Indivisibili - In migliaia invadono Roma contro il Governo e il dl Salvini

La cronaca della giornata: circa centomila persone secondo gli organizzatori, tra i vari slogan «no ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi. Contro il razzismo dilagante, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione». In chiusura l'appello di Indivisibili: «abbiamo appreso solo ora dalle agenzie di stampa della morte di un manifestante per un malore. Ci muoveremo immediatamente per capire come e se possiamo essere d'aiuto.»

10 / 11 / 2018

In migliaia si sono ritrovati in piazza della Repubblica già prima delle 14.00, orario previsto per il concentramento. Un fiume umano si è appena riversato in via Cavour, dando inizio alla manifestazione contro le politiche del governo “giallo-verde” che, in particolare con il neo decreto Salvini e il ddl Pillon, sta facendo emergere a pieno la sua visione razzista, patriarcale e di esclusione sociale.

Una manifestazione antirazzista e antisessista che, attorno al concetto di “Indivisibili”, sta portando in piazza un desiderio collettivo di riscatto nei confronti della svolta reazionaria in atto nel nostro Paese e non solo.

Copione già visto e storia che si ripete rispetto al blocco degli autobus proveniente da diverse parti della penisola, come in era Minniti ecco che anche in mattinata diversi pullman sono stati bloccati alle porte della Capitale. Il blocco ai caselli, aggravato dalla perquisizione individuale dei manifestanti, era diventando scenario consueto targato Pd, ripreso a quanto pare dall'amministrazione Salvini, in cui l’esaurimento dei tradizionali margini di mediazione sociale si è riflesso nell’aggravamento sostanziale dei dispositivi di repressione, ormai diventata repressione preventiva.

È stato invece di parola Mimmo Lucano, che qualche giorno fa aveva dichiarato: «Promesso che vengo!». Un punto dell'appello di lancio della mobilitazione di oggi era appunto rivolta al sindaco di Riace - il piccolo paesino calabrese simbolo di un sistema di accoglienza creato dal basso che negli ultimi anni ha accolto oltre sei mila richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni. Un'esperienza messa sotto attacco da Salvini e dal suo predecessore Minniti.

mimmo lucano 2

pic da web

C'è tanta attenzione rispetto alla giornata, dalla testa del corteo si leva un grido unico: «Saremo indivisibili di fronte alla paura e all'odio». Indivisibili per sottolineare – ancora – la volontà di non accettare nessuna separazione di diritti tra italiani e stranieri, tra donne e uomini.

C'è gioia e frenesia e intanto in migliaia partono in corteo, mentre si attendono ancora centinaia di manifestanti che devono raggiungere il concentramento.

Il corteo di oggi è un'immediata presa di parola collettiva contro la deriva razzista del paese; soprattutto dopo che mercoledì scorso - 7 novembre (ndr) - dal Senato è arrivato il via libera al decreto Sicurezza e immigrazione con cui il governo, e in particolare il ministro degli Interni Matteo Salvini, si prepara a smantellare il sistema di accoglienza creato negli ultimi anni.

Le conseguenze delle nuove misure sono svariate: dall’abrogazione delle protezione umanitaria allo smantellamento della rete Sprar gestita dai Comuni, al prolungamento fino a 180 giorni della permanenza nei Centri per il rimpatrio (Cpr), solo per citarne alcune.

Si parla di una grossa partecipazione, circa centomila le persone - secondo gli organizzatori -che stanno manifestando in questa giornata densa di significati, tra i vari slogan «no ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi. Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione».

Dalla piazza viene lanciata la disobbedienza continua e diffusa al decreto Salvini, sia da parte degli operatori dell’accoglienza che da parte di tutte le realtà antirazziste. 

Viene anche ricordato cosa è successo proprio stanotte a Roma: un incendio in un palazzo occupato abitato da 400 persone. La polizia ha dichiarato inagibile anche la parte dello stabile non intaccata dall’incendio. Stanotte - e probabilmente per le prossime - decine di famiglie dormiranno all’addiaccio.

100mila

Interviene Sasha della nave Juventa, uno degli attivisti accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’attacco alle Ong rappresenta uno dei maggiori esempi di razzismo istituzionale, che cerca di fermare ad ogni costo la solidarietà “dal basso”. Sasha ribadisce: «non ci fermeremo e non ci fanno paura».

Nei vari interventi si inoltra la solidarietà a tutte le piazze italiane che si stanno mobilitando contro il ddl Pillon e alla visione patriarcale della famiglia che esprime. Un tuffo nel Medioevo: un disegno di legge sull’affido condiviso voluto dal senatore della Lega, che si è espresso più volte contro il divorzio, l’aborto e le unioni civili.

Non si può non riconoscere che il ddl Pillon e il decreto Salvini siano due espressioni della stessa violenza di Stato contro le donne, le soggettività LGBTQI+, le migranti e i migranti, gli spazi sociali e contro coloro che si rifiutano di abbassare la testa.

Sono scese in piazza anche le realtà dello sport popolare e indipendente del paese. È tornata nuovamente in campo la piattaforma di We want to play: «Un anno fa dal basso eravamo riusciti a fare cambiare dei regolamenti discriminatori del regolamento Figc. Il decreto Salvini ci fa tornare indietro, una vittoria che è arrivata dal basso adesso è in pericolo».

Le 100.000 persone che hanno partecipato alla manifestazione arrivano in San Giovanni in Laterano per gli ultimi interventi dalla piazza, mentre la coda del corteo è ancora alla stazione Termini. Nel corso della manifestazione è stato più volte lanciata una mobilitazione sotto il Parlamento il 27 novembre.

roma

Dal palco suscita commozione l'intervento di Mimmo Lucano. (qui la diretta facebook). Commovente perché, nel raccontare la persecuzione giudiziaria e politica di cui è oggetto, invita tutta la piazza a continuare le lotte contro ogni forma di disumanizzazione della vita.

A seguire l'intervento di Silvana Cesano, di Lodi: le vicende di Lodi assumono grande importanza, come la testimonianza di Riace, perché possono e devono essere di esempio per tutti i comuni d'Italia. La generosità di tutte le persone che hanno reagito, mobilitandosi e effettuando donazioni, dimostra la volontà non solo individuale, ma anche collettiva, di opporsi alle discriminazioni razziali ed economiche. La Cesano conclude esortando tutti a reagire compatti, a non lasciare questa piazza non solo soddisfatti per l'incredibile partecipazione, ma decisi a dare seguito a quello che il dato di oggi dimostra: che un fronte di resistenza esiste e che è necessario praticarlo quotidianamente e in ogni sede.

palco finale

Prendono parola anche gli attivisti che hanno animato la grande mobilitazione del 10  febbraio a Macerata, la città delle Marche che, colpita, reagì collettivamente al terrorismo fascista. Oggi è tornato in piazza a Roma lo striscione "Movimenti contro ogni fascismo e razzismo" a ricordare come solo dal protagonismo sociale, dai movimenti che riprendono parola, possiamo costruire risposte all'altezza delle sfide del presente. 

Ancora dal palco finale interviene un’attivista tedesca: «alcune settimane fa eravamo Indivisibili per le strade di Berlino, oggi lo siamo qui a Roma». Viene sottolineata l’importanza di una dimensione internazionale che si opponga alla deriva reazionaria e a qualsiasi forma di razzismo.

Volge al termine questa grande giornata di mobilitazione. L’intervento finale del corteo di oggi, scritto collettivamente da tutte le realtà organizzatrici, esprime la necessità che la potenza espressasi in questa giornata prosegua e si moltiplichi nei prossimi giorni, settimane e mesi. Da Mimmo Lucano, alle parole di Silvana Cesano che raccontano la solidarietà di Lodi contro i provvedimenti di esclusione sociale e discriminazione attuati dalla giunta leghista, alla Iuventa, in piazza a Berlino la scorsa settimana, che ricorda l'accanimento giudiziario e la criminalizzazione del loro operato, parte un invito a cooperare sia a livello locale che su piano internazionale per opporsi alle politiche razziste che in tutta Europa si stanno pericolosamente diffondendo.

In chiusura l'appello di Indivisibili: «abbiamo appreso solo ora dalle agenzie di stampa della morte di un manifestante per un malore. Repubblica riporta che si tratta di un cittadino etiope di 55 anni. Ci muoveremo immediatamente per conoscere la sua storia, portare la nostra solidarietà ai suoi cari e per capire come e se possiamo essere d'aiuto. Se avete maggiori informazioni contattateci alla mail 10novembre18@gmail.com»

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