Ma questo catcalling cos’è? Guida galattica (ragionata) per fischiostoppist*

28 / 4 / 2021

Negli ultimi anni il termine inglese catcalling si è affermato anche fra parlanti italian* grazie all’ampia diffusione avvenuta tramite i social e i media. 

Per catcalling si intende la «molestia sessuale, prevalentemente verbale, che avviene in strada», ma non solo. Nella definizione di catcalling rientrano tutti quei “Ciao bella!”, fischi e ammiccamenti vari che almeno una volta nella vita sono stati rivolti a molt* di noi. 

Come dimostra l’articolo di Simona Cresti, questo inglesismo non va inteso in senso letterale perché i gatti c’entrano fino a un certo punto. Nella lingua inglese to catcall è sia un verbo che indica l’atto di fischiare per manifestare disapprovazione, sia un sostantivo che definisce la molestia verbale rivolta per strada. Al di là dell’etimologia del termine, ciò che più interessa è la ragione attuale per cui le persone italofone ricorrono a tale forestierismo. 

In realtà, nei dizionari della lingua italiana esiste un termine corrispettivo che è pappagallismo. Sebbene formulate in maniera diversa, le varie definizioni hanno una radice comune: col termine pappagallismo si indica il comportamento di chi importuna le donne per strada. Il verbo importunare, riportato in tutti i dizionari, risulta quindi la parola chiave per la definizione di questo fenomeno. Così come è rilevante che in ogni definizione vengano indicate le donne come destinatarie di tali atteggiamenti. 

Tuttavia, l’espressione pappagallo non viene utilizzata da qualche decennio, di sicuro non è presente sul web o diffusa tra le generazioni più giovani quanto quella di catcalling. Inoltre, ci preme segnalare che è una definizione che prende in considerazione dinamiche eteronormate. Invece, qualsiasi soggettività può essere resa oggetto della molestia di strada. 

Per sopperire alla mancanza di un sostantivo che potesse corrispondere a quello di catcaller presente nella lingua inglese, abbiamo coniato ironicamente il termine fischiostoppista riprendendo così nel titolo la saga di Douglas Adams “Guida galattica per autostoppisti”. 

A parte gli aspetti lessicografici ed etimologici, molto più importanti sono quelli comunicativi perché permettono di parlare delle due persone coinvolte: mittente e destinatari*. 

Se qualcun* emette un fischio, compie un gesto o pronuncia una o più parole, sta manifestando un’intenzione comunicativa. I suoi segni, linguistici o extralinguistici, produrranno un effetto su* destinatari* che non è possibile prevedere. Nel caso del catcalling, a seconda di ciò che viene detto e anche di come viene detto, ci si può beccare dal sorriso al “Vaffanculo” passando per la più totale indifferenza. 

Chi fa catcalling invia un messaggio a una persona che attraversa un determinato spazio a una determinata ora e che si sta facendo bellamente i fatti propri: in sostanza la si sta importunando. 

Sebbene tantissima gente si prenda la briga di importunarci nell’arco della giornata, il catcalling è qualcosa di diverso perché ha un intento ben preciso: voglio che quella tale persona si accorga che l’ho notata. E in tanti casi lo si fa tramite frasi volgari, in maniera estremamente inopportuna. 

Per quanto riguarda il fenomeno, la problematica sta nel fatto che questo gesto verbale può cagionare un grave stato di ansia o di paura nella persona che lo riceve, uno stato di insicurezza che in alcune situazioni può essere tale da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità (es. strada deserta in piena notte). Per quanto il fenomeno possa essere trattato anche in prospettiva giuridica, ciò che è necessario segnalare è che è sempre prioritario affrontare queste problematiche da un punto di vista educativo, culturale e sociale più che repressivo. Poiché attualmente il codice penale non prevede una disciplina ad hoc, si è ipotizzato fosse possibile ricondurla nella fattispecie di cui all’art. 660 c.p. “Molestia o disturbo alla persona”. Senza entrare nel tecnicismo e nei motivi per i quali si discuta sull’opportunità o meno di ricondurre queste condotte nell’alveo della fattispecie appena citata, quello che qui interessa segnalare è che da un punto di vista oggettivo il bene giuridico che il reato, di cui al 660 cp, intende tutelare è l’ordine pubblico. Viceversa negli episodi di catcalling ciò che interessa - e che pertanto rappresenta il bene giuridico da tutelare - è la libertà individuale di circolazione della persona. Il fenomeno in esame, infatti, comporta una privazione, o compressione, della libertà individuale di chi subisce questa condotta, al punto da poter perdere lo stato di tranquillità e la possibilità di circolare in serenità. Quindi quello che dovrebbe rilevare è comprendere come sia possibile andare a tutelare la serenità psico-fisica del soggetto che subisce la condotta, nonché la sua libertà di circolazione, poiché questi episodi possono ingenerare uno stato di ansia tale da costringerla a modificare il modo di vivere o di agire. 

Ciò su cui vogliamo ulteriormente porre l’attenzione è la frequenza di questi episodi. Non bisogna leggerli nella loro singolarità, ma piuttosto provare a calarsi nei panni de* destinatari* che per anni, quasi quotidianamente, subiscono questo tipo di comportamento. Potete immaginare cosa significhi? Forse sì o forse no, in ogni caso vi sottoponiamo delle situazioni tipo che possano aiutarvi a comprendere meglio la differenza fra importunare e approcciare educatamente. 

Premessa n. 1: nella comunicazione il contesto svolge una funzione fondamentale, ma si potrebbe dire che vale per qualsiasi episodio della nostra esistenza. 

Premessa n. 2: la regola valida per ogni situazione è non invadere mai lo spazio personale (bolla prossemica) dell’interlocutor*. 

Ricordate inoltre che c’è il Covid e che dovete a maggior ragione tenervi a 1 metro e mezzo di distanza. 

Premessa n. 3: poiché la molestia di strada può essere agita e subita da chiunque, abbiamo sostituito le persone con un* dinosaur* e un unicorno. 

Situazione n. 1: giorno, strada affollata

D: - Scusa, hai da accendere? 

U: - Sì, ecco a te. 

D: - Grazie. [Inserisci argomento di conversazione neutro, es. Studi o lavori?].

U: - [Risposta interessata: la conversazione può continuare] oppure [Risposta indifferente: abbozzala] 

Situazione n. 2: notte, strada affollata

D: - Scusa, posso dirti una cosa? 

U: - Sì. 

D: [Inserisci argomento di conversazione neutro, es. Cosa fai nella vita?] oppure

U: - No. 

[Stacce! Non insistere e allontanati] 

Situazione n. 3: giorno, strada isolata o poco trafficata

D: - Posso dirti una cosa? 

U: - No. 

[Stacce! Non insistere e allontanati] 

oppure

U: - Sì, dimmi. 

D: [Inserisci argomento di conversazione neutro, es. musica, letteratura, cinema, arte] 

U: [Risposta interessata: la conversazione può continuare] oppure [Risposta indifferente: abbozzala] 

Situazione n. 4: notte, strada isolata o poco trafficata

D: - Posso dirti una cosa? 

Ecco, qui sarebbe preferibile evitare in ogni caso. Se volete chiedere in prestito l’accendino aspettate di tornare a casa e ricorrere al fornello del gas se vi hanno fregato tutti i clipper. Qualunque cosa vogliate comunicare alla persona che incontrate sarebbe meglio tenerla per voi. È una strada isolata, è notte. 

È altamente probabile che qualsiasi approccio, anche quello più in buona fede, possa provocare un sentimento forte di disagio o di paura. Tenete per voi richieste e osservazioni e lasciate che l’altra persona possa proseguire serenamente per la sua strada. Vi consigliamo anzi di rendere l’incontro rassicurante, per esempio spostandovi sull’altro lato della strada o cambiando marciapiede. 

Gli esempi che abbiamo ideato vogliono offrire delle linee guida generiche: possono valere per strada come sul treno, a una festa come al supermercato. Rifletti sempre sul contesto che ti circonda prima di interagire con l’altra persona. Al di là dei contesti e delle situazioni ricorda che non è il mittente che può sentenziare sull’effetto provocato su* destinatari*, poiché l’effetto è soggettivo: ciò che a un* può non dare fastidio, ad altr* può causare disagio. Ci sono parole, gesti, situazioni che rendono più consona l’espressione di un complimento, l’approccio gentile o il tentativo di flirt. 

Se non si riesce a operare un discrimine tra un comportamento rispettoso e quello che, a più riprese da molte persone, viene definito catcalling è perché non è abbastanza chiaro che anche nella comunicazione il consenso è importante.

Se la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto è 42, quella a Ma questo catcalling cos’è? speriamo che l’abbiate trovata in questo articolo. 

Mentre la risposta alla domanda più googlata Come approcciare senza risultaremolest*? riguarda imprescindibilmente il concetto di consenso.

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Nota delle autrici

[1] Nonostante l’uso schwa (ə) si stia progressivamente facendo largo nella produzione scritta, abbiamo deciso di optare per l’asterisco per rendere la lettura più fruibile alle persone con dislessia, consapevoli che purtroppo le varie proposte linguistiche non risultano ancora pienamente inclusive.

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