Life or death: act now!

A Londra è iniziata la "settimana di ribellione" per la giustizia climatica

17 / 4 / 2019

Lunedì 15 aprile Londra si è destata con la sveglia di Extinction Rebellion (XR), l’appello internazionale alla disobbedienza civile che ha coinvolto, oltre alla capitale inglese, altre 80 città in 33 Paesi, con lo scopo di portare l’attenzione di cittadine/i e governi sulla crisi climatica e sulle soluzioni per costruire un mondo-altro: non solo dunque arginamento della crisi, ma messa in discussione del modello di sviluppo tout-court, e soprattutto, sovvertimento e ricostruzione, mettendo al centro giustizia ambientale, sociale e bisogni reali, fuori e oltre il mito della crescita ad ogni costo.

Già da lunedì un’ondata di blocchi stradali ha congestionato il traffico della parte ovest di Londra: il quadrilatero che si sviluppa attorno a Parliament Square, Waterloo Bridge, Marble Arch e Oxford Circus, i quattro nodi nevralgici individuati da Extinction Rebellion come concentramenti attorno a cui orchestrare cortei, presidi, dibattiti, concerti, diverse forme di azione diretta e ulteriori blocchi stradali temporanei.

La strategia è semplice: gli attivisti e le attiviste prevedono di mantenere i blocchi finché il governo non si deciderà ad accogliere le istanze del movimento per la giustizia climatica: raggiungere quota zero emissioni entro il 2025 e l’astensione totale dall’utilizzo di combustibili fossili. Se il governo non si esprimerà sulla questione entro i prossimi giorni, gli/le attivisti/e prevedono un’escalation delle azioni che vedranno il blocco dei trasporti pubblici attorno alle aree dei concentramenti.  

«Siamo solo all’inizio» annuncia il sito di XR. La disobbedienza civile, che dovrebbe protrarsi per almeno una settimana, vede già da lunedì - secondo le stime dell’organizzazione - una presenza tra le 5000 e le 10000 persone provenienti da diverse zone dell’Inghilterra, una presenza che aumenterà esponenzialmente con il passare dei giorni.

Sarebbe però errato pensare che Extinction Rebellion stia semplicemente orchestrando azioni di protesta e blocco stradale. L’articolazione urbana dei concentramenti è complessa e prevede ben più che il grido di allarme lanciato dagli striscioni di apertura dei cortei e dei presidi. Ogni concentramento funziona come una grande area tematica che accompagna, più che dettare, i termini dei dibattiti e della caratterizzazione scenografica. Non è un caso che a Parliament Square, in prossimità dei palazzi del governo, siano previste assemblee plenarie, interventi programmati e dibattiti più strutturati sotto l’egida della promessa “beyond politics” (oltre la politica) in cui è stato espressamente richiesto che la transizione ecologica sia gestita attraverso la delibera democratica; cittadini e cittadine vogliono essere coinvolti nei processi decisionali attraverso l’istituzione di comitati su più livelli.

Allo stesso modo, lo slogan che accompagna l’occupazione di Waterloo Bridge, “act now,” vede l’allestimento di un vero e proprio mondo-altro. Piante, fiori, fieno e listarelle sono stati usati per ricoprire il cemento, gli spartitraffico e i pali della luce, ma è stato montato anche un mini skate-park in legno; un piccolo carretto offre cibo vegano per attivisti/e e passanti; diversi gazebo annunciano la possibilità di momenti di meditazione, approfondimento e dibattito; un camioncino adibito a palco ospita la musica live e le prime tende vedono la partecipazione vivace degli occupanti. Il blocco di Waterloo Bridge è il più scenografico dove è si tocca con mano l'altro mondo possibile, dove si rende palese il cambio di rotta praticabile qui e subito.

Ad Oxford Circus, nel pieno centro della città vetrina, è stata allestita una barca a vela rosa come palco a simboleggiare l'innalzamento delle acque e il titolo del presidio è  “tell the truth” dove gli interventi sono volti a denunciare i responsabili del surriscaldamento globale.

Marble Arch invece è il presidio con più presenze e dove è stato allestito un vero e proprio campeggio. Interventi e banchetti accolgono attivisti/e, passanti e turisti proprio alle soglie di Hyde Park, dove svettano vicini all’entrata striscioni e cartelli. “This is an emergency” è il tema del concentramento nonché una frase ricorrente, che richiama con forza alla necessità di agire subito perché il tempo dei negoziati inutili è finito, “non potrete patteggiare con gli uragani e le calotte polari sciolte.”

Sebbene l’eufonia di azioni e proteste sia iniziata nel migliore dei modi - poca presenza di forze dell’ordine nell’atmosfera pacifica e rispettosa espressamente richiesta dal movimento - nella notte tra lunedì e martedì, un’ondata di arresti – stimati oltre il centinaio– ha investito il concentramento a Waterloo Bridge, dove alcuni attivisti/e si sono letteralmente incollati/e alla parte inferiore di un camion per rallentare l’azione di polizia e il loro possibile intervento negli altri concentramenti.  

Parte della strategia di Extinction Rebellion è farsi volontariamente arrestare, con lo scopo di rendere manifesta la contraddizione istituzionale che vede da un lato il governo responsabile del benestare dei suoi cittadini, e dall’altro, la criminalizzazione di questi ultimi nel momento in cui essi reclamino il diritto a tale tutela. Tutela che vede l’ambiente al centro delle proprie rivendicazioni, non come estensione antropocentrica del diritto, ma come quella decostruzione del mito gerarchizzante che vede la nostra biosfera da secoli subordinata al sistema di sviluppo e consumo capitalistico.

Entro tali parametri si inserisce il blitz voluto da alcuni/e attivisti/e di XR e diretto contro la Shell, avvenuto nella prima mattinata di lunedì nella sede della multinazionale del petrolio a Belvedere Road, vicino al concentramento di Waterloo Bridge. Gli/le attivisti/e hanno occupato l’edificio frantumando la porta a vetri dell’ingresso, distrutto l’arredamento e imbrattato muri e finestre con scritte quali “bugie” e “Shell sapeva,” infine, alcuni/e si sono arrampicate sul tetto per diverse ore.

Lo scopo ultimo dell’azione è stato quello creare danni per oltre 6000 sterline, limite oltre il quale i capi d’imputazione non vengono giudicati dal tribunale regolare ma dalla Corte della Corona, composta da una giuria civile che possa deliberare, secondo le speranze di XR, un verdetto contro Shell per reato di ecocidio. Ciò costituirebbe un importante precedente nel caso in cui altri ed altre decidessero di intraprendere azioni simili.

La linea ufficiale di XR tiene a precisare la natura non-violenta, pacifica e rispettosa del movimento. Ciò non si traduce come resistenza passiva ma al contrario, gli/le attivisti/e rivendicano il ruolo fondamentale ricoperto dalla non-violenza attiva nelle forme di azione diretta radicale che stanno vedendo Londra al centro di un tentativo di paralisi duratura da parte del movimento per la giustizia climatica. 

Bookmark and Share