Piazza Loggia - Ergastolo definitivo per Maggi e Tramonte. La strage di Brescia è fascista, di Stato e della NATO

22 / 6 / 2017

La Cassazione ha confermato nella tarda serata di martedì 20 giugno 2017 le condanne all’ergastolo per i fascisti Carlo Maria Maggi (all’epoca dei fatti, nel 1974, responsabile per il Triveneto dei neofascisti di Ordine Nuovo) e Maurizio Tramonte (esponente di Ordine Nuovo e informatore del Sid, il nome assunto dai servizi segreti italiani tra il 1966 e il 1977, noto come fonte “Tritone”), per la strage fascista, di Stato e della Nato di Piazza della Loggia, a Brescia, del 28 maggio 1974.

Alle 10.12 un ordigno collocato dentro un cestino della spazzatura posto sotto il porticato orientale della piazza centrale di Brescia deflagrò, provocò 8 morti e 102 feriti tra le persone presenti in piazza quel giorno per una manifestazione antifascista indetta dal Comitato unitario permanente antifascista dopo una serie di provocazioni e violenze dell’estrema destra dei mesi precedenti.

Maggi e Tramonte erano stati tardivamente condannati all’ergastolo per concorso nell’attentato nell’appello bis a Milano il 22 luglio 2015,  dopo che la stessa Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’assise d’appello di Brescia.

La Polizia portoghese, su segnalazione del Ros, ha arrestato nel primo pomeriggio di mercoledì 21 giugno fa a Fatima Maurizio Tramonte condannato in via definitiva per la strage di Piazza della Loggia e irreperibile da qualche giorno. All’altro condannato, Carlo Maria Maggi,  il provvedimento è stato notificato dai carabinieri del Ros nella sua abitazione a Venezia.

L’intervento ai nostri microfoni di Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre. Ascolta o scarica l’intervista

 Il commento di Federico Sinicato, avvocato di parte civile nel processo sulla strage. Ascolta o scarica qui

Abbiamo raggiunto telefonicamente anche Aldo Giannuli, consulente durante l’istruttoria. Ascolta o Scarica.

Dopo ben 43 anni, quindi,  sicuramente in colpevole ritardo e in maniera parziale, insufficiente, soprattutto per quanto riguarda il ruolo degli apparati dello Stato e dei servizi segreti italiani e statunitensi e della Nato, anche dal punto di vista della magistratura viene definitivamente stabilita la matrice fascista della Strage.

A spingersi oltre era stata la sentenza 2015, affermando che la bomba “sicuramente riconducibile alla destra eversiva e tutti gli elementi evidenziati convergono inequivocabilmente nel senso della colpevolezza di Carlo Maria Maggi“. La strage va inoltre inquadrata “nell’attività di riorganizzazione delle frange più estreme delle forze eversive di destra nel periodo immediatamente precedente la strage per bloccare con metodi violenti i fermenti progressisti in atto nella società civile e destabilizzare il sistema politico attraverso azioni terroristiche eclatanti”. Maggi “pianificò e realizzò quella strage perché aveva la consapevolezza di poter contare a livello locale e non solo, sulle simpatie e sulle coperture – se non addirittura sull’appoggio diretto – di appartenenti di apparati dello Stato e ai servizi di sicurezza nazionale ed esteri, attraverso le molteplici riunioni preparatorie anche con militari italiani e americani”. Tramonte, invece, neofascista e informatore dei servizi segreti italiani, è accusato di avere seguito tutti i preparativi della Strage, ma di non avere fatto nulla per impedirla. All’appello, mancano comunque i responsabili materiali, ossia chi – materialmente – collocò l’ordigno in piazza Loggia.

43 anni dopo, quindi, la Cassazione certifica dal punto di vista giudiziario (un) pezzo della verità politica e storica sulla strage di Brescia. Una verità politica e storica che, fin da subito, parve lampante ad antifasciste e antifascisti, compagne e compagni, bresciani ma non solo.

Nel 2014, in occasione dei 40 anni dalla Strage, il centro sociale Magazzino 47 di Brescia diffuse un dossier su quanto accaduto in piazza Loggia il 28 maggio 1974, con l’obiettivo di “proporre in sintesi una lettura altra di quegli anni rispetto alla narrazione costruita e diffusa negli anni dai promotori delle commemorazioni ufficiali che, con la volontà di rendere la memoria un momento di pacificazione sociale, mistifica la storia rendendola un campo neutro e privandola del suo carattere conflittuale. La storia, pensiamo, in particolare quella degli anni Settanta italiani, non è mai terreno di conciliazione, ma teatro di un mondo in tensione. Riteniamo necessario riportare la memoria ad un esercizio critico che sia capace di mettere in discussione un’interpretazione, quella “ufficiale”, diventata verità assoluta grazie alla sua continua riproduzione e riproposizione. La stesura di questo “volantone” è stato un lavoro collettivo, a più mani. A ciò è riconducibile il cambio di stile di scrittura da un articolo all’altro.

Clicca qui per scaricare il volantone-dossier  “Memoria in conflitto. 28 Maggio oltre la commemorazione”.

A questo link, invece, alcuni audio storici tratti dall’archivio di Radio Onda d’Urto sulla Strage con ricercatori/trici e compagne e compagni bresciani ma non solo: Valerio Marchi, Primo Moroni, Saverio Ferrari e molte/i altre/i ancora.

Tratto da Radio Onda D'urto

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