Il coltello sotto il tavolo

21 / 1 / 2015

Verso fine mese ritornano i giorni della merla, quelli soleggiati ma freddi, freddi tanto da obbligare una bianchissima e bellissima colomba ad infilarsi in un camino ed uscirne poi nera e goffa.

Domenica all’assemblea di Bologna dell’area che votato per la lista ‘un’Altra Europa’, il rappresentante ellenico della lista Tsipras ha salutato annunciando che le proiezioni davano per le prossime elezioni un bel 35 % alla lista. L’ovazione, potente, ha fatto tremare le pareti del cinema. Segno che sappiamo ancora emozionarci ed esprimere una potenza emotiva in grado di rompere qualsiasi barriera si frapponga al cambiamento.

Bello, ma stiamo attenti ed accorti al vecchio adagio dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione. Tocchiamoci.

Nessuno vuole gufare ma teniamo in considerazione la potenza della posta in quel di Atene, il suo riverbero sociale e mediatico, la sua onda d’urto sul piano europeo e non solo. Su questi aspetti molto è stato scritto nei giorni passati e ancora si scriverà. Vale la pena soffermare l’attenzione su quanto è in atto da oltre una settimana da parte di molti cittadini, quelli che rappresentano il ventre molle della società capitalistica greca e di cui molto poco si parla, giusto per non disturbare il manovratore.

Lasciamo da parte, per un momento, le manovre finanziarie dei potenti e dei poteri, quello che sta mettendo oggi in ginocchio – e domani chissà - il sistema bancario e quello economico greco, è il ritiro sistematico dei risparmi da parte dei cittadini, impauriti dalle possibili misure adottabili dalla BCE, dal FMI e dalla BM, se dovesse vincere, come suggeriscono i sondaggi, il nostro amico Tsipras.

Già diversi istituti bancari ellenici di prima grandezza hanno chiuso gli sportelli per mancanza di liquidità e si sono rivolti alla BCE per ottenere il permesso di utilizzare le riserve: è una pericolosissima spirale che evoca scenari argentini o da anni 30 del secolo scorso.

Questo nella realtà sociale e nella concretissima vita, nel mentre continuiamo a leggere sui grandi giornali di opinione il gioco di fioretto tra big economico finanziari europei sulle compatibilità ritrovate tra il programma Tsipras e la permanenza della Grecia nell’eurozona, anzi il programma Tsipras è diventato quasi una nuova opportunità per il rafforzamento dei meccanismi di raccordo e decisionali della BCE.

Quando la posta del gioco è alta, come pensiamo lo siano gli esiti elettorali in Grecia per le ricadute che avrà sull’impianto neoliberista europeo, i giocatori hanno pronto il coltello sotto il tavolo e non esitano ad usarlo anche a costo di rischiare quei rigurgiti reazionari nemici dell’Europa.

La crisi che attraversa i paesi euromediterranei dal 2007, che è ora diventata endemica in tutta Europa, ha segnato una polarizzazione sociale, economica e politica, con indici di disoccupazione che rasentano il 50% della fascia giovanile, con l’aumento a milioni dei nuovi poveri, con la concentrazione della ricchezza nelle mani del mitico 1% della popolazione già denunciato dai movimenti no global e occupy, con il prosciugamento delle risorse e lo slittamento del ceto medio verso le fasce più deboli, con l’emergere prepotente di un blocco sociale reazionario che scarica sui differenti, sulle fasce più deboli le proprie paure e miserie, con una prospettiva di crisi economica perdurante a fronte di una incertezza internazionale incombente, esasperata da efferatezze di ogni genere, in casa ed altrove.

Uno scenario che non apre a radiosi sol dell’avvenir, anzi ci dice che è molto duro e complesso uscire da una crisi pesante con un passaggio, con un salto di paradigma libertario, solidaristico ed egualitario.  

Ci batteremo come leoni e senza risparmio, consapevoli della fase epocale che attraversiamo, ma consci delle difficoltà e senza illusioni: anche lor Signori lo sono tanto quanto, e sono determinati a non mollare.

Faceva impressione quel ‘blocco nero’ che ha marciato compatto a Parigi in difesa della nostra civiltà, virata a baluardo dei loro interessi immediati e futuri.

Ma Loro erano un centinaio, noi milioni.

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