Tunisia: transizione democratica?

Utente: stelz
28 / 10 / 2011

Dopo 4 lunghissimi giorni di attesa giovedi 27 ottobre, verso le 21.00, al palazzo dei congressi di Tunisi, l’Alta Istanza per le elezioni annuncia i risultati ufficiali delle elezioni.

Ma il colpo di scena non viene dall’annunciata vittoria elettorale del partito islamista (Nahdha) quanto dall’annullamento di sei seggi alla lista ‘aridha shabiaa’ (petizione popolare). Dopo pochissimo il suo chiacchieratissimo leader, Hachmi Hamdi, annuncia da Londra prima nel suo canale privato (mustakilla), poi sulle onde di Radio Mosaique, il ritiro dei suoi eletti dall’Assemblea Costituente. In risposta cominciano marce di protesta a Sidi Bouzid, la sua “capitale elettorale”, che degenerano in atti di vandalismo e scontri.

L’annuncio dell’annullamento dei seggi ha tuttavia scatenato un entusiasmo tale nella sala del palazzo dei congressi che l’oratore è stato costretto a piu’ riprese a chiedere contegno da parte dei giornalisti e pubblico astante.

Cosa sta dunque succedendo?

La giornata del 23 ottobre si era aperta con un sole brillante ed un cielo sereno che prefigurava una grande festa popolare. Il giornale francofono “La presse” titolava il giorno dopo senza mezzi termini: “Il trionfo della democrazia”. Ed infatti tutti gli osservatori, nazionali ed internazionali, rileveranno il fatto politico piu’ importante. Il primo test elettorale della ‘primavera araba’ si apre con un grande successo. Code ordinate davanti ai seggi fin dalle 7 di mattina; scene commoventi di gente con le lacrime, o avvolti dalla bandiera nazionale. Nei quartieri popolari l’evento si trasforma in una festa a cui partecipano tutti, bambini compresi.

Le ansie, le paure, gli scetticismi della vigilia svaniscono in una notte e chi puo’ corre a votare. L’entusiasmo (e la confusione) dell’inaspettato afflusso di cittadini é tale che Kamel Jandoubi, presidente dell’istanza elettorale esce in conferenza stampa alle 11.00 del mattino non per annunciare l’affluenza alle urne, come tutti si aspettano, ma per dichiarare tra l’entusiasmo e l’imbarazzo: “L’afflusso alle urne é piu’ alto di qualunque piu’ ottimistica previsione”.

L’entusiasmo era dovuto al fatto che l’istituzione da lui presieduta aveva fatto di tutto, ma proprio di tutto, per incoraggiare gli elettori ad iscriversi alle liste elettorali e per insinuare nella societa’ l’enfasi della storicità del momento. Senza apparente risultato finché l’ultima notte scaccia via i fantasmi. L’imbarazzo era dovuto dall’impreparazione organizzativa a tale flusso. Erano stati previsti, per ogni sezione elettorale, scuole speciali adibite a seggio per gli elettori non iscritti ai registri elettorali. Un servizio sms indirizzava i ritardatari al seggio loro assegnato. In alcune regioni questo numero verde si é intasato ed in altre gli elettori sono stati spediti in seggi troppo lontani dal luogo di residenza. Tuttavia non rare le immagini  di tunisini scalpitanti che dichiaravano la loro ferma intenzione di votare pur costretti ad aspettare ore ed ore fino a notte o a percorrere qualunque distanza.

La Tunisia che abbiamo testimoniato nelle carovane “Uniti per la libertà” ci ha caricati di entusiasmo, ed il percorso di transizione democratico ha acquisito tutta la sua consistenza proprio in questi momenti esaltanti.

Nella notte tra domenica e lunedi, durante lo spoglio, tuttavia, il tono dei commenti cambia rapidamente e si capisce che il paese ha scavalcato un’altra tappa della sua storia. Il dato politico principale é la schiacciante vittoria del Nahdha ed il crollo della sinistra (soprattutto del PDP).

Ecco i risultati ufficiali cosi’ come annunciati ufficialmente dall’ Alta Istanza elettorale: Nahdha 90 seggi (41,4 per cento), CPR 30 (13,8), Ettakatol 20 (9,6), Aridha 19 (8,7), PDP 17 (7,8), Polo Democratico 5 (2,3), Mubadara 5 (2,3) Afek 4 (1,8) POCT 3 (1,3), MDS 2, Movimento Patriottico democratico 2.

La Tunisia ha conquistato la sua Democrazia Cristiana ma le manca un grande partito di sinistra.

Non tutti gli osservatori, però, condividono questa analisi. Soprattutto dall’esterno, ma anche dentro i settori piu’ “modernisti” della società esprimono forti angosce e dubbi rispetto alla vittoria che ha portato gli islamisti al potere!

A me sembra, tuttavia, che il partito islamista moderato sia stato ampiamente digerito dalla Tunisia e non sorprenda più di tanto che tutti gli attori gli riconoscano il diritto legittimo di governare. Il grande perdente, il PDP (Partito Democratico Progressista), é il primo a convocare una conferenza stampa lunedi mattina quando non si hanno ancora i dati precisi: “Ammettiamo la sconfitta e rinosciamo la vittoria del Nahdha a cui spetta il diritto-dovere di governare” dichiara Meya Jribi, lasciando completamente la palla al campo degli islamisti. 

Il secondo vincitore di questa tornata elettorale é Moncef Marzouki che, con il suo CPR (Congresso per la Repubblica), conquista il secondo posto, distanziandosi tutti i partiti di sinistra che nei sondaggi erano dati largamente in vantaggio. Partito liberale centrista, il suo leader é stato un militante indefesso dei diritti umani finché é stato costretto in esilio in Francia da cui ha condotto la battaglia contro il regime.

La sinistra manca di unita’ politica ma soprattutto di un progetto in cui la società possa identificarsi. Il PDP ed il Polo Democratico e Modernista pagano amaramente il prezzo di aver sostenuto il primo governo Ghannouchi e di essersi posizionati in continuita’ con l’eredita’ Bourghibiana.

Il voto al Nahdha é un vero voto “rivoluzionario” nel senso che il popolo tunisino ha voluto voltare pagina definitivamente con Ben Ali e con tutta la generazione post-indipendenza.

Forse c’é chi obietterebbe questa analisi (e senz’altro é un pò prematuro stilare analisi), tuttavia rileviamo: 

A. Che il Nahdha ed il Cpr, identificatisi come i partiti piu’ marcatamente anti-vecchio regime, sono gli unici partiti “nazionali” (che si affermano cioé a livello omogeneo in tutto il territorio e in tutte le classi sociali). I tre partiti della sinistra significativi, Ettakatol, Polo e PDP, sono partiti “cittadini” per la maggior parte e legati quasi esclusivamente alla classe media o medio-alta. Le altre liste significative si affermano su una base regionalista e clientelare; 

B. Entrambi hanno condotto la loro campagna politica sulla demarcazione netta dal vecchio regime e non hanno mai decantato “la Tunisia modernista”, senza negarne allo stesso tempo le conquiste (la questione dell’ identità arabo-musulmana ne é un classico esempio).

Il partito comunista e l’estrema sinistra sono un caso a parte che meritano una riflessione distinta. Rileviamo che questo voto li fara’ scendere dall’olimpo dell’ideologismo ad oltranza che li fa apparire marziani al resto della societa’ (non sono da disprezzare cmq i 3 seggi del Partito Comunista).

Mentre si conteggiavano i voti e gli studi televisivi tornavano a riempirsi dei protagonisti della politica, emergeva intanto  la vera novità di questa campagna elettorale: una semi-misteriosa lista dal nome enigmatico, “Petizione popolare” (Aridha shabyaa), si affermava come la terza forza elettorale.

Senza che apparisse ufficialmente nei dibattiti pubblici, le persone, dentro e fuori i partiti hanno incominciato ad interrogarsi ed a ricostruire i personaggi. Ed il personaggio é lui, Hachmi Hamdi. Magnate dei media in salsa “tunisino rifugiato a Londra”, ha costruito in circa sette mesi una specie di miracolo elettorale. Con una campagna quasi inesistente, in sordina e senza clamori, sfonda in tutte le regioni del centro e del sud e nei quartieri popolari delle città della costa. L’unica regione immune dal fenomeno é la grande Tunisi (con l’eccezione di Mannouba). La cosa diventa scioccante se si guarda al dato della circoscrizione di Sidi Bouzid, città natale, dove la sua lista scalza addirittura il partito Nahdha (3 seggi contro 2), l’unico caso tra tutte le circoscrizioni elettorali.

Le prime voci di protesta si alzano nella piazza politica. Prima in sordina, poi per le strade adiacenti il palazzo dei congressi, la protesta scende in piazza. Si fa rilevare che il canale del “proprietario” di Aridha ha continuato indisturbato per tutta la campagna elettorale a trasmettere programmi in cui faceva campagna elettorale alla lista. Hamdi si difende sostenendo che l’unico ad apparire negli studi televisivi era lui stesso e che non era candidato in nessuna delle liste. Infatti il su citato non si é neanche “degnato” di schiodarsi dalla sua comoda residenza londinese per impiantarsi nel paese dove aspira a giocare un ruolo politico.

Uomo di cultura, si sa di lui che da studente é stato tra i leader del movimento studentesco islamista, allora in embrione. Rifugiato in Gran Bretagna avrebbe poi costruito legami con ambienti diplomatici e finanziari di alto livello. Molte fonti citano i suoi legami apparentemente contraddittori con il leader islamista sudanese Tourabi e con pezzi grossi degli ambienti sauditi. Circa queste ultime frequentazioni le analisi differiscono: si é trattato di legami di interesse o di un riaggiustamento dottrinale verso il wahabismo?

Sta di fatto che sembra aver acumulato ricchezze tali da permettergli la fondazione di un giornale e due tv, tra cui la piu’ famosa é “Mustakilla”.

Il canale per un periodo é molto seguito nella Tunisia di Ben Ali, perché nei suoi studi appaiono gli oppositori al regime. Secondo i detrattori nello stesso periodo ricostruisce delle vecchie reti clanico-familistiche che, partendo dai quadri locali dell’RCD di Sidi Bouzid, arrivano fin negli alti ranghi del potere benalista.

Siamo nel 2000 e si apre in Tunisia una brevissima stagione di distensione nei confronti degli islamisti. Molti detenuti politici vengono rilasciati e si sussurra di tentativi di avvicinamento tra Ben Ali ed il Nahdha. Hachmi Hamdi sarebbe il grande mediatore. Qualcuno si spinge nell’analisi piu’ a fondo e considera quest’ultimo l’architetto dell’operazione Radio Zeitouna, prima radio religiosa del paese sotto il controllo di Sakher Matri, giovane rampollo della famiglia Trabelsi.

Questa rete di amicizie influenti, misto al populismo ed al regionalismo, sarebbero gli ingredienti alla base del clamoroso successo elettorale. Dietro le lista di “Aridha shabiaa” ci sarebbero cioé gli esclusi dall’articolo 15.

Quando il portavoce della Alta Istanza elettorale annunciava stasera l’annullamento dei sei seggi nelle circoscrizioni elettorali di Sidi Bouzid, Kasserine, Tataouine, Jandouba, Sfax1, Francia 2, invocava, tra le altre, l’infrazione dell’articolo 15 del codice elettorale, che vieta la candidatura “di qualunque persona abbia assunto incarichi nell’ RCD (ex partito di potere)”.

La Tunisia é gia’ entrata in una fase nuova della sua storia. Si intensificano le consultazioni tra i partiti in vista della costituzione di un governo. Alla radio stamattina un costituzionalista cercava di familiarizzare i tunisini con terminologie nuove come “governo di unita’ nazionale” o “governo di larghe intese”. Il Nahdha ha gia’ annunciato che candida il suo segretario Jebali alla presidenza del consiglio:“come in tutte le democrazie del mondo il segretario del partito vincente si propone come primo ministro”. La Tunisia non ha paura del partito islamista. Questi ultimi, in conferenza stampa, reiterano le rassicurazioni fatte in campagna elettorale circa una loro visione “civile” (leggi laica) della politica. Il Nahdha vuole farsi legittimare. E’ un’occasione storica ha cui guardano con attenzione gli altri movimenti islamisti della famiglia della fratellanza musulmana. Per la sinistra tunisina un’occasione per metterli alla prova rimanendo in guardia.

La questione politica che si pone: si costruira un governo di unita’ nazionale o di larghe intese che includa il maggior numero possibile di partiti in uno spirito costituente, o la sinistra cedera’ alla tentazione di lasciar cuocere il Nahdha nel suo brodo e lasciarlo corrodere dalla difficilissima prova di governo?

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