Tra le righe

Dissociarsi dall'ipocrisia

Un articolo proposto dal gruppo "tra le righe", giovani che approfondiscono temi legati al razzismo, la xenofobia, l'immigrazione, analizzando gli articoli delle testate giornalistiche.

12 / 1 / 2015


"Tra le righe è un progetto che nasce a Venezia, partendo dal lavoro svolto da Occhio ai media, gruppo di ragazzi di Ferrara che lavora sulla disinformazione mediatica e molto attivi sul tema del razzismo. Il nostro scopo è di creare una voce alternativa a ciò che ci offrono i veicoli d’informazione e totalmente indipendente da partiti ed enti politici.

Vogliamo proporre un’informazione critica non solo a livello locale per quanto riguarda i problemi relativi al territorio, ma anche globale per denunciare razzismo e l’errata mentalità con cui vengono affrontati i temi relativi al sociale.
Intendiamo monitorare ciò che ci viene proposto dai giornali e analizzarlo sulla base di fatti, documenti, interviste raccolte da noi senza avere vincoli di alcun genere e indagando la realtà oggettiva dei fatti.
La situazione creata dalla costante cattiva informazione è intollerabile, soprattutto vivendo in uno stato ritenuto civile. Per questo motivo abbiamo deciso di avviare un progetto che si propone di cercare tra le righe delle testate giornalistiche una realtà che troppo spesso viene alterata."

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In queste ore centinaia di piazze in tutto il mondo saranno pronte ad accogliere migliaia di persone che vorranno alzare una matita in solidarietà con la redazione di Charlie Hebdo. 

Sono passati diversi giorni dall’attentato e come gruppo che si propone di lavorare sulla disinformazione mediatica e sulla conseguenza diretta che essa ha sulle persone, non abbiamo potuto fare a meno di esaminare le testate giornalistiche nazionali che, ovviamente, si sono espresse al riguardo.

Il giorno dopo l'attacco alla redazione di Charlie Hebdo, i nostri giornali ci offrono una carrellata di eloquenti prime pagine. Nulla di nuovo. Come era prevedibile, questa tragica vicenda ha portato anche i media a scadere in una facile generalizzazione. "Macellai islamici", " Strage islamica contro la libertà", queste sono alcune delle prime pagine che ci propone la stampa nazionale. 

L’accanimento della stampa italiana verso l’Islam è evidente soprattutto se confrontiamo i titoli delle nostre testate con quelli francesi: da “Le Figaro” a “La Marseillese” troviamo in prima pagina titoli che riportano la frase “Je suis Charlie” o con le foto delle vittime, ma nulla di esplicito contro la religione islamica. Riteniamo che nonostante la gravità dei fatti accaduti attaccare in modo così diretto l'intera comunità religiosa sia puro sciacallaggio politico: così facendo, si punta il dito anche contro chi vive la religione da semplice credente e che non può essere condannato per questo.

Dunque risulta evidente che ci troviamo di fronte a una subdola strumentalizzazione che punta a sfruttare le vicende per portare l'attenzione dei lettori sui temi soliti quali immigrazione e integrazione, poi ripresi prontamente da una politica approfittatrice che cavalca il sempre più esteso malcontento pilotandolo contro il facile bersaglio di una religione diversa e per lo più sconosciuta. 

Ecco quindi che l’alba del giorno dopo ci offre uno scenario tanto inquietante quanto pericoloso: Gasparri grida a una nuova guerra, Salvini propone l’espulsione dei musulmani dall’italia, Bitonci vuole mandare via da Padova chi non condanna l’accaduto e infine, notizia delle ultime ore, l’Assessore all’istruzione, alla formazione e al lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan, chiede ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie musulmane di dissociarsi pubblicamente dalla strage di Parigi. Ma quanto cambia se Muhammad, bambino musulmano che frequenta la prima media in una scuola locale, si dissocia, giurando davanti ai suoi compagni di scuola che è musulmano ma non è terrorista? Qualcuno ha mai chiesto al Vaticano di dissociarsi pubblicamente dall’attentato di Oslo, in cui il norvegese di estrema destra Breivik aveva ucciso circa novanta persone? E perchè ora dovremmo pretendere delle scuse dalle comunità islamiche italiane?Ultimamente il termine “dissociarsi” continua a rimbombare nelle teste di tutti: se non ti dissoci dalla strage di Charlie Hebdo appoggi il terrorismo, se ti dissoci vai contro l’Islam, se gridi “je suis Charlie” stai facendo il gioco di chi vuole una guerra a tutti i costi e ha appena trovato il nemico contro cui muoverla, se invece non lo fai stai in silenzio e non ti indigni per le vittime.Non stiamo forse cadendo in banali categorizzazioni che, a livello pratico, si esplicitano attraverso qualche hashtag su Twitter?

L’unica cosa da cui è doveroso distaccarci in questo momento è l’ipocrisia di chi si indigna a metà, di chi ora sta marciando a Parigi in prima fila e ha sulla coscienza vittime innocenti, tra cui tanti altri giornalisti uccisi dai nuovi fascismi, di chi semina terrore e predica odio facendoci credere che siamo in guerra, dobbiamo dissociarci dall’ignoranza che genera xenofobia e razzismo, dall’indifferenza di chi domani lascerà a casa le matite e dimenticherà che la libertà d’espressione viene ammazzata tutte le volte in cui mettono a tacere chi ricerca giustizia e verità.

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