Napoli - Assemblea pubblica studentesca verso lo sciopero generale del 6 maggio

3 Maggio ore 17 aula Matteo Ripa - Università Orientale

1 / 5 / 2011

La nostra generazione non conosce il significato vero di uno sciopero generale. Negli ultimi anni nel nostro paese non ricordiamo che sfilate, evocazioni di quello che uno sciopero generale dovrebbe essere, ovvero uno strumento di lotta dei lavoratori e delle categorie sotto attacco per riconquistare dignità e diritti. Accade invece in questi anni di osservare come in altri paesi, soprattutto dell'area euro-mediterranea, gli scioperi siano riusciti a canalizzare il dissenso complessivo delle popolazioni alle politiche di austerity che i governi hanno adottato per uscire dalla crisi. Grecia, Francia, Tunisia, Egitto. In alcuni di questi paesi si sono raggiunti livelli molto alti di generalizzazione, coinvolgendo, come in Francia, anche tutte quelle soggettività precarie che sono l'elemento decisivo della nuova composizione del lavoro e della produzione di valore. Qui lo sciopero è durato per giorni, sviluppando pratiche radicali come il blocco delle raffinerie, delle stazioni, portando la controffensiva direttamente al cuore della produzione e della circolazione, alle reti di comunicazione per le persone e per le merci. Le rivolte nord-africane hanno invece mostrato agli occhi del mondo intero come ormai le forme di organizzazione della lotta e la rete (nello specifico i social network) siano inscindibili.

Al di là della visione euro-centrica, ciò rivela una dimensione tutt'altro che tribale: lavoratori, studenti e precari hanno portato un attacco complessivo al cuore della restaurazione neo-liberale, trovando nella rete il meccanismo organizzativo su cui far espandere la protesta e nelle classi dirigenti locali la materializzazione delle politiche di austerity che gia dieci anni fa in sud-america avevano scatenato altrettante rivolte.
Non a caso qui in Italia il movimento degli studenti e dei precari ha fortemente spinto in questi mesi affinché si proclamasse uno sciopero generale, cosciente dell'importanza e dell'opportunità che per la nostra generazione potrebbe rappresentare uno strumento di lotta di questo tipo. Il 14 dicembre a Roma è stato la dimostrazione che c'è l'esigenza di una rottura forte , e di come sia urgente prendere di petto la situazione senza ulteriori attese o tatticismi.

Le mobilitazioni dell'autunno non devono essere semplici evocazioni di quel che è stato, perché a partire dalla contestazione del Ddl Gelmini, all'interno delle scuole e delle università, abbiamo provato a costruire uno sguardo diverso sulla società, utile a ribaltare le retoriche governative che ci vorrebbero tutti umili, consenzienti, sfruttati e divisi.
Riconosciamo al percorso di “Uniti contro la crisi” la capacità di aver aperto uno spazio di discussione pubblica nel paese sullo sciopero, tenendo dentro sia la specificità studentesca e precaria del 14 dicembre sia la composizione classica del lavoro. Questo spazio ha messo in discussione la stessa forma-sindacato scavalcandone la lenta macchina della burocrazia interna e coinvolgendo all'interno della dinamica di movimento anche un pezzo importante della Cgil, ovvero la Fiom.

Oggi nel paese c'è un sentimento di forte delusione per questa modalità di proclamazione da parte della Cgil, ed è compito nostro, da qui in avanti, provare a canalizzare questo sentimento per la costruzione di una giornata di rabbia autentica, che scavalchi i limiti che esprime il sindacato classico e provi a dare un rappresentazione reale della situazione nel paese.

Abbiamo poco più di un mese di tempo per far vivere una discussione vera all'interno del movimento su cosa significa in primis per noi, “generazione zero”, che non conosciamo forme garantite di lavoro, scioperare. Una discussione che inneschi un ragionamento sulle forme di generalizzazione che non sia solo evocativo ma che sviluppi delle pratiche nuove di blocco, che riescano a tenere dentro di sé soprattutto chi il diritto di sciopero non ce l'ha, ovvero i precari e chi non lavora. Dobbiamo provare a mettere al centro l'indignazione per come il governo Berlusconi sta gestendo il paese senza governarlo, e al tempo stesso la distanza da quelle forze che preparano una possibile transizione al dopo-Berlusconi. La vicinanza del 6 maggio alle elezioni amministrative è sicuramente un elemento problematico, e il nostro sforzo deve essere quello di provare a costruire una piazza che porti con sé un discorso politico costituente che si smarchi dalle opposizioni incarnate nelle figure dei vari Fini, Bersani, Montezemolo, o culturalmente dall'asse banalmente legalista Fazio-Travaglio-Saviano.

L’assemblea di Uniti per lo sciopero svoltasi a Roma lo scorso 25 Marzo, è stato un primo momento di incontro e discussione tra studenti, lavoratori e precari verso la costruzione e la generalizzazione della giornata del 6 maggio. Insieme abbiamo deciso di costruire delle assemblee regionali verso lo sciopero generale, a Napoli già abbiamo cominciato un percorso che vedrà varie realtà di movimento e sindacali aprire uno spazio cittadino che settimanalmente si interrogherà sulle pratiche e su la produzione di un discorso comune.
Come studenti dobbiamo far vivere nelle scuole e nelle università, una data che anche se arrivata in ritardo, è stata rivendicata a gran voce nel movimento di quest'autunno.
Dobbiamo trasformare ogni scuola e ogni università in un luogo di discussione e dibattito verso lo sciopero del 6 maggio, provando ad arrivare in quella giornata con un idea comune sul senso di quella giornata.
Siamo convinti che il 6 maggio debba essere una grossa opportunità per tutti noi, una scommessa su cui puntare collettivamente, con tutte le insidie che un discorso cosi complesso può trovare, ma i fratelli e le sorelle dell'altra sponda del mediterraneo ci hanno insegnato che tutto può cambiare.

Assemblea pubblica studentesca verso il 6 maggio
3 Maggio ore 17 aula Matteo Ripa.

Studenti medi e universitari verso lo sciopero generale

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Verso il 6 Maggio


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