Open your borders. I dibattiti nella foresta di sherwood

“Un’opera paziente che dà forma all’impazienza della libertà”

3 / 6 / 2016

E’ passato quasi un anno da quando decine di centinaia di migliaia di persone sono partite dalla Siria per entrare in Europa nella speranza di trovare un posto migliore in cui non ci fossero guerra e miseria. Durante questi mesi spesso ci siamo trovati a domandarci: in quale Europa viviamo? Abbiamo visto ergersi muri con fili spinati, intensificare i controlli e militarizzare le frontiere, sgomberare campi profughi diventati prigioni a cielo aperto, il ritorno delle deportazioni di massa. Abbiamo assistito al ruolo che l’Occidente ha scelto di avere nel resto del mondo, quello della spartizione della Siria e della Libia tramite la guerra e dell’accordo con la Turchia come soluzione ai flussi migratori. Abbiamo sentito di nuovo la profonda tristezza e l’inevitabile rabbia per gli ennesimi attentati a Bruxelles e Parigi. Abbiamo dovuto ascoltare le parole di ipocrisia di coloro che parlano di rifiuto dell’austerità e di nuovo modello di sviluppo per tutelare l’ambiente, salvo poi continuare a devastare i territori e imporre riforme del lavoro che eliminano le tutele e diritti sociali. Abbiamo visto la Bce inondare di liquidità le élite finanziarie, il governo Renzi salvare dal crac le banche che hanno truffato i risparmiatori, mentre la povertà diventa una condizione sempre massificata nel contesto di una crisi che si sta trasformando in una lunga stagnazione.  

In un modo o nell’altro, ci siamo scontrati con dei confini; con delle linee, materiali o immateriali, che hanno modificato il nostro essere cittadini e cittadine del Vecchio Continente. I confini imposti non sono solo quelli che si danno alle frontiere: sono quelle decisioni che escludono alcuni e che rendono impossibile un’alternativa al presente, che creano dei limiti alla cittadinanza come diritto e condizione universali. Ci è stato reso impossibile pensare alla cittadinanza per tutti, per coloro che nascono in Europa e per coloro che vi arrivano. Ci è stato detto che per essere cittadini non si può rinunciare alla crescita e che bisogna lasciarci alle spalle i problemi dell’ambiente e della salute dei lavoratori. Il lavoro diventa prerogativa per essere cittadini; ma il lavoro stesso è precario, sotto ricatto, senza alcuna garanzia. La capacità di decisione democratica, il potere della cittadinanza viene ulteriormente limitato dalla proclamazione degli stati d’emergenza approvati per timore dei migranti o della guerra. Infine, nonostante alcune recenti aperture, il modello formale del “cittadino medio europeo” continua ad essere quello fondato su di un’identità dominante che taglia fuori le differenze etniche, di genere e di orientamento sessuale. 

Ma tutti questi confini che vorrebbero limitare l’esistente hanno una particolarità: possono essere superati, travalicati, violati, fatti tremare. Lo hanno dimostrato gli uomini e le donne che premevano sulla frontiera di Idomeni, dell’Ungheria, di Calais, di Ventimiglia; i manifestanti al Brennero; chi ha protestato contro la COP21, il TTIP e ha bloccato le escavatrici nella Renania tedesca; chi sta scendendo in piazza in Francia e sta bloccando tutto il Paese; chi continua a levare la sua voce contro le discriminazioni omofobe e sessiste; chi decide di disertare la guerra e si rifiuta di pensare alla pace solo come stato d’emergenza e come scusa per esportare il conflitto bellico in altri territori per il profitto di pochi.

I quattro dibattiti del lunedì proposti da questa edizione di Sherwood vogliono toccare questi punti per approfondire, discutere, condividere delle riflessioni in modo da dare forma e sostanza al pensiero, utile a ridefinire la cittadinanza europea. Per farlo, usando le parole di Foucault, è necessario fare costantemente un «lavoro sui nostri limiti, ossia un lavoro paziente che dà forma all’impazienza della libertà». “Open your borders” significa allora aprire qualsiasi tipo di confine, di frontiera, di ostacolo che ci impedisce di immaginare un futuro differente. Consapevoli che le trasformazioni possono essere lunghe e che hanno bisogno di piccoli passi, vogliamo iniziare a forzare i confini di noi stessi per rendere giustizia al nostro impaziente desiderio di libertà.

Tutti i dibattiti del lunedì verranno svolti dalle ore 21.00 nel second stage del Festival di Sherwood

LUNEDI' 20 GIUGNO: CRISI CLIMATICA, STAGNAZIONE SECOLARE E GOVERNANCE NEOLIBERALE

La crisi climatica in atto s’intreccia con una finanziarizzazione della vita e dell’ambiente, nel quadro di una stagnazione secolare dell’economia. Come cambiare l’attuale modello di produzione e di sviluppo? Come costruire una nuova coscienza ecologica del lavoro? Come organizzare campagne di massa sensibili a tali tematiche?

Ne discutiamo con: Stefania Barca (Universidade de Coimbra, Center for Social Studies), Augusto De Sanctis (Rete Trivelle Zero), Monica Di Sisto (Stop TTIP Italia), Andrea Fumagalli (Economista)

LUNEDI' 27 GIUGNO: GENERE, RAZZA E SESSUALITA'

Parleremo di sessismo e razzismo, sistemi di oppressione diversi ma interconnessi, per mettere a critica la posizione del soggetto egemonico, bianco, maschio ed eterosessuale, a discapito di chiunque non viene rappresentato da tale norma. Indagheremo dunque come vengono costruite a livello sociale, culturale e simbolico le diverse identità razziali, sessuali e di genere, interrogandoci sulle loro ricadute materiali e politiche. 

Ne discutiamo con: Tatiana Petrovich Njegosh (Università di Macerata, inteRGRace), Vincenza Perilli (inteRGRace), Giuseppe Burgio (CIRQUE)

LUNEDI' 4 LUGLIO: ACCOGLIENZA E DIRITTO D'ASILO AL TEMPO DEGLI HOTSPOT

Mai come in questo momento l'Europa, di fronte ai flussi migratori, sta mostrando una palese ostilità. Questo determina non solo il ripristino dei confini nazionali e del filo spinato, ma una contrazione generale del diritto d'asilo, accordi indecenti come quello con la Turchia e un'accoglienza emergenziale e scadente. L'approccio hotspot delle politiche europee ha fallito e c'è estremo bisogno di riaffermare i diritti e nuove prassi dell'accoglienza. 

Ne discutiamo con: Giuseppe De Mola (Medici Senza Frontiere), Roberto Viviani (Baobab Experience di Roma), un referente di ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), Tommaso Gandini (Campagna Over The Fortress) ed altri ospiti in via di definizione

LUNEDI' 11 LUGLIO:  GUERRA E STATO DI ECCEZIONE

Un dialogo a più voci sulle nuove forme della guerra globale permanente, sui fondamentalismi e sulla trasformazione delle democrazie occidentali in “Stati di sicurezza” con l’uso diffuso dello stato d’emergenza. La guerra, prima prosecuzione della politica all’esterno dei confini nazionali, adesso pervade ogni aspetto dalle vita: la politica è continuazione della guerra con altri mezzi. Comprendere i meccanismi della guerra e del terrore è dunque un esercizio preliminare per costruire con i movimenti un processo costituente di pace e di estensione dei diritti di cittadinanza.

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