Trento, 8 Marzo: Non abbiamo niente da festeggiare

Lottiamo per la nostra dignità, per il nostro futuro e per i nostri figli

7 / 3 / 2011

Come lavoratrici dei Supermercati ORVEA abbiamo subito una unilaterale decurtazione del nostro già modesto salario da parte di una direzione che, come è prassi tra i padroni, ha pensato bene di scaricare sulle nostre spalle e sul nostro portafoglio i risultati di una crisi dovuta a incapacità manageriale e ad una crisi di cui non abbiamo nessuna responsabilità.

La Direzione ORVEA ha deciso che il nostro contratto integrativo strappato con dure lotte era diventato troppo oneroso per il bilancio aziendale per cui doveva essere disdettato togliendoci circa 200 euro mensili. Un altro schiaffo che si aggiunge a quello generale che vede le nostre retribuzioni inferiori a quelle degli uomini.
La proclamata incompatibilità economica, viene usata come leva per un ulteriore giro di vite sulle condizioni di lavoro, per un’ulteriore affermazione dell’arroganza padronale, per un ulteriore e più violenta umiliazione delle donne che lavorano.

I diritti non sono più diritti, la contrattazione sindacale viene vissuta con fastidio e concepita come puro atto notarile che deve mettere il sigillo di approvazione nelle scelte prese nei consigli di amministrazione, senza mai sindacare sugli indirizzi suicidi o cervellotici che questi assumono.
Certo, c’è di peggio in giro. Le lavoratrici della CAREFUR o della OMSA, la cui capogruppo GOLDEN LADY ha deciso di delocalizzare la produzione, oppure ancora peggio le precarie della scuola o del pubblico impiego che grazie ai tagli non saranno più precarie, perchè avranno la certezza di rimanere a casa senza lavoro.

C’è sempre uno che sta peggio che ci induce ad accettare il meno peggio.
Di meno peggio in meno peggio però, l’unica cosa certa è una continua regressione nel campo dei diritti, del salario, nelle condizioni di vita e nella qualità della vita che per noi significa lavori meno pesanti, turni meno massacranti, possibilità di conciliare il lavoro e gli affetti, perché la domenica è sempre un momento di socializzazione e questo diritto non ci può essere rubato da una legge partorita da qualche assessore provinciale insensibile alle nostre condizioni di donne lavoratrici.

Quando questi aspetti della nostra vita saranno rispettati, sarà rispettata integralmente la nostra dignità e allora ci saranno tutti i presupposti per festeggiare l’8 marzo ma per ora non abbiamo nulla da festeggiare MA SOLO DI LOTTARE PER I NOSTRI DIRITTI.

Le delegate ORVEA

Firma la petizione a favore dei lavoratori e delle lavoratrici ORVEA

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