Contro la vandeizzazione - Note sul World Congress of Families di Verona

28 / 3 / 2019

Dal 29 al 31 marzo si svolgerà a Verona il XIII World Congress of Families. Si tratta di una kermesse internazionale che poggia su tre idee fondanti: la contrarietà l'aborto, la difesa ideologica dell’eteronormatività, l’opposizione a qualsiasi forma di emancipazione femminile. Il tutto si inserisce in una chiara concezione religiosa fondamentalista, che mira a invadere qualsiasi ambito di vita individuale e collettivo.

La stessa Chiesa ha espresso una posizione accondiscendente rispetto all’evento, tanto è vero che il Segretario di Stato di Sua Santità Pietro Parolin ha affermato di condividere i contenuti del Congresso, rivendicandosi anche di avere partecipato all’ultima edizione, tenutasi in Moldavia. Tanto per mettere le cose ancor più in chiaro, la tre giorni di Verona sarà aperta da monsignor Zenti, vescovo della città, anche se bisogna riconoscere che all'interno della diocesi veronese ci sono diverse voci e posizioni. Ad esempio domenica scorsa c’è stata un’intervista rilasciata da don Carlo Vinco, premiato nel 2018 dall’amministrazione comunale come uno dei 9 personaggi dell’anno. Don Vinco si è detto disposto a ridare indietro il premio qualora l'amministrazione comunale dovesse sposare le idee del congresso, che lui giudica assurdo e scandaloso.

Al congresso ci saranno ministri di Paesi come la Polonia, dove l'aborto è illegale, ci saranno esponenti governativi di paesi come l'Uganda, dove l’omosessualità è considerata reato, e poi ci saranno tutta una serie di personaggi che esprimono il peggio dell’ideologia reazionaria contemporanea. Il World Congress of Families si poggia su una rete internazionale che fa capo alla fondazione Citizen che, grazie al sito CitizenGo.org, fa campagne di comunicazione come quella del “bus anti-gender”,  che nella scorsa estate ha fatto il giro di tutta Italia. A partire dalla fondazione Citizen si diramano una serie di gruppi di integralisti cattolici legati all’estrema destra, tra cui Generazione Famiglia, il comitato Difendiamo i nostri figli e Pro-Vita. Il portavoce di quest’ultima associazione, che interverrà a Verona, si chiama Alessandro Fiore ed è il figlio del leader nazionale di Forza Nuova.

Tra i big della politica italiana, troveremo a Verona il senatore Simone Pillon, che ha formato in Parlamento un gruppo trasversale che si chiama Famiglia e libertà, una sorta di lobby politica in difesa della famiglia naturale. Ci sarà inoltre Massimo Gandolfini, presidente del Family Day e uno dei promotori del Comitato No 194 al quale è iscritto anche il Ministro Lorenzo Fontana, uno dei promotori principali della kermesse. Ci saranno inoltre il Ministro dell’istruzione Marco Bussetti, Giorgia Meloni, il sindaco di Verona Federico Sboarina, l’assessora regionale del Veneto Elena Donazzan – nota fascista, che ogni anno va alle commemorazioni dei caduti della X Mas – e una pletora di altri soggetti che, a vario titolo, compongono il mosaico clerico-fascista italiano. Il pezzo forte sarà – ovviamente – il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che non ha rinunciato alla partecipazione anche dopo il “no” al patrocinio di Palazzo Chigi dato dal premier Conte.

Non appena è iniziata a circolare la notizia che il World Congress of Families sarebbe stato a Verona, è partita anche la “macchina” della contestazione. Da Non una di Meno - che ha lanciato la contro-mobilitazione Verona città transfemminista - alle altre realtà di movimento veronesi, le iniziative e le prese di posizione contrarie al congresso si sono via via moltiplicate. Sentendosi assediati, gli organizzatori hanno deciso di convocare una conferenza stampa proprio per smentire quelle che – a loro dire – erano le fake news sul congresso che nei giorni scorsi hanno invaso il web. Conferenza stampa che si è rivelata un boomerang, perché ha consentito alle realtà oppositrici di scendere già in piazza e sollevare apertamente le tante contraddizioni che connotano la kermesse e i suoi protagonisti.

Perché Verona? Nella città scaligera – nel lontano 1995 – sono state proposte e approvate delle mozioni anti-omosessuali, contrarie a qualsiasi direttiva e principio dell’Unione Europea (allora CEE). Mozioni che non sono state revocate e rendono Verona uno dei baluardi mondiali della “famiglia naturale”; un lungo percorso che ha condotto fino all’approvazione, lo scorso ottobre, della famigerata 434, la mozione anti-aborto – con tanto di concessione di finanziamenti pubblici alle associazioni pro-vita  - presentata dal leghista e integralista cattolico Alberto Zelger. Altra mozione in cantiere è quella che prevede la tumulazione dei feti abortiti, anche contro la volontà della madre. Curiosità, il 1995 è anche l’anno in cui i due fondatori del World Congress of Families - Allan C. Carlson, storico ed ex funzionario dell’amministrazione Reagan, e il sociologo russo Anatoly Antonov – si incontrano e mettono insieme questa idea. Verona, come ormai è tristemente noto, è da decenni una roccaforte dell’estrema destra; durante la seconda guerra mondiale era qui ubicato il comando generale della Gestapo ed era de facto la capitale della Repubblica di Salò; durante la Restaurazione è stata la principale fortezza militare austriaca in Italia e centro della repressione anti-risorgimentale.

Tutte queste cose fanno di Verona la città laboratorio delle destre, dell’integralismo cattolico e della Lega. A questo si aggiunge il legame storico di queste formazioni con la curva dell’Hellas, da sempre serbatoio sociale di una cultura politica fascista; basti pensare che il Ministro Fontana, ex vicesindaco di Verona, e l’attuale sindaco Sboarina provengono proprio da questi ambienti.

Come dicevamo, con il passare dei giorni aumentano le potenzialità delle iniziative di contrapposizione al Congresso. All’interno della tre giorni promossa da Non una di Meno ci sarà anche un corteo il sabato pomeriggio; non ci piace fare totonumeri, ma è lecito attendersi la partecipazione di decine di migliaia di persone. Arriveranno persone da tutta Italia, ma anche dal resto del mondo, per costruire una mobilitazione che sia – quantomeno nei numeri – all’altezza dell’evento che si vuole contestare. In quella giornata sono previsti anche eventi di supporto, organizzati da librerie e spazi culturali di vario tipo.

Oltre a questo, negli ultimi giorni sono nati una sfilza di appuntamenti, che spesso si sovrappongono l’uno all’altro, regalando un’immagine forse un po’ caotica, ma che restituisce il clima che si sta creando attorno al World Congress of Families. Un clima che si sta percependo soprattutto in città, dove il dibattito tra le  varie realtà è in corso da mesi. La scorsa settimana la Rete 17 Dicembre - che riunisce gran parte del tessuto politico e sociale cittadino antirazzista, antifascista e antisessista – ha organizzato un boicottaggio degli alberghi che avrebbero ospitato i relatori dell’evento: l’iniziativa è stata ripresa anche dai media mainstream e ha costretto il WCF a togliere la lista delle strutture ricettive dal proprio sito. Contemporaneamente circa settecento docenti e ricercatori universitari hanno lanciato una petizione volta a impedire che gli spazi dell’Ateneo venissero messi a servizio del congresso. Il documento, lanciato dal direttore del Dipartimento di Scienze Umane Riccardo Panattoni, contesta sul piano scientifico alcune posizioni dei congressisti, in particolare la patologizzazione dell’omosessualità, il creazionismo e il legame tra calo demografico “occidentale” e libertà sessuali;  anche questa iniziativa ha colto nel segno e il Rettore ha negato l’uso dell’Università per lo svolgimento dei panel. Inoltre lo scorso 22  marzo il Ministro Fontana e il sindaco Sboarina hanno all’ultimo dato forfait a un evento pubblico dove si parlava di antiproibizionismo, proprio per timore di contestazioni.

Infine c’è stata l’azione di mercoledì mattina, quando attiviste e attivisti hanno appena occupato simbolicamente la Gran Guardia, sede del World Congress of Families. Con mascherine e spruzzini hanno disinfestato la sede «contro i germi dell'odio e dell'intolleranza che pervaderanno Verona questo weekend». Alla fine dell'iniziativa le forze dell'ordine hanno bloccato i manifestanti, impedendo di lasciare l'area se non avessero prima fornito i documenti; episodio che descrive al meglio il clima repressivo nei confronti di chi si mobilita per difendere i diritti.

Complessivamente possiamo dire che Verona sta vivendo in queste settimane un attivismo inedito, quasi febbricitante. Al di là di qualsiasi retorica, è evidente che un appuntamento come questo ha risvegliato sensibilità diverse tra loro, ma messe in comune dall’idea che questa fase storica sia uno dei momenti più bui sul tema dei diritti. Stiamo assistendo a una sorta di vandeizzazione del mondo, per usare un’espressione cara all’estrema destra. Ma le Vandee – si sa – fanno sempre una brutta fine…

(Alcune informazioni contenute in questo articolo sono tratte da Il Congresso Mondiale delle Famiglie, spiegato bene, uscito sul portale Il Post il 24 marzo 2019.

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