Joggi Avant Folk. Un miracolo laico nel cuore della Calabria

20 / 8 / 2016

Gli abbracci ed i sorrisi di saluto tra i partecipanti, organizzatori, musicisti ed artisti si sono spesi anche quest’anno alla fine della tre giorni dello Joggi Avant Folk (16 – 17 – 18 agosto), festival calabrese che ha raggiunto la sua 19 esima edizione.

Da quasi vent’anni, Joggi, una piccola località composta da qualche centinaio di anime, afferente a Santa Caterina Albanese, comune arbereshe della provincia di Cosenza, ospita un festival musicale, culturale ed artistico autofinanziato e nato nel 1998 grazie all’impegno di un gruppo di ragazzi del luogo. Il festival, nato sulla spinta sociale e culturale del movimento no-global della fine degli anni ’90, è diventato un appuntamento sempre più importante e attraversato da tanti, dove dibattiti politici si sono alternati con concerti di spessore, che negli anni hanno visto salire sul palco della piazza centrale del piccolo borgo nomi di artisti come Tonino Carotone, Brunori Sas, Bisca, Piotta, Espana Circo Este, Punkreas, e tanti altri. Diversi poi gli appuntamenti teatrali, insieme a presentazioni di libri e documentari, spazi e laboratori per bambini. «Lo Joggi Avant Folk è un vero e proprio miracolo laico, che da anni lega attivisti politici con le persone del posto, che attendono tutto l’anno l’avvento del Festival e spendono tutte le loro energie per realizzarlo».  Così definisce questa esperienza Guglielmo, militante del centro sociale Sparrow di Cosenza, anima politica del Festival.

Appena si fa ingresso a pochi metri dal centro del borgo, un ampio e pittoresco murales sulla strada d’ingresso dà il benvenuto ad un piccolo microcosmo fatto di suoni, partecipazione, convivialità,  dibattiti. Ed è lo striscione storico, che svetta nella piazza centrale, a sancire lo spirito del festival: “Agire locale, pensare globale”. Viene così ripreso uno dei motti che hanno caratterizzato il ciclo di movimento post-Genova, per dare il senso di una realtà libera, antifascista ed antirazzista che non vuole adagiarsi ad un semplificato ed identitario localismo.

Sono proprio le serate che animano le discussioni agostane del festival a dare ad innestare riflessioni e discussioni su temi “g-local”: due anni fa il tema del festival era “Free Palestine”, e fu proiettato il video documentario “Strip Life – Gaza in a day”, seguito da una discussione con rappresentanti di movimento per la Palestina, mentre nell’agosto 2015 anno veniva presentato il libro “Kobane, diario di una resistenza”, insieme a Luca Tamini, attivista della staffetta italiana in solidarietà con il Kurdistan.

Lo slogan dell’edizione appena conclusasi è stato #overthefortress, con una tre giorni che è stata forteente connotata sul tema delle migrazioni e dei confini, sempre più centrale in questa fase. Nella terza serata la questione è stata affrontata con un dibattito a cui hanno partecipato, tra gli altri ospiti, Antonio Pio Lancellotti di Global Project, Stefano Bleggi di Melting Pot ed Enzo Infantino di Calabria per Idomeni.

La scommessa dello Joggi Avant Folk è stata vinta anche quest’anno. Un festival autofinanziato ed autorganizzato da gente del posto, giovane e non, che ha rimesso al centro la questione di come volersi rifondare, anche se per un breve periodo, come comunità della periferia dell’impero. Lo spopolamento del sud italia colpisce soprattutto i piccoli borghi che apparentemente, con i loro ritmi lenti ed immersi nei vicoli stretti delle case rurali e nella folta vegetazione circostante, sembrano distanti dalle leve manipolatrici della rendita finanziaria dell’Europa centrale, ma che invece ne pagano un prezzo altissimo. Un prezzo che consiste in un’emigrazione forzata di matrice economica, che ha anche ragioni (e bisogna dirlo, legittime giustificazioni) di ordine sia materiale sia culturale, ma che imponendosi verticalmente tramite la spietatezza della tecno – finanza, non lascia di fatto libera scelta e cerca di minare la possibilità di auto determinazione. Contro la rendita – sfruttamento che si basa sulla sottrazione di idee e di persone, esperienze come lo Joggi Avant Folk rappresentano un tentativo di virare in direzione ostinata e contraria.   

*** Mattia Gallo è un giornalista pubblicista e media attivista. Ha scritto su web journal, fanzine e siti di contro informazione come: Tamtamesegnalidifumo, Ciroma.org, Fatti al Cubo, Esodoweb, Ya Basta!, Dinamo Press, Lefteast. Tra gli animatori del sito Sportallarovescia.it, collabora con Global Project con attenzione alla politica internazionale.

Bookmark and Share