Bolivia, scacco al re: Morales costretto al ballottaggio

21 / 10 / 2019

Aveva ostentato ottimismo, sicurezza e tranquillità in campagna elettorale ma tutto questo è stato spazzato via dal risultato uscito dalle cabine elettorali: per essere eletto presidente per la quarta volta, Evo Morales dovrà attendere il 15 dicembre, il giorno in cui affronterà l’ex presidente Carlos Mesa al ballottaggio.

I risultati parziali mostrano una tendenza difficilmente modificabile: il presidente uscente Evo Morales è in testa con il 45,3%, seguito da Carlos Mesa del partito Comunidad Ciudadana con il 38,2% e dal pastore evangelico Chi Hyun Chung con l’8,8%. Secondo la legge elettorale boliviana vince al primo turno chi ottiene la maggioranza assoluta o con il 40% ma ha 10 punti di differenza dal secondo arrivato. Due situazioni che non si sono verificate e, sebbene il conteggio dei voti sia fermo da questa notte all’83% difficilmente ci saranno cambiamenti tanto grandi da permettere a Evo di dichiararsi nuovamente presidente al primo turno.

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Evo Morales canta comunque vittoria. Nelle dichiarazioni post voto non ha fatto alcun cenno al possibile e probabile ballottaggio, ha però posto l’accento sulla maggioranza in parlamento acquisita grazie ai risultati parziali. Dall’altra parte, Carlos Mesa ha subito messo in allerta la sua base contro i possibili brogli, suggeriti dal blocco dello scrutinio a causa di un riconteggio dei voti.

La situazione attuale era stata “annunciata” già da molti analisti e dai sondaggi degli ultimi mesi, con un MAS (Movimiento al Socialismo) dato in calo rispetto alle tornate precedente, dove Evo aveva facilmente vinto al primo turno con percentuali che superavano abbondantemente il 50%. Una situazione peraltro preventivabile per quanto successo negli ultimi mesi. Il referendum perso da Evo che gli vietava di ricandidarsi per la terza volta e la successiva forzatura della Costituzione fatta per permettergli appunto di potersi candidare ne avevano fatto diventare la sua candidatura incostituzionale agli occhi dell’opinione pubblica, sebbene, il Tribunale Elettorale (sotto il suo controllo) ne avesse garantito il diritto. La gestione degli incendi estivi (che abbiamo raccontato qui), aveva messo invece in evidenza come il suo governo fosse ormai lontano dall’appoggio di quei movimenti che lo avevano sostenuto nelle prime tornate elettorale: suo infatti il decreto che ha permesso alle imprese zootecniche di disboscare selvaggiamente la Selva boliviana, una delle cause che hanno poi portato agli enormi e drammatici incendi. Il governo di Evo si è trasformato e con gli anni e diventando un progressismo “anti ambientale” ha tradito e abbandonato i settori sociali (movimenti indigeni in particolare) che sempre lo avevano appoggiato e che ora gli hanno presentato il conto.

Il blocco dello scrutinio sta continuando da diverse ore, ma nelle prossime ore dovrebbero arrivare i risultati definitivi. È molto improbabile a questo punto un tentativo di broglio, come avvenuto ad esempio in Honduras anni fa, con gli occhi di tutto il mondo addosso e pronti ad attaccare la legittimità di questa vittoria risicata. Molto più probabile che il MAS si concentri su come riuscire a spuntarla al ballottaggio, una situazione che lo pone in evidente difficoltà anche per l’apertura di Chi, del Partido Democrata Cristiana, a Carlos Mesa per sconfiggere il nemico comune. Vittoria o meno al secondo turno è evidente la parabola discendente di Morales e di tutto il Movimiento al Socialismo. Carlos Mesa ha messo il re sotto scacco. Nei prossimi due mesi vedremo quale strategia userà questo re per non cadere proprio ad un passo dall’obiettivo.

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