlotto e Mama Sabot, non si sa esattamente cosa viene sperimentato. Le principali ricerche belliche vengono effettuate sul drone, l’aereo senza pilota capace di bombardare intere città con una guida a distanza. I droni, come ci raccontano i redattori di Birdi ke su porru, abbisognano di continui test, perfezionamenti, il che vuol dire ricerche continue ed ampi spazi dove poter sperimentare la loro potenza bellica.
Ma non contenti dell’enorme espansione degli insediamenti bellici in Sardegna e dei danni alla salute ed all’ambiente causati, il governo italiano ha ben pensato di procedere all’allargamento del PISQ.
Giustamente….
Il progetto in corso è di dare vita ad una nuova azienda pubblico-privata (che comporta la privatizzazione del Poligono), in cui la voce grossa la farebbe la Finmeccanica e le sue controllate, in funzione di un utilizzo più razionale per l’industria di guerra del Salto di Quirra. Un allargamento progettato del Poligono a cominciare dalla località “Su Pranu”, dove si vuole costruire una pista per aerei di grandi dimensioni (dovrebbe essere lunga circa 2.300 metri, per una superficie totale di diversi kmq atta a garantirne sempre l’efficienza), proprio sopra un complesso di grotte carsiche denominato “S’Ingutidroxa”.
Un allargamento sia via terra, sia nella parte del mare che travalica ampiamente le acque territoriali sarde. Un progetto che fonderà nel triangolo Oristano – Quirra – Cagliari il civile ed il militare, da un lato il PISQ sempre più distruttivo, e dall’altro il Parco Tecnologico del sud dell’Isola dove operano una miriade di aziende e laboratori di ricerca e sperimentazione all’avanguardia in diversi

settori: dai materiali nuovi alle nanotecnologie. Un blocco di interessi economici e militari che si mangia l’intera isola dove civile e militare risulta indistinguibile, e dove c’e’ da giurarci, chi si oppone vedrà schierato contro di esso la manu militari.

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Sindrome di Quirra parte 1


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Sindrome di Quirra parte 2


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Sindrome di Quirra parte 3


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Uranio killer e morti dimenticati


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