Accogliamo la sfida dei PIGS

14- 16 Novembre: Let's start PIGS revolution

di Eleonora De Majo

20 / 10 / 2012

Non abbiamo dubbi sul fatto che il 16 novembre,  data in cui la Fiom ha convocato lo sciopero generale dei meccanici, sia un'occasione preziosa  durante un autunno che fatica a definire dei momenti di mobilitazione all'altezza dell'attacco totalitario, decisionista e anti-sociale che i cittadini e le cittadine di questo paese subiscono quotidianamente. Soggettività di movimento come quelle che noi proviamo ad essere, non possono non vivere con imbarazzo e fatica una fase politica come quella presente, in cui il dibattito pubblico sembra essere tutto schiacciato  sulla corruzione della politica dei partiti , oppure sul dibattito fantapolitico tra i candidati alle primarie del PD. Tutto questo  mentre il governo Monti, sostenuto da tutte le parti politiche coinvolte in questo imbarazzante gioco di ruolo  pre-elettrorale, non arresta l'alacrita' dell'esercizio della propria governance e continua il gioco al massacro che taglia  il pubblico e le poltiche sociali, mortifica gli enti locali prosciugandone le tasche e ne   restringe gli spazi di  autonomia e  di possibile sottrazione alle decisioni del governo centrale. Uno sciopero e' necessario innanzitutto perche' ha la responsabilita' di ridefinire le parti in gioco e di riportare sul terreno del conflitto gli attori che ci stanno legittimamente e comodamente. Ma non tutti gli scioperi sono ugualmente necessari, non tutti gli scioperi sono capaci di essere all'altezza della sfida che hanno davanti. Non è notizia di poco conto che il 14 novembre in Spagna, Grecia e Portogallo sono stati convocati sinergicamente scioperi e cortei contro l'austerity e contro le politiche autoritarie della troika. Proprio questi paesi, questo tartassato sud dell'europa, hanno sperimentato fino ad ora scioperi generali che sono diventati  dispositivi efficaci non per anguste rivendicazioni di categoria ma per esperimenti virtuosi di generalizzazione della partecipazione; una generalizzazione che sfida sempre piu' spesso il centralismo metropolitano e che, convocando cortei in piu' citta', permette l'affluenza di tessuti sociali eterogenei e irrappresentabili, proprio perche' risultante del legame indissolubile tra protagonismo sociale e territori. Ora la sfida che lanciano a partire da quelle piazze gremite e sottoposte al giogo della repressione poliziesca, è quella di una giornata di mobilitazione che sfondi i confini nazionali e  che si sperimenti in una vera giornata europea, non per evocazione, ma nei fatti. E' in questo scenario coraggiosamente transnazionale, che  la data del 16 offre un terreno di conquista ambizioso, soprattutto se assieme ad i meccanici si fermassero anche gli autoferrotranvieri e convergesse anche la tradizionale data studentesca del 17 novembre, che se anticipata, potrebbe avere un senso meno testimoniale e piu' efficace al fine della ricomposizione e della generalizzazione del conflitto sociale. Ed è sempre  in questo scenario che 14 e 16  novembre  devono essere tenuti assieme da pratiche e prospettive che ridefiniscano lo spazio europeo entro un orizzonte conflittuale che sia assieme sindacale e oltre-sindacale. Sono evidentemente proprio le nostre soggettività che devono in primis  impegnarsi affinchè questo legame sia evidentemente efficace, da una parte durante il percorso di avvicinamento alle mobilitazioni, e dall'altra durante la partecipazione ai momenti europei di discussione pubblica , come quelli di Francoforte e di Madrid. 

Dinanzi ad urgenze storiche come quelle che ci attanagliano non ci si puo'  accontentare di piazze autocelebrative o autorappresentative, ne' di una giornata che diventi semplicemente  linfa vitale per quei pezzi di  centro-sinistra che pure dalle piazze piene provano a capitalizzare discorso e immaginario pre-elettorale. Noi dobbiamo fare di tutto perchè quelle piazze siano piene di segmenti di paese reale che pagano la crisi e che ne rifiutano il ricatto. Noi non possiamo e non dobbiamo accontentarci in nessun modo di condensare su giornate così importanti solo la nebulosa della auto-narrazione.La coalizione dei centri sociali deve attraversare quella giornata con la consueta vocazione maggioritaria che ha motivato la necessita' di relazionarsi alla Fiom negli ultimi anni, ma con altrettanta precisa autonomia di linguaggi e pratiche che caratterizzano quella specificita' che ha sentito la necessita' di unirsi in coalizione. L'autonomia e' quella perimetrazione necessaria dello spazio di manovra e di azione,  non  certo l' innamoramento della propria parzialita' cosi' virtuosa; la conquista di un punto di vista che sa di essere insufficiente, ma che ci offre la possibilità  di precisione, attenzione e critica nei confronti di quelle relazioni politiche virtuose con le soggettivita' che crediamo possano essere motore della spinta all'alternativa sociale nel paese. Insomma, autonomia, come semplice possibilita' di scegliere di stare con la Fiom senza se e senza ma sulle battaglie di fabbrica contro l'autoritarismo di Marchionne e di contestarne l'ottusa caparbieta' lavorista su posizioni come quelle estive sull'Ilva. E' evidente che l'entusiasmo che deve accompagnarci, durante tutto questo mese, alla costruzione dello sciopero generale sui territori, deve essere certamente una nuova valorizzazione delle relazioni che abbiamo sperimentato in questi anni non soltanto con i dirigenti Fiom, ma con gli operai delle fabbriche in crisi, in cassa integrazione, in mobilita', ma  parallelamente l'occasione per riportare a galla i temi che abbiamo sempre ritenuto fondamentali perche' caratterizzanti il vero peggioramento delle condizioni di vita delle donne e degli uomini di questo paese: debito e usura di stato, tagli alla sanita', alla scuola, ai trasposti, restrizione degli spazi di democrazia, ipersfruttamento del lavoro precario, cancellazione progressiva dei diritti piu' basilari, impoverimento diffuso e causato dall'assenza di ogni forma di welfare... Questi temi, che sono emergenze sociali drammatiche, che sono  la carne viva della crisi di questo paese e non solo, non lasciano spazi all'ambiguita': è contro il governo Monti, ma soprattutto contro la  troika che lascia sui marciapiedi di Atene i cadaveri di chi manifesta, contro l'Europa delle banche, anti-democratica e ultra liberista, che saremo in piazza il 16.

C' e' da lavorare in due direzioni parallele: una che provi a non concentrare tutto sulla costruzione della giornata-evento, ma che carichi la preparazione di una progettualità  politica che abbia come scopo la federazione di mobilitazioni sui territori dell'Europa più povera; e l'altra che pungoli le forme e le pratiche  tradizionali dello sciopero stesso, in un paese che dovrebbe aprire una discussione seria innanzitutto sul funzionamento, sull'organizzazione e  sull'efficacia del sindacato.

 Ci vuole intelligenza e l'ambizione di chi non ha nulla da perdere; bisogna costruire giornate di sconfinamento dei perimetri  delle rivendicazioni delle singole soggettivita', mobilitazioni di  vera opposizione alle governance europee, di vero rifiuto dell'austerity e  dell'elegia del lavoro sempre e comunque (anche quando diventa sinonimo di mortificazione fisica e psichica). 

Per questo dobbiamo fare  fronte con chi in Grecia, in Spagna e in Portogallo, rischia tutto-anche la morte- per rivendicare la vita degna che l'Europa crede di poter sottrarre a centinaia di migliaia di cittadini europei. Accogliamo la sfida degli altri PIGS, e cominciamo a costruire cantieri,  zone non-allineate, aree di sottrazione al ricatto di quell'Europa che si auto-celebra vergognosamente nel nobel della pace. 

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