A Maljevac la Carovana europea protesta contro le politiche migratorie dell’UE

La Carovana per la libertà di movimento da Trieste riesce a raggiungere il confine croato-bosniaco.

21 / 6 / 2021

Riprendiamo, da Melting Pot, l'articolo che racconta la Carovana per la libertà di movimento che si è svolta sabato 19 giugno sul confine croato-bosniaco. 

La Carovana per la libertà di movimento è stata la prima manifestazione alle frontiere europee dall’inizio della pandemia. Dopo la giornata di mobilitazione del 17 aprile che si è svolta in tre diversi luoghi simbolici nel territorio triestino, questa volta gli attivisti e le attiviste hanno puntato dritto alla frontiera esterna dell’Unione europea.

"Questa manifestazione esprime la nostra assoluta contrarietà alla politica europea di gestione delle migrazioni. E’ una carovana che si vuole opporre al nuovo patto sulle migrazioni e l’asilo che prevede solo campi e deportazioni, all’agenzia di Frontex e a tutte le violenze brutali e respingimenti che avvengono sui confini", hanno spiegato alla partenza Francesco Sartori e Federica Franchi della campagna Lesvoscalling. "Siamo le uniche realtà che contestano realmente le politiche imposte sul confine orientale e per questo abbiamo una grande responsabilità", ha aggiunto Gian Andrea Franchi di Linea D’Ombra, l’associazione triestina che ogni giorno in piazza della Libertà assiste e cura le persone migranti e sostiene il loro viaggio. "Questo deve essere l’inizio di un percorso che dobbiamo fare in Italia e in Europa per contestare questa violenza mortifera dei confini e dei campi di confinamento, sostenendo in tutti i modi possibili le persone migranti e la loro possibilità di muoversi".

La carovana, partita dal valico di Pesek, è stata sicuramente un momento di espressione della sinergia di diverse realtà italiane ed internazionali che hanno in comune una critica radicale al regime del confine dell’Unione europea. Lungo il tragitto, mezzi dalla Slovenia, dall’Austria e dalla Repubblica Ceca si sono inseriti nel serpentone di macchine che ha percorso a ritroso parte della rotta balcanica, risignificandola con dei contenuti forti e precisi. "Stop pushbacks", "Refugees welcome", "Abolish Frontex", "Open the borders" i messaggi che i vacanzieri e gli abitanti della cittadine attraversate hanno potuto leggere sulle bandiere e sui cartelli affissi ai finestrini delle auto della carovana.

Attraversando la Slovenia, è stata rimarcata l’illegalità dei pushbacks tra Italia e Slovenia e in Croazia è stata sottolineata la brutalità della polizia, agente diretto delle politiche europee sulle migrazioni. Il Paese in questi ultimi anni è stato infatti sostenuto dall’Ue con ingenti somme di denaro per schierare sul confine una polizia brutale accusata in numerosissimi report di pratiche paragonabili alle torture anche nei confronti di minorenni, aggressioni sessuali su donne, sadici abusi di potere come togliere scarpe e vestiti ai migranti in pieno inverno. Nonostante questo, o forse proprio per come svolge il proprio lavoro di guardiano di confine, Bruxelles ha aumentato i fondi e l’equipaggiamento dedicati al controllo del confine croato-bosniaco, supportato in queste operazioni da Frontex.
"Si vuole scaricare la gestione delle persone migranti sulla Bosnia-Erzegovina intrappolandole in campi di confinamento, riproducendo all’infinito una politica dei campi-lager funzionale all’esternalizzazione delle frontiere come avviene in Turchia o in Libia", hanno sottolineato gli attivisti.

Una volta raggiunta la cittadina di Maljevac, gli interventi nei pressi del confine croato-bosniaco hanno ribadito la necessità di una mobilità umana libera e il diritto all’autodeterminazione dei corpi, ricordando che i mandanti delle violenze e dei respingimenti risiedono nei palazzi delle istituzioni europee e che solo un forte movimento europeo che unisca reti di attivisti e persone migranti può cambiare la situazione. "Solo i migranti prima di noi hanno protestato su questo confine, era il 2017 e per tre giorni donne, uomini e bambini hanno chiesto di poter passare, ma sono stati bloccati e respinti dalla polizia", ha ricordato Gian Andrea Franchi.
La Carovana ha sottolineato l’importanza di tessere reti di solidarietà e di denuncia politica, per questo le realtà hanno srotolato un grande striscione della campagna internazionale #Abolishfrontex, che si pone come obiettivo la chiusura dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e il dirottamento dei fondi in politiche di welfare.

La giornata si è conclusa con un rilancio collettivo del percorso e delle relazioni, in un’ottica di aprire spazi di iniziativa una volta rientrati nei territori di provenienza con l’obiettivo di costruire future iniziative proprio nei luoghi decisionali delle politiche europee sulle migrazioni. Da Maljevac, confine blindato dell’Europa fortezza, le parole di rabbia e denuncia devono oltrepassare i confini nazionali per raggiungere direttamente i palazzi di Bruxelles.

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