Il dolore, la rabbia e la speranza - La voce di Omar e dei genitori dei 43 desaparecidos

Video-intervista a uno dei sopravvissuti ai fatti del 26 settembre e ai genitori di alcuni studenti scomparsi in quella giornata

27 / 12 / 2014

Durante il Festival delle Resistenze e le Ribellioni contro il capitalismo gli zapatisti hanno ceduto lo spazio per i loro interventi ai genitori degli studenti desaparecidos di Ayotzinapa. Mentre alcuni di loro sono rimasti in Guerrero a continuare la ricerca diretta dei loro figli e le iniziative di lotta che non si fermano nemmeno in questi giorni, un gruppo di padri e di madri ha partecipato a questi primi giorni del Festival per portare il loro messaggio di rabbia e di speranza, e soprattutto per tessere relazioni con le tante altre lotte che in questi giorni si stanno incontrando all'interno dell'iniziativa promossa dall'EZLN e il Congresso Nazionale Indigeno. 

Con questo gruppo di genitori, accompagnato da Omar Garcia uno degli studenti sopravvissuti al massacro di Iguala dello scorso 26 di settembre, si è incontrata la nostra delegazione italiana in Messico. Il forte dolore espresso nelle parole dei familiari dei desaparecidos si è mescolato con la speranza che i loro figli siano ancora vivi, e soprattutto con un forte sentimento di indignazione verso il narcostato messicano che è riconosciuto ormai da tutti, non solo da loro, come il responsabile del tragico episodio. Indignazione alimentata anche dal tentativo da parte del governo di escludere pubblicamente ogni propria responsabilità dai fatti accaduti, ostacolando così la possibilità di ritrovare gli studenti, nascondendo la verità.

Gli interventi in questa mattinata sono stati molti e distinti tra loro: la testimonianza di Omar che ha raccontato della presenza dell'esercito e della polizia federale nei luoghi e nei momenti in cui è avvenuto il secondo attacco agli studenti, quello in cui la polizia municipale ha sequestrato gli studenti che da quel momento non sono più riapparsi. Le ricostruzioni e le riflessioni dei genitori che hanno mostrato le incongruenze e le ambiguità dell'ultima versione dei fatti resa pubblica dal governo, secondo la quale gli studenti sono stati uccisi e bruciati in una discarica, una versione ormai smontata da varie inchieste giornalistiche. Ed infine le parole di quelle madri incapaci di credere nella violenza di uno stato colluso con il narcotraffico, che urlano rabbia e speranza.

Che ormai a tutti i livelli del governo e delle istituzioni messicane ci siano infiltrazioni pesanti dei gruppi criminali è cosa più che risaputa. Omar ha raccontato come tanti politici e governanti del Guerrero hanno stipulato in questi anni alleanze con gruppi criminali con l'obbiettivo di disarticolare le organizzazioni sociali col fine di aprire i loro territori ricchi di risorse naturali e minerali all'ingresso delle multinazionali. Ha poi raccontato delle scuole Normal Rurales, esperienze educative dove studiano figli di contadini per diventare maestri che insegneranno nelle zone povere e rurali. Un progetto sorto negli anni '20, caratterizzato da una proposta educativa critica che si dirige all'emancipazione delle popolazioni emarginate, che ha visto da sempre una presenza studentesca molto impegnata e politicizzata al suo interno. Ed è anche per questo che già da alcuni anni i vari governanti stanno cercando di chiudere queste scuole, tagliando i fondi e criminalizzando gli studenti. Molti dei familiari hanno evidenziato questo aspetto, cioè che il proprio figlio o fratello aveva deciso di iscriversi alla Normal di Ayotzinapa per portare l'istruzione e la cultura nelle loro comunità, per far aprire gli occhi alla gente e per costruire percorsi per un futuro migliore. Per questo, afferma un genitore, li hanno ammazzati : questi studenti rappresentano una componente critica e di emancipazione nelle popolazioni povere del Guerrero.

Ancora Omar ci parla di come l'episodio di Ayotzinapa e le mobilitazioni di ampi settori della popolazione messicana di questi tre mesi hanno generato una perdita della credibilità dello stato messicano. Quello che sta avvenendo in Messico in questi mesi è qualcosa di veramente interessante, “dobbiamo prendere in mano noi la situazione”, ha affermato il rappresentante degli studenti. Nel caso specifico del Guerrero, non si contano le migliaia di iniziative che si sono generate in tutto il suo territorio, da manifestazioni, assalti a palazzi di governo, blocchi stradali, e attualmente si contano più di 20 sedi di Comuni occupate, in cui il movimento sta promuovendo la costituzione di Consigli Popolari eletti nelle assemblee delle comunità e che vadano a sostituire gli organi di governo ufficiali. Nel paese in generale si è assistito a grandi mobilitazioni della società civile che hanno rappresentato da una parte un punto di non ritorno rispetto alla normalizzazione della violenza che aveva fino ad ora generato immobilità, dall'altra una grande delegittimazione al governo di Pena Nieto. Omar ha aggiunto che “adesso è il momento di continuare a spingere perché non si fermi questo processo verso la trasformazione che si è aperto nel paese”. 

Oltre a ricordare che per loro è stato molto importante partecipare al Festival e ascoltare le comunità e le organizzazioni che vi stanno partecipando, ha affermato che in questo processo di trasformazione che si sta sviluppando nel paese vedono l'EZLN come dei compagni di lotta. Questo, a nostro avviso, è una delle novità più interessanti che abbiamo visto in questo festival, e che rappresenta probabilmente la più importante scommessa attuale per i movimenti messicani. Ci riferiamo al fatto che l'ambito politico che in Messico si muove attorno agli zapatisti - e che attualmente si esprime attorno alla proposta della Sexta - e l'ambito politico cui fanno riferimento gli studenti delle scuole Normales e molte delle organizzazioni del Guerrero, rappresentano due correnti differenti della sinistra rivoluzionaria messicana, che difficilmente hanno incontrato momenti di convergenza e di unione. Quindi, la presenza dei genitori al Festival e le parole di Omar di Ayotzinapa possono essere degli indicatori che forse qualcosa si sta muovendo, con la speranza che un eventuale dialogo tra queste differenti correnti delle organizzazioni sociali messicane possa portare un contributo importante a questo processo che si è aperto nel paese.    

CSA Intifada - Empoli

YaBasta e Làbas - Bologna

CSOA La Strada - Roma

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