Blitz di #StopBiocidio alla Kuwait Petroleum di Napoli est

Una panoramica sulle ultime mobilitazioni di Napoli

7 / 12 / 2015

Decine di attivisti ed attiviste del movimento campano contro la devastazione ambientale #StopBiocidio hanno invaso la proprietà dello stabilimento della Kuwait Petroleum Italia Spa di Napoli Est. L’azienda è stata recentemente accusata di “delitti correlati al traffico illecito di rifiuti” ed è ritenuta “responsabile dal punto di vista amministrativo di aver svolto, in maniera organizzata e continuativa, dal mese di dicembre 2010, lo stoccaggio di ingenti volumi di rifiuti pericolosi — acque oleose per un quantitativo pari a 42.011 mc- all’interno dei serbatoi installati nel deposito fiscale Kuwait di Napoli, nonché dello smaltimento illecito attraverso lo sversamento nell’impianto di depurazione del deposito fiscale di Napoli, al fine di non sostenere le spese per il corretto smaltimento”. Questa è quanto è stato accertato dall'agenzia delle dogane di Napoli e della Capitaneria di Porto. Questa è una storia che in Campania abbiamo sentito raccontata decine di volte, sempre nello stesso modo e con sempre diversi protagonisti. Per queste storie oggi moriamo più degli altri e il nostro territorio è una laboratorio a cielo aperto di “cancerogenesi”. 

La Q8 è una azienda che già in condizioni “normali” pratica, attraverso la sua azione estrattiva, una violenza continua nei confronti dei territori che trivella. Oggi diventa in Campania l'ennesima colpevole di biocidio, su un territorio che giorno dopo giorno viene considerato, negli ultimi decenni, la pattumiera della grandi aziende italiane, europee, mondiali. Quando parliamo di biocidio non parliamo mai di fenomeni separati l’uno dall’altro, ma parliamo di vicende concatenate dall’applicazione della medesima logica, dalla medesima sete di profitto. La nostra regione è stata sistematicamente condannata alla devastazione dalla connivenza e complicità tra (certo) gli esponenti dell’imprenditoria armata e (come dimostra la vicenda Q8, ma anche a quella Pozzi Ginori di Calvi) quelle aziende assolutamente “legali” che semplicemente smaltiscono i propri rifiuti o le proprie scorie in barba a qualunque criterio di tutela dell’ambiente, per ammortizzare i costi. I loro risparmi si traducono in morte e malattie. 

La vicenda Q8 si affianca a un episodio che molti cittadini ricorderanno e che riguardò la medesima zona, poco più di un mese fa. Si tratta della fuoriuscita improvvisa di acqua nera dal gusto simile a quello di nafta che cominciò improvvisamente ad uscire dai rubinetti di tutti gli appartamenti della zona. Ebbene quella vicenda che all’epoca allarmò giustamente gli abitanti Napoli Est ha visto un mese di silenzio assoluto da parte della Asl e delle autorità che avrebbero dovuto dare spiegazioni e oggi le dichiarazioni della stessa Azienda sanitaria della zona fanno semplicemente riferimento ad una “anomalia tecnica” la cui natura resta comunque sconosciuta, continuando questa ridicola operazione di mistificazioni della gravità dei danni alla salute a cui è sottoposta la popolazione campana. Noi sappiamo perfettamente quanto rischia di essere pericoloso e radicale il danno ambientale quando vengono coinvolte la falde acquifere ed è per questo che stamattina siamo venuti qui, insieme al comitato civico che da anni si batte contro la devastazione sistematica di una delle periferie più trascurate, povere e degradate di Italia, con l’intenzione di lanciare insieme con loro gennaio un’assemblea popolare che ponga seriamente il problema del “biocidio”, dell’avvelenamento a Napoli Est. Un’assemblea in cui ribadire che per noi su questi temi #‎decidelacittà.

Questa area della città non deve diventare ennesimo oggetto del sensazionalismo mediatico da parte della stampa main stream. Se è vero che tratta di una “bomba ecologica” pronta ad esplodere, come attivisti di #StopBiocidio che da anni si mobilitano contro la devastazione ambientale e contro il business dei rifiuti, vogliamo che Napoli Est diventi, come il resto della regione che oggi è un campo minato da bombe ecologiche, il centro di processi veri di riappropriazione della decisione dal basso. Solo così, fuggendo mediazioni inutili con le lobby del potere di turno, potremo estorcere quello che ci spetta davvero: un piano di bonifiche adeguato all’inquinamento che abbiamo subito, soldi e strutture per screening completie gratuiti, una legge che permetta a chi ha inquinato non di pagare (come dovrebbe fare in questo caso la kweit petroleum) l’equivalente del profitto ottenuto durante lo smaltimento illecito di rifiuti, bensì la somma di denaro necessaria alla bonifica, alla riqualificazione urbana e alle cure mediche di cui necessitano gli abitanti di quel territorio. 

Sono anni che pretendiamo le stesse cose. Abbiamo subito dalla controparte accuse di ogni genere che hanno provato a depotenziare la forza di un movimento che è capillarmente presente in tutte le aree devastate di questa regione. 

Questa vicenda ci sembra l’ennesimo sfregio alla dignità di un popolo che deve reagire! Una vicenda che per altro vede coinvolta una multinazionale del petrolio in un moneto in cui i governi europei stanno finanziando massicce operazioni di guerra per eliminare le roccaforti del jihadismo in Siria, roccaforti che sappiamo benissimo che negli anni hanno avuto tale forza espansiva proprio perché hanno potuto arricchirsi con il business del petrolio e nell’indifferenza degli stessi governi che oggi si accingono a bombardare. Anche per questo, per quel che rappresentano le aziende petrolifere nella gestione degli equilibri politici ed economici globali, questa vicenda merita una presa di parola da parte di chi ha diritto di espressione e rivendicazione su queste questioni.

Pochi gironi fa la coalizione #StopBiocidio si è riunita in una assai partecipata assemblea, che ha segnato per noi un nuovo inizio della mobilitazione per il diritto alla salute in Campania. Non è più tempo di stare fermi, ci dicevamo qualche giorno fa quando ci siamo ritrovati ancora una volta insieme a discutere. E così, quella di venerdì è stata solo la prima di una serie di azioni di rivendicazione che metteremo in campo nei prossimi mesi. E’ necessario ora più che mai in una regione in cui la memoria collettiva sembra essere così corta, che eminenti personalità che da sempre sappiamo essere tra i maggiori responsabili del biocidio, come Antonio Bassolino, oggi possono permettersi di pensare di ri-candidarsi a sindaco di Napoli. Ebbene questi signori di cui ci auguravamo di non dover più vedere la faccia in luoghi pubblici devono sapere che dai movimenti contro la devastazione ambientale non avranno pace. Pe noi in due anni di backstage non hanno riguadagnato alcuna innocenza.

Sabato a Napoli c'è stato un corteo importante. #StopBiocidio vi ha non solo aderito ma ha provato a dare una mano per la costruzione della partecipazione in città e in provincia. Il corteo dal nome “un popolo in cammino” ha visto sfilare per le strade della Sanità tantissimi cittadini e cittadine innanzitutto per il riconoscimento dell’innocenza del giovanissimo Genny Cesarano, ammazzato quest’estate a soli diciassette anni dalla camorra, ma più in generale perché abbia fine una volta e per tutte l’azione complice e sinergica del potere dell’imprenditoria armata e delle lobby del capitalismo legale e corrotto che hanno storicamente oppresso ed ammalato i nostri territori.

#StopBiocidio nasce dappertutto

Pacherete caro Pagherete Tutto

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