Comincia il processo della strage di Castelvolturno

Il processo Setola e la fine dei Bidognetti...l'inizio del ricambio generazionale dei casalesi

di Emiliano Di Marco

20 / 11 / 2009

L'imponente mole di indagini legate ai processi “Spartacus” I, II e III, aveva finora chiarito le dinamiche che hanno interessato, ed interessano tuttora, aziende e prestanome della prima e della seconda generazione della camorra casalese, a partire dagli affari legati alla bonifica dei Regi Lagni, le truffe all'AIMA, il controllo del cemento e degli appalti nell'edilizia, gli interessi economici all'estero e nelle regioni del centro-nord Italia, i rapporti con la Mafia siciliana e con Cosa Nostra per il controllo del mercato della cocaina fino all'affare dei “rifiuti”, compresi quelli tossici smaltiti nelle campagne tra Giugliano e Villa Literno.

La chiave di lettura più diffusa disegna la mappa degli equilibri criminali nel quadro della decapitazione dei gruppi storici e del dissolvimento delle vecchie alleanze,  caratterizzando così una esasperata competitività tra i clan, fenomeno che secondo una teoria molto cara alla DIA dimostrerebbe l'efficacia dell'azione repressiva dello Stato.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia contenute nella richiesta di “autorizzazione ad eseguire la misura cautelare della custodia in carcere” per l'On. Cosentino aprono tuttavia  un nuovo filone d'indagine e ci aiutano a mettere insieme, anche se ancora solo in parte, alcuni degli elementi del puzzle che fanno da sfondo alla  guerra per il controllo del litorale domizio di questi ultimi anni,  collocando il cosiddetto “gruppo scissionista” (così definito dalla Direzione Investigativa Antimafia), facente capo a Giuseppe  Setola, sullo sfondo degli elementi più attivi per costruire una nuova generazione di camorra casalese, fino a toccare quello che Giovanni Falcone chiamava il “terzo livello” della mafia, composto da politici, massoni, servizi deviati, pezzi di mondo della finanza e vertici istituzionali. 

Già a partire dal giorno dopo la pubblicazione della richiesta di autorizzazione all'arresto dell'on. Nicola Cosentino si sono moltiplicati, su stampa e giornali, quanti cercano di smontare la consistenza delle accuse contenute nel dispositivo del G.I.P. Raffaele Piccirillo, sostenendo che non può essere provato il “concorso esterno” di Cosentino all'associazione mafiosa, il cui quadro indiziario si baserebbe esclusivamente sulle testimonianze dei collaboratori di giustizia.

Vale la pena di ricordare che, nel caso delle vicende processuali sui fenomeni mafiosi, il contesto stesso in cui maturano le collaborazioni di giustizia è diverso da qualsiasi altra vicenda penale, e che per le  vicende che riguardano i fatti di camorra e mafia è quasi una regola ripercorrere sempre a ritroso le date e gli avvenimenti che, a volte, solo dopo molti anni diventano comprensibili e ci restituiscono il quadro esatto delle dinamiche interne ai clan ed i loro rapporti con la politica.

Tanto più questa operazione va fatta, sempre, quando si analizza la camorra di Casal di Principe, a cui negli anni '80 il boss Antonio Bardellino riuscì ad imprimere le caratteristiche della tradizione mafiosa siciliana, facendo diventare i casalesi un fenomeno camorristico capace di costruire un terziario avanzato collegato agli interessi dei clan, ben collegato con la cupola della mafia siciliana e con Cosa Nostra, capace di allearsi anche con  altri raggruppamenti eversivi, come la “Banda della Magliana”.

Giuseppe Setola, scheggia impazzita di Bidognetti oppure agli ordini di Iovine e Zagaria?

Negli ultimi mesi, l'attenzione mediatica si è concentrata molto su Giuseppe Setola, il cui processo in corte d'Assise è cominciato il 12 novembre a Santa Maria Capua Vetere, insieme al resto della cosiddetta “ala stragista dei casalesi”: Davide Granato, Alessandro Cirillo, Antonio Alluce, Oreste Spagnuolo e  Giovanni Letizia. La stampa nazionale, titolando il processo sulla vicenda del crimine più efferato commesso da questo gruppo di fuoco, la strage di Castelvolturno, ha fatto passare in secondo piano gli aspetti più controversi dei nove mesi in cui Setola ha cercato di scalare i vertici della piramide dei clan, tentando di ricompattare le fila di ciò che rimaneva del clan di Bidognetti sulla costiera domiziana, commettendo almeno 18 omicidi.  

Sulla parabola del gruppo Setola  la tesi ufficiale (della DIA) ne inquadra l'operato all'interno di uno scontro tutto inteso a sottrarre al binomio Francesco Schiavone (detto Sandokan) e Francesco Bidognetti (detto “cicciotto e' mezzanotte”), il vertice storico dei casalesi, il controllo della fascia costiera della “domiziana”, comprendente i comuni di Cellole, Sessa Aurunca, Mondragone e Castelvolturno, sotto le competenze di Francesco Bidognetti.

La strategia militare sarebbe stata quindi definita in conseguenza degli arresti e delle condanne connesse ai processi “Spartacus” ed aveva le caratteristiche di un vero e proprio ricambio generazionale all'interno della camorra casalese, le cui redini, secondo la lettura che ne dava la DIA nel 2008, continuavano ad essere saldamente nelle mani del binomio Schiavone-Bidognetti, nonostante la loro detenzione in regime di 41 bis. Il clan sarebbe ancora saldamente nelle mani di Francesco Schiavone,  attraverso i latitanti Michele Zagaria (che controlla gli affari dei casalesi nel nord italia e nell'Europa dell'Est), Antonio Iovine (la mente, capace di garantire coperture politiche a Roma), Nicola Panaro e Mario Caterino, (considerati dalla DIA l'uno il vero reggente e l'altro il “contabile” di Sandokan).

In base a questa ricostruzione Setola ed il suo gruppo avrebbe quindi tentato di prendere il possesso delle aree di competenza di Bidognetti, caduto in disgrazia dopo l'arresto del fratello, approfittando delle misure di sorveglianza e di custodia a cui erano sottoposti gli altri esponenti della seconda e terza generazione dei “casalesi”, tra questi Vincenzo Schiavone detto “Petillo”, detenuto al 41 bis a Novara, Giuseppe Misso, detto “caricaliegg”, Vincenzo Conte detto “naso ‘e cane” braccio destro di Vincenzo Schiavone, Franco Bianco detto “musullin”, Salvatore Laiso detto “chicchinoss” ed altri che stanno scontando pene più “leggere” e che stanno per prendere il controllo del clan, secondo una pianificazione familiare che vuole che i padri si “sacrifichino” per i figli, i quali, arrestati per reati non “di sangue”, fanno credere che la loro famiglia sia fuori dai giochi.

Basterebbe però ripercorrere la storia della camorra casalese per ipotizzare un'altra chiave di lettura.

Già verso la fine degli anni '80, la feroce lotta scatenatasi all'interno del clan portò alla fine del vincolo che aveva legato il gruppo storico di Francesco e Walter Schiavone, Mario Iovine, Michele Zagaria, Giuseppe Caterino, Vincenzo De Falco e Raffaele Diana strutturato in una sorta di federazione di famiglie ad uccidere il carismatico Antonio Bardellino, andando a costituire successivamente la struttura federativa, di tipo pirmaidale, della “mafia casalese”. All'inizio degli anni '90 al sodalizio si aggiunge Francesco Bidognetti, già attivo nello smaltimento dei rifiuti tossici e nel traffico di droga. Bidognetti, attraverso il nipote Gaetano Cerci ha rapporti con Licio Gelli,  con la lobby degli “imprenditori” dei rifiuti. I rapporti “politici” di bidognetti servono al clan che si strutturerà in una diarchia Schiavone, Bidognetti che reggerà per quasi un ventennio, anche a causa della faida tra i De Falco e gli Iovine, nel corso degli anni '90, che disegnerà tutta la geografia criminale dei casalesi.

L'efficacia dell'azione inquirente della magistratura antimafia, con il processo Spartacus I, iniziato nel 1995 e conclusosi definitivamente nel 2005,  modifica  gli equilibri interni del clan, portando il tradimento ad assumere l'attuale profilo del cartello.

In un contesto fluido di questo tipo si determinano nuovi equilibri, fondati su una nuova generazione di camorristi e sulla riconversione dei vecchi ancora liberi, come Zagaria e Iovine, legati a Schiavone, ma pronti al tradimento.

Chi non conosce il contesto in cui si situa la camorra casalese a volte ignora le caratteristiche mafiose, non solo organizzative, ma soprattutto culturali che caratterizzano i clan, la cui caduta di prestigio può dipendere anche dalla perdita dell'onorabilità dovuta al pentimento di un membro significativo del clan,  offrendo occasione di scalata ad altri.

Mentre Francesco Schiavone, nonostante la condizione detentiva (ergastolo con 41 bis e due anni isolamento diurno) sarebbe ancora in grado di esercitare influenza sul clan, grazie alla sua estesa parentela ed a Nicola Panaro; nel caso di Francesco Bidognetti invece, e ne abbiamo una conferma ulteriore leggendo le carte della richiesta d'arresto per l'on. Cosentino, si era creato un vero e proprio vuoto di potere.

Il clan di Bidognetti si era  pesantemente indebolito per le condanne all'ergastolo e gli arresti di alcuni elementi di vertice, per il  sequestro di beni dei vari prestanome e sopratutto dalla perdita di prestigio, dovuto prima al pentimento di Domenico Bidognetti, cugino del capo, e (ancora più clamoroso) della ex moglie di “cicciotto e' mezzanotte”, Anna Carrino,  le cui dichiarazioni rese nel 2007 contribuirono a portare all'arresto ben 51 membri del clan. A questa situazione si aggiungeva poi la collaborazione con la giustizia di vittime delle estorsioni, nonché di elementi interni alle dinamiche del clan, tra tutte la collaborazione di Gaetano Vassallo,  che sta  rivelando ai magistrati dei rapporti tra i casalesi e l'attuale “terzo livello”, quello della politica.

E' in questo quadro che va collocata la vicenda del tentativo di scalata di Giuseppe Setola.

Gli agguati si scagliano contro collaboratori di giustizia che stanno erodendo quello che rimane del clan di cicciott' e mezzanott': il 2 maggio uccidono Umberto Bidognetti, padre del pentito Domenico Bidognetti e zio del boss,  ed il 16 maggio 2008 vengono assassinati a Baia Verde due collaboratori di giustizia,  Domenico Naddeo,  e poco dopo Domenico Noviello, un titolare di un'autoscuola che nel 2001, denunciando un tentativo di estorsione, aveva contribuito a far condannare casalesi di spicco come i fratelli Alessandro e Francesco Cirillo.

Il 14 maggio a S. Maria Capua Vetere viene incendiata l'azienda di Pietro Russo, presidente dell'associazione antiracket casertana. Successivamente tentano  di uccidere, il 1 giugno, Francesca Carrino, nipote di Anna, l'ex moglie di Francesco Bidognetti. Poche ore dopo uccidono Michele Orsi, l'imprenditore del consorzio Eco4 che da gennaio del 2008 collaborava con gli inquirenti. I fratelli Orsi, nelle dichiarazioni di Vassallo, nel 2002  si erano allontanati da Bidognetti e si erano alleati con Francesco Schiavone,

Durante l'estate il “gruppo di fuoco” di Setola non si ferma e colpisce, l'11 luglio 2008,  uccidendo il gestore del lido balneare “La Fiorente” di Varcaturo, Raffaele Granata, padre di Giuseppe Granata, sindaco di Calvizzano.

Nel mese di agosto cominciano gli omicidi e gli agguati, anche nei confronti degli immigrati,  il 5 agosto 2008, ancora in Castelvolturno, presso un bar, vengono uccisi a colpi d’arma da fuoco due pregiudicati albanesi, Ziber Dani e Arthur Kazani, che avevano avviato una attività di spaccio senza autorizzazione dei clan; il 18 agosto 2008, a Castelvolturno, sei nigeriani vengono feriti nel corso di un agguato intimidatorio, tra i quali il presidente dell’Associazione Nigeriana in Campania che si stava battendo contro la prostituzione sul litorale;  il 21 agosto 2008, all’esterno di una sala giochi, a San Marcellino, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco un altro pregiudicato albanese.

La scia di sangue continua a partire dal 12 settembre con maggiore intensità, a San Marcellino, al confine con Trentola-Ducenta, questa volta ad essere uccisi sono  Antonio Ciardullo, di 51 anni, titolare di una ditta di trsporti ed Ernesto Fabozzi, di 45. Il 15 settembre vengono sparati 50 colpi di kalashnikov contro l'abitazione del proprietario della discoteca “Millennium”, il 16 settembre sparano di notte contro la saracinesca del supermercato MD di Villa Literno; il 17 settembre è la volta del mobilificio “Aversa” di Lusciano, 

Il colpo spettacolare però, la strage che non poteva passare inosservata, avviene la sera del 18 settembre, vengono uccisi prima Antonio Celiento, il guardiano dei latitanti nascosti nei villini di Castelvolturno, vicino agli Schiavone, considerato da Setola una spia dei carabinieri, e poi vengono falciati sei immigrati ghanesi nella sartoria “Ob Ob Exotic Fashions” sulla domiziana, una strage che avrebbe dovuto fare ancora più morti secondo le dichiarazioni rese da Oreste Spagnuolo.

Altri due agguati verranno poi effettuati il 2 ottobre a Giugliano, dove verrà ucciso Lorenzo Riccio, titolare di una ditta di pompe funebri , ed il 5 ottobre, a Casal di Principe, con l'uccisione di Stanislao  Cantelli, zio dei pentiti Luigi ed Alfonso Diana.

Gli ultimi agguati avvengo in un contesto mutato, con l'intera attenzione mediatica nazionale su quello che succede nel clan dei casalesi, l'arrivo di oltre 900 unità di polizia e militari,  ed i primi arresti del gruppo Setola,  il 30 settembre: Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia ed Oreste Spagnuolo, che dopo solo una settimana di carcere incomincerà la sua collaborazione con i magistrati..

Setola verrà invece arrestato nel gennaio successivo, a Mignano Montelungo, due giorni dopo la sua fuga attraverso le fogne della casa dove si era nascosto a Trentola Ducenta, di proprietà di un certo Riccardo Iovine, nel territorio che ricade sotto le competenze di Michele Zagaria, come Frignano, S. Marcellino, ed ovviamente Casapesenna.

Con l'arresto del gruppo Setola, il pentimento di Oreste Spagnuolo ed il precedente arresto, il 1° luglio del 2008, di 27 componenti il clan, sparisce dalle mappe criminali il clan Bidognetti, della cupola casalese rimangono a riorganizzare la camorra casalese i latitanti Michele Zagaria, Antonio Iovine, Nicola Panaro e Mario Caterino.

Zagaria e Iovine, in particolare stanno  trasformando i loro gruppi in imprese con una capacità di controllo di interi settori economici: dalle costruzioni, al movimento terra, al ciclo del cemento alla distribuzione dei prodotti alimentari, nel settore immobiliare in Emilia Romagna e Lombardia; accompagnata dal tentativo di farsi coinvolgere il meno possibile nelle attività «sporche», interloquendo con l’imprenditoria e con le istituzioni anche di altre realtà non solo campane. Ma questa è una storia ancora tutta da scrivere...

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Strage di Castelvolturno le interviste


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Telefonata di Michele Zagaria al Corriere di Caserta


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