I cittadini campani hanno inaugurato il loro autunno di lotta per la democrazia, quella vera, quella dei territori

Orlando, i furiosi siamo noi

Un commento alla giornata di contestazione contro il Ministro dell'Ambiente in visita a Napoli

10 / 9 / 2013

Le cariche di ieri a Bagnoli, violente, immotivate e a freddo, sono un fatto gravissimo per il PD campano e per il Goverissimo Letta. Il Partito Democratico ha organizzato impunemente, nell'area dell'ex ILVA, una kermesse a porte chiuse con il Ministro Orlando, fingendo di dimenticare di stare occupando un territorio conflittuale, in cui comitati e cittadini hanno voglia di dire la loro a chi governa ed ha la responsabilità delle bonifiche. 


L'informazione sulla presenza del Ministro a Bagnoli è trapelata poche ore prima dell'inizio dell'incontro, perchè il sedicente partito plurale del centro-sinistra, per parlare di ambiente nella Campania avvelenata, deve farlo di nascosto, senza troppo rumore, senza permettere a nessuno di entrare (se non ai membri dello stesso partito). Nonostante l'estemporaneità della notizia i comitati di Bagnoli, quelli dell'area nord contro le discariche e l'inceneritore di Giugliano, si sono radunati sul posto per manifestare tutta la rabbia e l'indignazione per quella "pagliacciata in pompa magna". A qualche decina di metri dall'ingresso però hanno trovato un cospicuo schieramento di celere che impediva l'arrivo sul luogo del dibattito. La polizia era disposta sulla strada che costeggia il mare, quella strada che oggi vede da una parte lo scheletro ancora mortifero dell'ILVA e dall'altra ciò che resta di "città della scienza". Quello scenario di devastazione parla da sè di tutto il malaffare e gli interessi criminali che hanno avvelenato un intero territorio, che hanno succhiato ogni euro senza metter mano ad alcuna bonifica, salvo poi sciogliersi in lacrime  per l' “anomalo ed inspiegabile” incendio di città della scienza. Dinanzi a quella ennesima e tracotante violazione della democrazia i comitati di Giugliano e dell'area nord di Napoli, che si stanno opponendo all'apertura di un inceneritore su terre con un tasso di inquinamento elevatissimo, insieme con i comitati per la bonifica di Bagnoli, hanno chiesto con forza di poter entrare in delegazione per avere un incontro pubblico con il Ministro dell'ambiente. La rivendicazione era chiara ed univoca: sia il partito “barricato” nell'ILVA che ha messo la firma sul disastro ambientale campano, che il ministro, che condivide il governo con chi ha dichiarato che le morti per tumori sono legate “agli stili di vita”, non possono lasciare fuori i cittadini dei territori che hanno contribuito ad avvelenare attraverso la corruzione, le scelte politiche scellerate e la connivenza con i poteri criminali. Per ore non si è avuta alcuna riposta chiara, rispetto alla possibilità di entrare alla kermesse. Si sono alternati no tassativi a timidi si, ma solo in privato, senza giornalisti e telecamere.


Fino a quando, senza alcuna ragione, a freddo e con inaudita violenza sono partite le due cariche che hanno provato a disperdere quel presidio disarmato e testardo.


Cariche che sono state una vera e propria presa di posizione da parte del PD, un esempio lampante di cosa signifca democrazia per il partito che ha vergogna di uscire allo scoperto nella terra che ha massacrato. Solo dopo aver ferito e contuso i manifestanti, giovanissimi in molti casi, hanno dato l'autorizzazione all'incontro. Incontro in cui, a telecamere spente, ma davanti alla delegazione dei comitati, il Ministro ha dichiarato di voler convocare un tavolo con i cittadini che si stanno opponendo all' Inceneritore di Taverna del Re (Giugliano), per valutare le alternative ed ha contestualmente targiversato sulla annosa questione bonifiche. I comitati dell'area nord sanno bene che quella del Ministro è una posizione retorica, se non viene sostanziata dal blocco del bando aperto dalla Regione. E sanno bene di dover bloccare la costruzione dell'inceneritore con i propri corpi, per difendere ancora una volta, quel diritto basilare alla salute che chi ci governa continua a calpestare.


La giornata di ieri si configura in un allarmante scenario politico, che ci impone di essere vigili ed all'altezza della sfida in questa fase autoritaria della politica istituzionale e del capitalismo mafioso italiano. Le cariche davanti all'ILVA sui comitati sono ancora più gravi se si pensa alle dichiarazioni del pentito Schiavone, che rivelano ( senza sorpresa per i movimenti che lottano contro il biocidio e per la salute in Campania) la connivenza e la complicità tra stato e mafia, o se si pensa al dispositivo repressivo che il Governo sta adottando in Val di Susa.


Chi ha protetto gli sversamenti di rifiuti tossici ,chi ha permesso l'apertura di discariche ed inceneritori nel bel mezzo di centri abitati, chi tutela le aziende mafiose che hanno interessi nella costruzione della TAV, chi si è messo in tasca i soldi delle bonifiche di Bagnoli, non ha vergogna di pontificare sui cittadini mobilitati appellandoli come violenti e terroristi o di manganellare chi pretende di guardare negli occhi i responsabili del disastro. Cercano cattivi maestri, inventano dispositivi repressivi, pontificano sulla partecipazione, mentre in giacca e cravatta, vestiti lunghi e tacchi a spillo siedono goffi nel teatro di quello scempio. Abbassano lo sguardo davanti alla determinazione di chi lotta.


Ieri il partito di Epifani e a breve del neoliberista Renzi, ha dato l'ennesima dimostrazione di cosa intende per “democrazia”: porte chiuse e manganelli.


I cittadini campani però hanno inaugurato il loro autunno di lotta per la democrazia, quella vera, quella che parte dai territori e dalle rivendicazioni di libertà, salute, reddito, diritti.


Hanno sancito ancora una volta che sarà battaglia, a Giugliano, come altrove si proverà ad infierire sulle terre già ammalate. Hanno ridefinito ancora una volta gli schieramenti, ribadendo che il centro-sinistra di questo paese sta comodamente dalla parte opposta della barricata.

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