Autoanalfabeta University of Utopia: Verba manent, scripta volant

Ferdydurke - Dialoghi sul romanzo #01

Un nome che non significa niente

13 / 7 / 2013

Massimo Rizzante (1963) è poeta, saggista e traduttore. Ha fatto parte dal 1992 al 1997 del Seminario sul Romanzo Europeo diretto da Milan Kundera. Dal 1993 al 1996 è stato redattore della rivista letteraria "Baldus". Dal 1994 è redattore della rivista "L’Atelier du roman". Nel 1999 ha pubblicato la raccolta di poesie "Lettere d’amore e altre rovine", Biblioteca cominiana. Nel 2005 ha tradotto "Il sipario" di Milan Kundera, Adelphi. Nel 2007 sono usciti il saggio "L’albero. Saggi sul romanzo", Marsilio e la seconda raccolta poetica, "Nessuno", Manni. Nel 2008 ha tradotto "Un incontro" di Milan Kundera, Adelphi e curato l’antologia poetica di O. V. de L. Milosz, "Sinfonia di novembre e altre poesie", Adelphi. Nel 2009 è uscito il saggio "Non siamo gli ultimi", Effigie (Premio Dedalus). Nel 2010 ha curato la raccolta poetica di M. Crnjanski, "Lamento per Belgrado", Ponte del Sale, una nuova edizione dei "Sonnambuli" di H. Broch, Mimesis e ha pubblicato la novella "Ricordi della natura umana", La Camera Verde. Nel 2012 ha curato "Scuola del mondo. Nove saggi sul romanzo del XX secolo", Quodlibet e tradotto e curato N. Kachtitsis, "Punto Vulnerabile", La Camera Verde e tradotto e curato l’antologia poetica di O. Lamborghini, "Il ritorno del dottor Hartz e altre poesie", Scheiwiller Libri. Nel 2013 è uscita la sua terza raccolta di poesie, "Scuola di calore", Effigie. Insegna all’Università di Trento e alla Tokyo University of Foreign Studies.


È primavera

Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la letteratura, al di là di tutte le lamentazioni che ogni giorno affollano i mass-media, ha ancora un peso enorme. Non a caso i regimi danno fuoco ai libri. La seconda è che le parole hanno sempre cambiato il mondo e lo faranno ancora. La terza è che la letteratura è democrazia.Mi chiedo che idea della letteratura abbia il perfetto scrittore progressista del XXI secolo.

Ma soprattutto quale sia la sua idea di democrazia. Io ho sempre pensato che la creazione letteraria sia elitaria. Una democrazia,infatti, è tanto più forte quanto più è in grado, attraverso un sistema educativo aperto a tutti, di sradicare l’ignoranza (con la quale dobbiamo fare i conti nel corso di tutta la vita) in modo da rendere accessibili i romanzi di Sterne, di Joyce e di Kafka. Non è la letteratura che è democratica, è l'accesso a essa che deve esserlo.

La democrazia non è qualcosa che si ottiene in modo gratuito, assecondando la mediocrità, ma è al contrario uno sforzo costante, un atto esigente di lucidità e di immaginazione, qualcosa di molto simile alla stessa creazione letteraria. Pensare, perciò, come fa il perfetto scrittore progressista del nostro tempo che la letteratura sia di per sé democratica significa inevitabilemente porla sotto il segno della sua accessibilità popolare, significa cioè avere un’idea populista (nel senso perverso che lo scrittore progressista oggi dà a questo termine) della letteratura e della democrazia.

Che cosa? Come può un progressista avere un’idea populista della democrazia? Eppure questo paradosso è ben reale.

M.R.


Autoanalfabeta - LogoAutoanalfabeta University of Utopia – a cura di Lello Voce con Claudio Calia, Gabriele Frasca, Luigi Nacci, Gianmaria Nerli, Massimo Rizzante // in Redazione: Lucia Tundo (testi e ricerche web), Mattia Barbirato (video e montaggio). Il Logo di Autoanalfabeta University of Utopia è di Fabrizio Urettini // La sigla video è di Mattia ‘Kollo’ Ceron // Soundtrack: Demetrio Stratos, O Tzitziras O Mitziras (1978). Autoanalfabeta è una produzione Globalproject.info
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