Trentino - Comunali, Pd avanti piano. Forza Italia vede verde

Elezioni. Cala l'affluenza. A Trento eletto Andreatta, ma i dem perdono voti. Ballottaggio a Bolzano. La Lega si mangia gli azzurri, bene la sinistra, batosta per l’Svp. Aosta al renziano Centoz

12 / 5 / 2015

Urne da “scor­po­rare” per bene, al di là delle appa­renze. In Tren­tino Alto Adige eva­pora l’8% degli elet­tori, si crepa l’autonomismo a sta­tuto spe­ciale e nei pic­coli Comuni s’insediano i com­mis­sari oppure un drap­pello di sin­daci sal­vati dalla mate­ma­tica. Certo, Mat­teo Renzi si è com­pli­men­tato con Ales­san­dro Andreatta che a Trento ha con­qui­stato al primo turno il secondo man­dato. Ma nei 97 seggi ha otte­nuto il 53,7% rispetto al 64,4% del 2009. E non basta, per­ché il Pd in un lustro ha perso un migliaio di con­sensi e con il 29,6% si ritrova stel­lar­mente lon­tano dai quasi 25 mila voti delle Euro­pee che vale­vano il 49%.

Altret­tanto cla­mo­roso è il sor­passo della Lega (secondo par­tito in città con il 13,1%) ai danni del Can­tiere Civico di Lorenzo Del­lai, ormai ex padre-padrone del “modello sus­si­dia­rio” all’ombra delle Dolo­miti. Meno di 500 voti sepa­rano poi il Paat del pre­si­dente Ugo Rossi (inchio­dato al 9,8%) dal M5S. Con 2.160 voti, invece, L’Altra Trento a Sini­stra ha un seg­gio in con­si­glio ai danni di Forza Ita­lia che tra­colla al 4%. «Già alle Euro­pee ave­vamo comin­ciato a riu­nire la fram­men­ta­rietà della sini­stra. Con que­sto risul­tato abbiamo dimo­strato che uniti si può con­ti­nuare a rap­pre­sen­tare istanze, biso­gni e spe­ranze della nostra gente» com­menta sod­di­sfatta Anto­nia Romano, inse­gnante e coor­di­na­trice dei Comi­tati Tsi­pras che si era can­di­data sindaco.

Nes­suno vestirà la fascia tri­co­lore in 5 comuni con meno di 3.000 abi­tanti. Ser­viva almeno il 50% dei votanti, cal­co­lato senza gli elet­tori all’estero, per inse­diare sin­daci e con­si­glieri spesso senza alcuna con­cor­renza. Non si è addi­rit­tura votato a Castel­fondo (640 abi­tanti) per man­canza di can­di­dati. A Mez­zano, cla­mo­ro­sa­mente è sfug­gito un solo voto: 723 schede su 1.446 elet­tori. Salvo errori di cal­colo, arriva il com­mis­sa­rio come a Ron­ce­gno Terme, Samone e Brez. Oppure a Orti­sei, in val Gar­dena: la par­te­ci­pa­zione è crol­lata dal 76,5 al 40,3%. C’era sol­tanto l’Svp con 17 aspi­ranti con­si­glieri per 18 posti in aula.

L’altro “scor­poro” riguarda pro­prio la Süd­ti­ro­ler Volk­spar­tei che dall’8 mag­gio 1945 mono­po­lizza l’Alto Adige. Dal capo­luogo alla peri­fe­ria, una serie di tonfi ine­qui­vo­ca­bili. A Bol­zano, il Pd in ver­sione bilin­gue con 6.541 voti diventa il primo par­tito per­ché la Stella Alpina si ferma a 6.105. Ma per il sin­daco ser­virà il bal­lot­tag­gio: l’uscente Luigi Spa­gnolli non va oltre il 41,6% e dovrà veder­sela con Ales­san­dro Urzì (Fi, Uni­ta­lia e Alto Adige nel cuore) che riparte dal 12,7%. E appena 92 voti sepa­rano l’escluso dal secondo turno Carlo Vet­tori (Lega) dalla coa­li­zione ros­so­verde ed eco­so­li­dale capace di rag­giun­gere il 10,5% dei con­sensi. «Siamo con­tenti: abbiamo cen­trato l’obiettivo della vigi­lia. Ma siamo pre­oc­cu­pati per il risul­tato della Lega: una Bol­zano xeno­foba e molto di destra è un dato allar­mante» afferma Ceci­lia Ste­fa­nelli. Si rife­ri­sce al 7% di voti a Gio­vanni Benussi, appog­giato anche da Casa Pound.

Il quar­tier gene­rale Svp è alle prese con una scon­fitta sto­rica. Scon­fitte bru­cianti a Vipi­teno e San Can­dido, a Selva di Val Gar­dena e Vil­la­bassa. Ma dome­nica notte i risul­tati erano da incubo in troppi feudi: Appiano, Dob­biaco, Naz Scia­ves, Campo di Trens e Prato allo Stel­vio hanno vol­tato le spalle. E si pro­fila un secondo tempo da incubo per­fino a Merano con Gerhard Gru­ber che riparte dal 24,4% nella sfida deci­siva con Paul Rosch dei Verdi, al 22,1.

Bal­lot­tag­gio cru­ciale anche in Tren­tino: a Rove­reto il sin­daco uscente Andrea Mio­randi (cen­tro­si­ni­stra “auto­no­mi­sta”) dovrà rin­cor­rere Fran­ce­sco Val­duga (Verdi, Popo­lari e civi­che) che ha rag­giunto il 38,1%. Deci­sivi, sulla carta, i con­sensi del cen­tro­de­stra (18,8% a Marco Zenatti) e del M5S che con Paolo Ver­gnano vanta il 7,5%.
Insomma, lo sta­tuto spe­ciale a Nord Est non regge alla prova dei dra­stici tagli (ospe­dali, con­tri­buti e fon­da­zioni varie) e della crisi di rap­pre­sen­tanza Paat & Svp. Se i dem esul­tano in pub­blico, mani­fe­stano in pri­vato tutta la loro disil­lu­sione sulla futura gover­na­bi­lità della Regione affi­data a Rossi.

I veri “rot­ta­ma­tori” del Naza­reno in com­penso hanno tro­vato una nuova icona. Ful­vio Cen­toz, 40 anni, nuovo sin­daco di Aosta con il 54,18% gra­zie all’alleanza con Union Val­do­taine, Stella Alpina, Creare Vda. Ren­ziano Dop, è il segre­ta­rio regio­nale del Pd e incarna la voca­zione mag­gio­ri­ta­ria a senso unico. Vice-sindaco sarà Anto­nella Mar­coz, dell’Uv. Emor­ra­gia di elet­tori anche in Valle d’Aosta (meno 5%). Nel nuovo con­si­glio comu­nale vanno tre seggi a Alpe, due a Lega e Movi­mento 5 Stelle, uno a Uvp e soprat­tutto a L’Altra Valle d’Aosta che ha otte­nuto il 3,7% dei consensi.

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