Occupazione del Padiglione Iraniano alla Biennale di Venezia

In Iran si muore per la democrazia. Fermiamo la repressione, pretendiamo la libertà

Comunicato dell'iniziativa dell'occupazione del Padiglione Iraniano

17 / 6 / 2009

Le notizie parlano, finora, di sette manifestanti uccisi dalla polizia di Ahmadinejad, di centinaia di feriti, di arresti e di raid all'interno di ospedali e università.

Ciò che accade in Iran non può lasciarci indifferenti.

La contestata rielezione del presidente in carica sta dando vita ad  un livello di repressione che smaschera il carattere autoritario di un regime conservatore e teocratico. Dall'altra parte, la popolazione iraniana sta dimostrando, con coraggio e determinazione, la propria fame di libertà.

I milioni di cittadini e cittadine, “l'onda verde” che si riversa nelle strade di Teheran, ci parla non soltanto della necessità di un cambio al vertice della politica iraniana, ma, soprattutto, ci segnala un'urgenza di libertà e di giustizia (a partire dai diritti civili, fino alla distribuzione delle ricchezze petrolifere) da parte di quei soggetti più colpiti dalle politiche autoritarie: studenti e donne in primis.

L'Iran che chiede una rivoluzione è quello che ha saputo sopperire all'oscuramento della stampa ufficiale attraverso l'uso di internet, dei telefoni cellulari e di tutte quelle tecnologie che ci stanno restituendo un punto di vista partecipe di questi momenti importanti e drammatici.

Noi siamo, oggi, a fianco delle donne iraniane, degli studenti, dei bloggers e di tutti coloro che, proprio ora, stanno rischiando la vita, non in nome di una bandiera o di una religione, ma perché pensano che ne valga la pena se la posta in gioco è la liberazione dei propri desideri, dei propri corpi e dei propri pensieri.

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