Venezia - Nè schiavi, nè turisti

L'opinabilità del Career Day di Ca' Foscari

9 / 11 / 2018

L’autunno tarda ad arrivare, ma il Career Day di Ca’ Foscari non si lascia scoraggiare dal cambiamento climatico e, con solenne puntualità, approda a Venezia. Tre giorni, tre macrotemi, un migliaio di studenti, un centinaio di aziende, una contestazione: il collettivo universitario Li.S.C.

Ma andiamo per ordine. Le tre giornate sono quelle dell’8, 13 e 15 novembre, cui si somma in realtà l’appuntamento dell’aprile passato dedicato al dipartimento più coccolato di Ca’ Foscari, il Campus Economico San Giobbe; i tre temi sono Arti, turismo e comunicazione, Retail & Lifestyle (chiamarlo Commercio e stile di vita avrebbe suggerito troppo palesemente la pacchianità della situazione) e Industria e servizi. Sugli studenti torneremo più avanti, mentre del centinaio di aziende ne citeremo solo alcune in via preliminare, per dare un’idea di cosa sia, nei fatti, il Career Day. La prima giornata dedicata a turismo e arte ha ospitato colossi dell’industria dei viaggi come Booking.com, Volotea e Hilton Hotels, mentre gli appuntamenti del 13 e del 15 novembre si preparano ad accogliere Benetton, Nestlé, Unilever e tanti altri. Onnipresente l’agenzia interinale del sindaco di Venezia Brugnaro, UMANA.

Lo scopo dichiarato di eventi come questi è quello di facilitare la transizione degli studenti nel mondo del lavoro, di iniettare energie fresche nel circuito di produzione con sintomatica urgenza. Posto che purtroppo siamo ben lontani dalla realizzazione di un reddito di base universale e incondizionato – una remunerazione del tempo di vita messo a lavoro – e che riconosciamo la ricerca di un’occupazione al termine degli studi come un’esigenza condivisa, una giornata come il Career Day solleva una serie di criticità che neppure il più grande tappeto al mondo potrebbe nascondere.

Anzitutto si pone il problema di riconoscere come priorità dell’università, sopra la formazione, l’occupabilità dei suoi giovani utenti. Il concetto anglosassone di employability, beata esterofilia!, va distinto da quello di occupazione: implica infatti il potenziamento delle capacità trasversali, delle cosiddette soft skill ancora potenzialmente perfettibili. Riguarda infatti non un dato del reale – l’effettivo impiego –, ma un dato in potenza: quanto gli studenti che si laureano a Ca’ Foscari possano essere adatti al mondo del lavoro. Che poi ne entrino a far parte è discorso diverso, che riguarda l’università solo nel momento in cui vengono stilate le tabelle di ranking, indifferenti peraltro alla natura del lavoro. Il Career Day non è pensato per le assunzioni dirette, non è un modo per segnalare alle aziende le eccellenze del proprio polo, ma segue il precorso opposto, cioè di far conoscere agli studenti i requisiti richiesti dalle aziende per corrispondere alle loro esigenze. Serve per insegnare ai giovani come rendersi appetibili nel mondo del lavoro non per le competenze tecniche o analitiche acquisite grazie al percorso di studi, ma per attitudini, comportamenti e disposizioni d’animo.

La scelta di investire sull’occupabilità implica l’assunzione di una prospettiva neoliberista, legata al concetto di competitività e, soprattutto, di responsabilità individuale: se dopo un’opportunità come questa non otterrai un posto di lavoro la colpa non è di un mercato saturo e deviato, di politiche che tollerano e foraggiano precarietà e altre forme di sfruttamento, ma è solo tua.

La seconda criticità è figlia delle scelte che, nello specifico, compie Ca’ Foscari. Prendendo in considerazione la prima di queste tre giornate, quella intitolata Arti, turismo e comunicazione, colpiscono la sua attinenza e attualità con il tessuto urbano e sociale veneziano. Venezia museo a cielo aperto, Venezia parco divertimenti (#EnjoyRespectVenezia ne è testimone anche nel mainstream). Venezia e il fenomeno Airbnb, lo spopolamento sistemico del centro storico, l’adeguamento verso l’alto del costo della vita. Scegliere di mettere in relazione studenti e mondo del turismo è già, di per sé, una scelta, che però lascia ancora aperte almeno due strade. Un’operazione di controtendenza, incentivare modelli di turismo sostenibile basati sulla salvaguardia dell’ambiente, delle culture e delle comunità locali, modelli che nel caso di Venezia tutelino l’ecosistema lagunare e non distruggano i processi sociali; oppure la via del conformismo alle tendenze generali. E quindi i grandi alberghi, le grandi navi, le grandi agenzie. Ca’ Foscari ha scelto questa, ha scelto di incentivare i propri studenti a inviare curriculum a una holding come Booking.com, a una catena di alberghi come l’Hilton, a una compagnia di volo low-cost come Volotea, tanto per citare i nomi più noti. A quegli attori, dunque, che sono responsabili della dell’agonia e della morte – neppure tanto lenta – di Venezia. La scelta dell’ateneo veneziano si configura come parte integrante dei processi di turistificazione di massa e di svuotamento del centro storico: «Questo è il mondo del lavoro cui potete avere accesso» suggeriscono queste politiche. Le campagne sull’eccellenza di Ca’ Foscari rincarano la dose, perché nel panorama autocelebrativo, la selezione di queste aziende assume i contorni di una rosa di migliori proposte, «solo il meglio per i nostri studenti».

Poco importa che questo meglio sia la causa dell’aumento costante dei prezzi di affitto che obbliga tantissimi studenti a rinunciare alla vita nel centro storico, ad accettare soluzioni abitative indegne o precarie e a scappare nei mesi estivi. Poco importa, perché la colpa è sempre individuale: sono gli studenti che non si sono saputi adattare. E ormai, l’unica soluzione è lavorare per quell’industria che vi ha cacciati, dice Ca’ Foscari.

Quel che in questa sede Ca’ Foscari tace è che il terreno per cui gli studenti siano passivamente portati a credere che questa sia realmente l’unica possibile risposta è scientemente spianato proprio dall’università e dalle sue politiche residenziali. Si veda la semantica del Campus di Santa Marta, un campus di lusso, si vedano i bandi ESU per l’appalto, nei mesi estivi, delle residenze studentesche a privati che le gestiscano come strutture ricettive, e la pratica, nelle stesse, di sgomberare gli studenti durante tutte le festività per far posto a turisti. Un’ente, quest’università, che con una mano toglie, e con l’altra ancor di più: responsabile sia direttamente che indirettamente dell’estromissione degli studenti dalla città, insieme vetrina e magazzino di forza-lavoro. Beato multitasking!

Nonostante l’evento in sé rappresenti un’aberrazione dei valori che l’università dovrebbe coltivare e tutelare, il collettivo universitario Li.S.C. ha riconosciuto nella giornata dell’8 novembre il sintomo più evidente dell’appiattimento neoliberista di Ca’ Foscari, e ha scelto questa data per un sanzionamento. Rispetto all’edizione precedente, che già aveva visto la contestazione degli studenti, occorrono due premesse: un primo dato positivo ha riguardato l’assenza, tra le aziende convocate, di Costa Crociere, oggetto di sanzionamenti lo scorso anno, mentre un secondo è stato la drastica riduzione in termini di partecipazione degli studenti. Se nel 2017 l’affluenza era preoccupantemente alta, quest’anno si è ridotta della metà (ma l’università è immune alle veline della questura e nessuno confuterà i numeri diffusi da Ca’ Foscari).

La scelta di chiudere il banchetto di Booking.com è stata più che altro emblematica e rappresentativa di tutte le criticità che abbiamo sollevato finora, ma il nostro intervento si è configurato fin dall’inizio come una critica sistemica e radicale a un evento come questo Career Day. Nella concitazione degli organizzatori non è stato semplicissimo spiegar loro le nostre ragioni, e se volessimo essere indulgenti potremmo imputare al fattore imprevisto le loro risposte, e tuttavia non lo faremo. Alle contraddizioni di spingere i propri studenti a lavorare per le compagnie che li cacciano come ospiti indesiderati da Venezia si aggiungono le problematicità di ospitare il gruppo Benetton, responsabile dell’espropriazione di terre dei Mapuche, mandante dell’omicidio di Santiago Maldonado, attivista ambientale per i diritti delle popolazioni indigene sudamericane, proprietaria della fabbrica in Bangladesh in cui 1300 operai furono bruciati vivi nel 2014 (e per cui non volle nemmeno parlare di risarcimenti, rifiutandosi di sedere al tavolo delle trattative). E, dulcis in fundo, la stessa Benetton azionista di maggioranza di Autostrade per l’Italia, società che aveva in carico la manutenzione del ponte Morandi, crollato quest’estate provocando 43 vittime. Chiedendo spiegazioni su una scelta tanto opinabile, ci è stato risposto dal direttore generale Antonio Marcato che ad essere opinabile è l’etica. Come quella che dovrebbe guidare la scelta delle aziende da invitare per il Career Day. Il fatto di ritenere inappropriata, per usare un eufemismo, la presenza di una multinazionale colpevole di devastazioni ambientali, sfruttamento dei lavoratori è, per Ca’ Foscari, opinabile, qualcosa di cui discutere. Il fatto di ritenere gravissimo l’invito a presentarsi a un’azienda che controllava il gruppo che avrebbe dovuto manutenere il ponte di Genova e i cui vertici sono indagati per omicidio colposo aggravato dalla violazione della normativa anti-infortunistica è o-pi-na-bi-le.

Opinabile come, evidentemente, per il signore di cui sopra è il ruolo dell'Università e dei saperi, ma anche il dialogo propositivo con gli studenti, che dallo stesso vengono visti come meri fruitori di servizi ed iniziative calate dall'alto e non come attori principali con diritto di parola all'interno di tale sistema.

Come Li.S.C. pensiamo che non vi sia più possibilità di temporeggiare: non possiamo sentirci turisti nella città che viviamo e attraversiamo ogni giorno, non possiamo ai dettami e alle politiche di Ca' Foscari volte al profitto economico e al deterioramento continuo di Venezia! Il 28 Novembre ci ritroveremo per un' assemblea aperta alle ora 17:30 in aula 0C di San Basilio: troviamoci, confrontiamoci e organizziamoci! 

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