Waste Africa - Intervista al regista Matteo Lena

È una fiaba crudele che racconta la storia di un piccolo principe di nome Samsung. Orfano di padre, abbandonato dalla madre, Samsung dovrà restituire prosperità e futuro alla sua terra, ricoperta dall'immondizia

10 / 5 / 2020

Non è solo un problema di inquinamento ambientale. È anche un problema di inquinamento culturale. Credo che in Africa si stia verificando quello che in Italia è successo negli anni '60: quando una cultura millenaria è stata spazzata via in pochi anni dall'arrivo dei frigoriferi, delle lavatrici e del televisore. L'arrivo del consumismo ha cancellato Dio, le stagioni, le ideologie politiche, le distanze, le differenze, e ha dettato nuovi miti, nuovi valori, nuovi desideri. 

Questa "mutazione antropologica" mi è apparsa lampante in Ghana, mentre filmavo, e credo emerga chiaramente a tutti anche dalle immagini del documentario. Sono sbarcati sulle coste africane container e container di prodotti "made in China", è arrivata la televisione, è arrivata la Playstation, è arrivato Facebook e il telefonino. 

Nessuno era preparato qui, nella tanto civile e progredita Europa; nessuno è preparato ora in Africa. 

I rifiuti che ho visto sparsi indiscriminatamente ovunque per terra e per mare in diversi paesi africani, ma anche qui in Campania, in Italia, sono solo un sintomo di questo inquinamento culturale. In ogni dove, anche nell'inferno della discarica di Abglogbloshie, tutti sognano di diventare calciatori, di diventare ricchi, di vestire bene, di avere una macchina sportiva e andare ai parties a bordo piscina. Sono tutti drogati, esattamente come noi. Ancora sono vive le tradizioni secolari, i riti religiosi, le credenze e i misteri di un tempo, ma stanno per essere svuotati di senso da questa ondata di prodotti e di rifiuti culturali che stiamo riversando loro addosso. 

Ovviamente in Africa mancano ancora i servizi e le infrastrutture di base: anche nella capitale ghanese Accra, in tanti quartieri mancano le fogne, l'acqua, l'elettricità. Figuriamoci, se esiste la raccolta differenziata che non riusciamo a fare peraltro nemmeno a Roma.

Vittima sacrificale di questo inquinamento culturale è la natura, l'acqua, la terra, gli animali e di ritorno, l'uomo, che pur sempre è un animale che abita su questo pianeta. Ma gli economisti definiscono freddamente questi disastri ambientali "esternalità" della globalizzazione del sistema capitalistico.

Guarda l'intervista a Matteo Lena a cura di Federica Pennelli

matteo_lena

Matteo Lena - Nato a Tortona nel 1978, vive e lavora a Roma come autore e regista televisivo. Nel 2007 realizza uno scoop per La7 che passa dalla prima pagina del Corriere della Sera alla BBC e alla CNN, svelando che un alto prelato fissava appuntamenti omosessuali sadomaso nel suo studio in Vaticano. Nel 2009 vince il Premio Ilaria Alpi per la sceneggiatura e la regia di Le mani su Palermo, docufiction Rai3 sull'operazione di cattura del boss mafioso latitante Salvatore Lo Piccolo. Ho collaborato all’inchiesta Vatileaks di Gianluigi Nuzzi e alla prima telecamera nascosta nel Parlamento italiano che ha svelato la corruzione dell’onorevole Razzi. Sceneggiatore di Camorriste e regista di Cose nostre. Nel 2013 scrive e realizza un mockumentary Waste Africa, su un bambino che vive in una discarica di rifiuti elettronici in Ghana. Ha lavorato come regista e autore a tre edizioni di XFactor e tre edizioni di Strafactor, autore di Secondo Costa e regista di Lucky Ladies. Nel 2019 ha scritto e girato Il mostro di Udine, la prima seria true crime italiana che ha riaperto le indagini su un serial killer italiano degli anni '70-'80.

Qui puoi vedere il documentario.

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