Bruxelles - I migranti nel cuore della fortezza Europa per gridare "basta borders!"

La Marcia per la libertà dei rifugiati, voci e immagini

30 / 6 / 2014

“Non siamo noi ad attraversare i confini, sono i confini ad attraversare noi”. Questo cartello esposto da un migrante a Bruxelles descrive perfettamente la condizione in cui si trovano milioni di persone che cercano di entrare o di restare nella Fortezza Europa.

Ed è proprio nel cuore di questa fortezza, nella “capitale d’Europa”, che sono arrivate le delegazioni della Freedom March per dire ad alta voce, come scritto negli striscioni, “basta borders!”.Borders che sono stati attraversati in carovana fin dal 17 maggio, quando da Strasburgo è stata ufficialmente inaugurata la prima tappa del viaggio verso la capitale belga.
Migranti e attivisti arrivati in città hanno allestito un villaggio di tende in un parco vicino all’Ufficio Immigrazione belga non lontano dai palazzi del potere dell’Unione Europea.

Dopo una settimana di eventi, incontri e presidi, il 26 giugno si è svolto l’evento centrale della Freedom March, il corteo per le strade di Bruxelles. La partenza è in Place du Béguinage, un luogo non casuale. Lì, infatti, dentro l’omonima chiesa, sono da anni ospitati in un vero e proprio accampamento tra le navate della chiesa alcuni richiedenti asilo, soprattutto afghani, che chiedono solo di veder riconosciuto il loro diritto ad esistere. Vicino alle loro tende la foto di un ragazzo afghano morto, Aref, con accanto un cartello che narra "Arrivo in Belgio: 2009; richieste di asilo:4; motivo: minacce ricevute dai talebani; domande di asilo respinte: 4; motivo: la sua storia non è stata considerata credibile; rimpatrio: 2012; morte: 2013 a 22 anni; causa della morte: assassinio."

Da Place du Beguinage partiamo in circa un migliaio per percorrere le strade della città. Buona parte dei partecipanti sono migranti e rifugiati, tanti di loro vengono da Lampedusa e hanno costituito dei movimenti nelle città in cui attualmente risiedono (come “Lampedusa in Hamburg” e “Lampedusa in Berlin”). Alcuni di loro sono anche passati da Venezia e altri stanno in queste ore raggiungendo la Germania proprio da Venezia, in particolare da Via del Gaggian a Mestre, dove la polizia il 24 giugno ha sgomberato la casa in cui vivevano circa 40 migranti che adesso possono solo scegliere se vivere per strada o rischiare un probabile respingimento ai confini della Svizzera o di un altro dei paesi confinanti con l’Italia.

Ma i rifugiati e i migranti della Marcia, così come quelli del Noborders Train, rifiutano questa scelta obbligata, e collettivamente si organizzano per resistere e scardinare il regolamento di Dublino e il fallimento delle politiche di asilo e di accoglienza.

Per le strade di Bruxelles per tutto il pomeriggio e la sera marcia l’orgoglio e la rabbia dei migranti. Ma anche l’allegria e l’entusiasmo per aver sconfitto collettivamente il divieto di autodeterminazione rappresentato da ben quattro frontiere. Si susseguono canti e balli intervallati da slogan gridati da chi non vuole più vivere una vita da sans papiers: “Nobody is illegal”, “No border, no nation, stop deportation”, “Solidaritè avec le sans papiers” e tanti altri. Poi a turno i migranti prendono il microfono per testimoniare i soprusi e le violenze di normative e prassi che sistematicamente negano loro diritti e dignità, concetti che l’Europa celebra a parole e nega nei fatti.

La marcia si conclude non a caso in Place Schuman davanti al palazzo della Commissione Europea che ospita in questi giorni i Primi Ministeri europei per un summit in cui proprio l’Italia andrà a proporre il rafforzamento e la condivisione dei sistemi di controllo nel Mar Mediterraneo. Qui il corteo si trova bloccato da una schiera di poliziotti e di transenne con filo spinato, le stesse barriere che i migranti sfidano nel loro percorsi verso il nostro continente.

Il giorno dopo, il 27 giugno, è quello conclusivo. Arriviamo nel camping della Freedom March accolti dalla scritta “Info for freedom” e dalle numerose tende dove alloggiano circa 300 tra attivisti, la maggioranza migranti. Qui si svolgono i workshop tematici e subito dopo la plenaria conclusiva. Nei workshop si affrontano le questioni legate al Regolamento Dublino, ai confini esterni del continente europeo e al tema del lavoro e dei diritti dei migranti in tempi di crisi. Portiamo il contributo della Carta di Lampedusa, un patto per il cambiamento che si realizza solo attraverso il conflitto e la cooperazione quotidiana, come dimostrano il No Borders Train, la Marcia, le occupazioni, le mobilitazioni contro la prepotenza di polizie e istituzioni. Proponiamo di estendere alle realtà europee la creazione di una rete di supporto per i migranti che attraversano l’Italia. Quindi nella plenaria c’è spazio per le valutazioni positive dell’esperienza e per lanciare proposte e appuntamenti futuri tra cui quello di vedersi a Roma nel mese di ottobre, di organizzare una grande mobilitazione in Marocco alle enclaves di Ceuta e Melilla e quella di costruire una giornata di azioni decentralizzate ad autunno con il coinvolgimento di tutti i movimenti sociali impegnati nei territori per un’Europa di diritti e cittadinanza per tutti.

La Freedom March si conclude il pomeriggio del 27 giugno, nel giorno stesso in cui proprio a Bruxelles si svolge il summit europeo. Tra i giganteschi palazzi di vetro dell’UE e il piccolo parco vicino a Gare du Nord dove si sta concludendo la Freedom March la distanza è poca ma al tempo stesso abissale. Ma dalle parole e dagli sguardi dei migranti venuti da tutta Europa si legge la voglia di continuare a combattere e a resistere. Perchè in fondo, come dice anche un cartello esposto dagli africani nella chiesa in Place du Beguinage, to exist is to resist.

www.meltingpot.org

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Le immagini dal corteo