Il Saloon del libro

Il Salone del Libro di Torino invita la casa editrice fascista Altraforte e si nasconde dietro la foglia di fico della libera espressione

7 / 5 / 2019

Grottesca situazione quella in cui si decide di invocare l'apertura al dialogo per giustificare la presenza di un editore molto vicino a Casa Pound. Eppure, questo è il cortocircuito a cui è arrivata l'edizione 2019 del Salone del Libro di Torino.

L'intervista a Matteo Salvini pubblicata da Altaforte ha, infatti, trovato la sua collocazione in fiera. Ad avere curato la stampa del testo è stato Francesco Polacchi: ex responsabile di Blocco studentesco, membro decennale di Casa Pound, partecipante ai cori e agli attachi di Piazza Navona contro gli studenti dell'onda, e ora, da pochi mesi, uomo dedito a curare volumi come “La dottrina del fascismo”, “White guilt. Il razzismo contro i bianchi ai tempi della società multietnica” e “Diario di uno squadrista toscano”. Non esattamente un editore qualsiasi, dunque, quello che gli organizzatori del Salone hanno deciso di ospitare nei loro spazi.

Una decisione grave che ha portato nelle ultime ore a importanti defezioni. Wu Ming, Ginzburg, Zero Calcare sono solo alcuni degli scrittori che hanno deciso di non partecipare più al festival. Addirittura il Museo di Auschwitz-Birkenau ha scritto al comune di Torino: «al Salone o noi o i fascisti!». La lettera è stata firmata dal direttore e da una sopravvissuta al lager, Halina Birenbaum.

Eppure, alle numerose proteste sorte è stato risposto invocando lo spazio aperto e plurale della kermesse e la libertà di partecipare a chi non sia stato condannato per propaganda di idee razziste e suprematiste. E tutto ciò sebbene questa edizione fosse nata con la disposizione di non avere, ad una ventina di giorni dalle elezioni europee, politici tra gli stand. 

Fermo restando che la politica nel mondo editoriale e nei libri è qualcosa che non si lascia fuori dalla porta semplicemente proibendo la partecipazione del singolo politico, quello che indigna maggiormente di tutta questa faccenda è come si sia deciso di dare spazio a una casa editrice di estrema destra nascondendosi dietro concetti quali pluralità, democrazia e legalità. Un Paese sempre in emergenza revisionista sul ventennio, costantemente assediato da ricostruzioni buoniste sulla dittatura fascista, in permanente flirt con l'idea dell'uomo forte al comando e terribilmente autoassolutorio con il proprio passato, si lascia nuovamente fagocitare da dinamiche che hanno per protagonista l'estrema destra.

Una polemica che purtroppo consegnerà inevitabilemente alla Storia un'edizione della fiera non solo contraddittoria, ma soprattutto un'occasione persa. Si toglierà la possibilità ai piccoli editori indipendenti di avere una vetrina che dovrebbe essere tutta loro almeno una volta all'anno, inevitabilmente dimenticati da una becera bagarre.

E tutto questo a che pro? Davvero non se ne capisce il senso. O forse si capisce...

Al di là di tweet, post e notizie ansa, quello che ne rimane di tutto questo fattaccio è l'avere confuso motivazioni pretestuose con la libertà di dialogare e la legittimità di rappresentanza. E proprio in un momento storico dove prendere chiari e forte posizioni antifasciste è sempre più necessario e ineluttabile.

E fortuna che alcuni autori hanno avuto il coraggio di schierarsi apertamente, a partire da Christian Raimo, dimessosi dal ruolo di consulente della direzione del Salone.

Almeno in questo, un segno l’edizione 2019 lo lascerà: c'è ancora qualcuno che antepone l’antifascismo reale a tutto il resto, in barba a quella neutralità "schierata" dei soliti benpensanti all'italiana (vedi Pierluigi Battista dalle colonne del Corriere).

A ruotare attorno al libro, però, non dimentichiamocelo, c'è oltre all'autore, responsabile di ciò che scrive, e all'editore, a cui spetta l'onere della produzione finale, anche il lettore. Ed è a quest'ultimo che spetta il compito di scegliere, valutare e sapersi indignare. Sono ben altri i piccoli-medi editori da sostenere e di cui si dovrebbe da oggi ricominciare a parlare. È stata già lasciata troppa visibilità all'estrema destra e la cosa migliore è ricominciare a puntare il focus su tutt'altri valori e ben altre pubblicazioni.

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