Trento - Sette attivisti accusati di danneggiamento e travisamento per l'assedio alla gabbia del Casteller

Il 18 ottobre 2020 centinaia di persone protestavano con uno slogan esplicito: “Smontiamo la gabbia”.

24 / 12 / 2021

Mentre l’orso M57 è stato trasferito in un parco zoo ungherese, 7 attivisti sono stati denunciati con l’accusa di danneggiamento e travisamento per fatti relativi alla manifestazione che il 18 ottobre 2020 accerchiò le recinzioni e le sbarre del Casteller, a Trento. Di seguito il comunicato firmato da Centro sociale Bruno, Assemblea Antispecista, Campagna Stop Casteller e Rise Up 4 Climate Justice.

Apprendiamo con rabbia la notizia dell’avvenuto trasferimento dell’orso denominato M57 in un parco zoo in Ungheria. Solo rabbia, nessuno stupore: con questa mossa la PAT non fa che confermare l’arroganza del suo agire, non solo restando indifferente alle voci delle tante persone e associazioni che in varie forme hanno voluto dimostrare la propria solidarietà agli orsi rinchiusi, ma addirittura scegliendo di ignorare apertamente la sentenza del Consiglio di Stato che poco più di un mese fa aveva invitato a valutare la liberazione di M57 (munito di radiocollare) sul territorio trentino, smentendo di fatto la sua millantata pericolosità. M57 è il secondo orso che, dopo mesi di ingiusta e crudele reclusione al Casteller, la Giunta ha deciso di mandare in esilio. Già questa primavera lo stesso destino era toccato all’orsa denominata DJ3, trasferita nottetempo in Germania (anche lei in un parco zoo) dopo aver trascorso al Casteller l’incredibile cifra di dieci anni. L’ultimo prigioniero che ancora resta rinchiuso al Casteller è M49, l’orso che, diventato suo malgrado famoso per la propria sete di libertà, più ha dato filo da torcere a Fugatti e Zanotelli. L’orso che con il proprio esempio di resistenza ha chiamato la solidarietà attiva di centinaia di persone. 

I piani di questa politica incompetente e totalmente priva di scrupoli ci sono ormai ben chiari. Innanzitutto svuotare il Casteller, divenuto ormai un pericoloso “tallone d’Achille” in grado di sbugiardare tutte le falsità della Giunta, casomai qualche solidale decidesse di tornare nuovamente a documentare le reali, drammatiche condizioni della reclusione cui è sottoposto il suo ultimo prigioniero. Spedire quindi il “nemico pubblico numero uno” M49 all’estero, nell’ennesimo parco zoo o chissà dove altro. Certamente allontanarlo dalle montagne in cui è cresciuto, sperando così di riuscire a disinnescare anche la potenziale minaccia di cattiva pubblicità che deriverebbe da nuove immagini di un orso rinchiuso dietro sbarre d’acciaio, immagini che striderebbero non poco con l’abbondante utilizzo che in tutto il Trentino si fa del “brand orso”. E una volta svuotato il carcere del Casteller, dismettetterlo definitivamente, per riservare un destino ancora peggiore ai prossimi orsi che verranno etichettati come “problematici”: la condanna a morte, senza alcuna possibilità di appello. Nessun luogo di reclusione fisico (e quindi potenzialmente attaccabile) da gestire, “solo” l’indignazione forse temporanea di chi non accetterebbe l’esecuzione della pena capitale.

Ma c’è di più: a pochi giorni dalla notizia della deportazione di M57, il volto “pulito” del potere ci ricorda con tempismo perfetto che chi ha avuto la sfrontatezza di sfidare l’ordine costituito, portando solidarietà a chi dal potere viene schiacciato, deve pagare caro. Che si parli di aver espresso solidarietà agli orsi reclusi al Casteller o di aver provato a creare una qualunque forma di opposizione dal basso alle tante ingiustizie che caratterizzano la nostra società poco importa: il potere mal tollera chi lotta per la libertà e per trasformare radicalmente l’esistente.

7 attivisti della campagna Stop Casteller e di Rise Up 4 Climate Justice sono accusati di danneggiamento e travisamento per aver preso parte alla manifestazione che il 18 ottobre 2020 accerchiò le recinzioni e le sbarre del Casteller. Quel giorno una moltitudine fatta di centinaia di persone diverse, ma accomunate dalla voglia di portare la propria solidarietà attiva agli orsi imprigionati, scelse di dare vita ad una protesta la cui radicalità già stava inscritta nello slogan della giornata: “Smontiamo la gabbia”. 

Sappiamo bene che il mandante di tutta l’operazione è la Provincia e non ci stupisce che pezzi della Procura si muovano a comando e con tale rapidità (del tutto assente, ad esempio, nel contrastare le infiltrazioni ndranghetiste in Trentino). Da parte nostra ribadiamo che non ci intimorirete perché il 18 ottobre tutti e tutte eravamo convinti della necessità di praticare fino in fondo l’obiettivo. E quella gabbia qualcuno iniziò a smontarla per davvero. 

Centro sociale Bruno

Assemblea Antispecista

Campagna Stop Casteller

Rise Up 4 Climate Justice

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