No CIE. Né a Verona né in altro luogo

Bovolone. Tra chi il territorio lo svende e chi lo vuole costruire come bene comune

26 / 8 / 2009

Cosa diventano i territori? E' questa la domanda che dobbiamo porci nel seguire storie come quelle di Bovolone. Sindaci leghisti che nulla fanno per i propri cittadini - la vicenda della Finservice, la cooperativa di lavoratori in subappalto per la Mondadori, è emblematica da questo punto di vista -  e che accettano senza colpo ferire le logiche di occupazione di Roma e della politica nazionale.

Da un lato, la lotta dei lavoratori per il sacrosanto diritto al reddito. I lavoratori della Finservice ancora aspettano lo stipendio di mesi di lavoro e sono stati lasciati soli, certo capaci di autorganizzarsi con l'ADL e i precari, ma soli dalla politica ufficiale e dal sindaco di Bovolone; del tutto incapace di farsi carico della mediazione del conflitto sociale e delle tensioni nello spazio pubblico della sua amministrazione.

Ce lo ha dimostrato ancora ieri nella vicenda del drammatico sfratto (uno dei tanti; nel 2008, solo a Verona ci sono stati più di uno sfratto al giorno) di una famiglia di lavoratori marocchini, effettuato dopo una decina di ore di trattative tra gli attivisti della Rete sociale per il diritto alla casa che resistevano e gli ufficiali giudiziari. Poco sarebbe bastato, per risolvere il problema, se la politica fosse politica e capacità amministrativa del territorio.

Dall'altro, la supina, immediata accettazione della costruzione di un Cie sul suolo comunale, a Bovolone, senza preoccuparsi di consultare i cittadini, nonostante il progetto di Maroni e di Tosi sia stato tenuto nascosto nel cassetto per almeno un anno, dato che il ministro sa cosa un CIE comporti sul territorio, dopo la rivolta dei cittadini di Lampedusa, se non bastano quelle dei migranti illegittimamente trattenuti in condizioni bestali a via Corelli, a Gradisca, a Ponte Galeria a Corso Bunelleschi.

I territori diventano ostaggi delle politiche elettorali e merce di scambio nella retorica agostana. Poco importa cosa essi siano cosa essi esprimano, tra locale e globale, quali contraddizioni li attraversino, a chi si riempie la bocca dell'autogoverno e cala le brache davanti all'interesse della politica nazionale.

I territori sono altro.
Sono la forza di autodeterminazione e il luogo di materializzazione della sfida tra governanti e governati. Lo spazio di localizzazione del conflitto. La posta in gioco di un confronto radicale tra chi li attraversa e li costruisce come bene comune da difendere e chi li svende per incapacità, pigrizia o opportunismo politico.

Anche a Bovolone, lo si dovrà imparare presto.

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