Tribute to Black Freedom Struggle & Black/New Afrikan Political Prisoners

Incontro con quattro attivisti statunitensi tra i fondatori del movimento Black Panther. Dai movimenti black degli USA anni '60 alla cultura di strada degli albori dell'hip hop, dalla lotta armata degli anni 70/80 fino ai giorni nostri.

5 / 4 / 2015

“A coloro la cui umanità è troppo preziosa per essere distrutta da muri, sbarre e case della morte.
E soprattutto: a coloro che continueranno a lottare finché il razzismo e l’ingiustizia di classe non saranno banditi per sempre dalla nostra storia.”
Angela Davis

Per la prima volta approderà in Italia dal 7 al 12 Aprile una carovana di attivisti storici dei movimenti Black statunitensi. Due attiviste del Sekou Odinga Defense Committee: Dequi Odinga, insegnante e moglie di Sekou Odinga (fondatore dei Black Panthers del Bronx di NY e in prigione dal 1981 al novembre 2014) e Yaa Asantewaa Nzingha, artista, educatrice. Insieme a loro George Sen One Morillo, attivista, fuorilegge dei primi anni '80, ricercato per i suoi graffiti dalla polizia di Nyc nonché uno dei primi writers al mondo, e infine M1 (ossia Mutulu Olugbala aka M1 from Dead Prez), leggenda dell'hip hop militante mondiale.

Proponiamo qui di seguito alcuni elementi utili per l'introduzione al dibattito.

Uno dei momenti più importanti, nella storia dei diritti degli afroamericani negli States, si inserisce nel biennio tra 1964-65.
Dopo l'assassinio di Kennedy del 1963, il presidente Johnson da una parte promulga - nel '64 - il civil rights act estendendo così i diritti civili alla comunità afroamericana ( divieto di discriminazione in luoghi pubblici), dall'altra allarga il 24esimo emendamento della Costituzione con l'eliminazione dell'obbligo del pagamento di una tassa per la popolazione nera per avere accesso al voto.

Successivamente, nel 1965, dopo le marce da Selma a Montgomery - finite spesso e volentieri in veri e propri bagni di sangue ( nuovamente alla ribalta grazie al film Selma - La strada per la libertà nelle sale in questo periodo) – viene elargito anche il Voting rights act assicurando di fatto il voto agli afroamericani e dandogli ulteriori garanzie nell'accesso al mercato del lavoro con l'executive order 11246 a tutela delle minoranze etniche.

Passaggi epocali per una comunità colpita soprattutto da una segregazione de lege nella parte meridionale degli USA.
Sembra quindi chiudersi in maniera positiva la grande stagione di lotte condotte da King e altre associazioni.
Invece qualcosa scatta nelle menti della comunità afroamericana. Da subito emerge come il semplice emanare leggi non cambi una segregazione de facto sempre viva e pulsante nel cuore dell'America bianca e razzista; di conseguenza si sposta il baricentro degli obbiettivi da raggiungere così anche il baricentro politico: Dal Sud, il ritorno al Nord.
Sì, si può parlare di “ritorno” perché quando parliamo di orgoglio nero, di riscoperta di tradizioni etniche e di storia africana parliamo di un piccolo uomo giamaicano nel primo decennio del 900, Marcus Garvey. Uno dei primi a parlare della necessità della creazione di un stablishment nero in grado di competere e scavalcare quello bianco.

Tornando agli anni '60 il contesto chiedeva un altro tipo di lettura: erano gli anni dell'indipendenza delle prime nazioni africane, gli anni in cui Malcom X ( il padre era seguace di Gravey) promulgava la Nation of Islam facendo leva sulla necessità di avere una cultura, una tradizione ed una religione totalmente slegata "dall'uomo bianco".
Il primo a coniare il concetto del "black power" è Stokely Carmichael nel 1966 a seguito del ferimento di James Meredith. Quest'ultimo era un giovane afroamericano che, ammesso a frequentare la University of Mississipi, voleva dimostrare, marciando verso la capitale Jackson, come non si dovesse più temere il razzismo dell'uomo bianco. Dopo aver marciato per 20 km fu ferito da un fucile. Sebbene King riprese la marcia poco dopo, appariva ormai chiaro che la strategia non violenta del "I Have a Dream” aveva le ore contate.

Bisogna fare attenzione a non leggere in contrapposizione le due strategie: Robert Williams della NAACP (National Association for Advancement of Colored People) benché facente parte di una delle più grosse organizzazioni per i diritti afroamericani , già nel '62 aveva cominciato a parlare della necessità di autotutela, con un articolo dal titolo eloquente "NEGROES WITH GUNS".
Ufficialmente il primo Black panther party viene fondato nel 1966 ad Oakland in California da Newton e Bobby Seale.

La peculiarità delle Pantere nere fu quella di rifiutare le istanze non violente e integrazioniste di King, a loro avviso inefficaci e addirittura motivate da una nascosta collusione con le strutture di potere dei bianchi. Al principio della non violenza le Pantere sostituirono quello dell'autodifesa (self-defence) come strumento di lotta fondamentale. In particolare, cominciarono a praticare il "Patrolling". Questo consisteva nel pattugliare, tenendo sempre le armi in bella vista, le azioni della polizia, in modo da condizionarne l'operato, impedendo che questa abusasse del suo potere contro le persone di colore che fermava. Altra peculiarità del Black Panther Party fu la lettura della discriminazione dei neri all'interno di un'ottica marxista-leninista di lotta di classe, e quindi di opposizione alla struttura capitalistica della società statunitense.

Il partito nacque sulla base di dieci punti programmatici (il ten point plan, "piano dei dieci punti"). Questi punti erano così descritti nello statuto dell'organizzazione:
1. Vogliamo la libertà, vogliamo il potere di determinare il destino della nostra comunità nera 
2. Vogliamo piena occupazione per la nostra gente 
3. Vogliamo la fine della rapina della nostra comunità nera da parte dell'uomo bianco 
4. Vogliamo abitazioni decenti, adatte a esseri umani 
5. Vogliamo per la nostra gente un'istruzione che smascheri la vera natura di questa società americana decadente. Vogliamo un'istruzione che ci insegni la nostra vera storia e il nostro ruolo nella società attuale 
6. Vogliamo che tutti gli uomini neri siano esentati dal servizio militare 
7. Vogliamo la fine immediata della brutalità della polizia e dell'assassinio della gente nera 
8. Vogliamo la libertà per tutti gli uomini neri detenuti nelle prigioni e nelle carceri federali, statali, di contea e municipali 
9. Vogliamo che tutta la gente nera rinviata a giudizio sia giudicata in tribunale da una giuria di loro pari o da gente delle comunità nere, come è previsto dalla costituzione degli Stati Uniti 
10. Vogliamo terra, pane, abitazioni, istruzione, vestiti, giustizia e pace 

Oltre a questi punti, il Partito sviluppò, attraverso specifiche campagne, una strategia di radicamento sociale che fu, più che il possesso delle armi, la vera chiave di volta della loro lotta politica e il nucleo della strategia dell'autodifesa. Nacquero così diversi programmi a favore delle comunità, come il Free Breakfast for Children (programma di colazioni gratuite per i bambini neri), il programma di assistenza sanitaria gratuita per i neri, e le scuole di educazione politica per gli adulti. Inoltre le pantere nere provvedevano ad accompagnare i parenti dei detenuti di colore che avevano l'impossibilità di muoversi autonomamente e con i mezzi pubblici alle carceri tramite un vero e proprio servizio di trasporti.

La repressione governativa però non tardò a farsi sentire. Il movimento entrò nel mirino di Edgar Hoover e dell'FBI, che iniziò a operare per smantellarlo attraverso l'infiltrazione di agenti sotto copertura, blitz nelle sedi del movimento, arresti e altre forme di repressione. Famoso, a tal proposito, fu l'assassinio di Fred Hampton, uno dei leader del movimento, il 4 dicembre 1969. La repressione divise il partito, che finì per dissolversi; i militanti intrapresero altre e diverse forme di lotta, dalla lotta armata a posizioni più moderate.
Le Pantere segnarono la storia contemporanea della società americana. Figure come quelle di Bobby Seale, Huey P. Newton, George Jackson, Angela Davis e altri divennero simboli della rivolta contro la discriminazione razziale e dell'emancipazione degli afroamericani.

A distanza di quasi cinquantanni, fatti come il pestaggio di Rodney King del 1992 e i recenti avvenimenti di Ferguson del 2014, fanno riflettere!

La situazione negli Stati Uniti è davvero cambiata? La presenza di un presidente “nero” esprime realmente un cambiamento reale a livello culturale? La politica post-razziale di Obama ha prodotto i risultati sperati?

Ne parleremo con:

Dequi Kioni-Sadiki
Attivista, insegnante, membro del Sekou Odinga Defense Committee e moglie di Sekou Odinga

George Sen One Morillo
Attivista, nei primi degli anni '80 era ricercato dalla polizia di Nyc per i suoi graffiti. E' considerato uno dei writers storici del mondo.

Mutulu Olugbala aka M1
From "Dead prez", leggenda dell'hip hop mondiale

Yaa Asantewaa Nzingha
Artista, attivista, educatrice e membro del Sekou Odinga Defense Committee

Un'occasione unica per confrontarsi sulla lotta per i diritti umani e politici delle comunità afroamericane, dei detenuti politici e della lotta di resistenza negli Stati Uniti. Il dibattito si snoderà dipanando un fil rouge che lega i movimenti black degli USA anni '60, passando attraverso la cultura di strada degli albori dell'hip hop, fino alla lotta armata degli anni 70/80, arrivando ai giorni nostri, con alcuni militanti sono ancora accusati di terrorismo (Assata Shakur) e le notizie che arrivano dalla Pennsylvania, dove a Mumia Abu-Jamal storico attivista delle Black Panthers è stato ricoverato in gravi condizioni di salute e gli è stata negata la visita dalla famiglia. Un incontro pensato per far raccontare per la prima volta in Italia coloro che hanno vissuto quegli anni e la seguente dura repressione sulla propria pelle, pagando, col carcere e non solo, la propria appartenenza politica e la coerenza delle proprie idee.

Appuntamenti :

8 aprile 2015: Roma - Forte Prenestino

9 aprile 2015: Padova - Pedro

10 aprile 2015: Bologna - TPO

11 aprile 2015: Torino - Gabrio

Per coloro i quali ancora oggi ingiustizia e razzismo rappresentano dei veri ostacoli alla reale convivenza civile la presenza è d’obbligo.

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