Messico - La "Viacrusic Migrante", la frontera, il muro.

Intervista ad Ana Enamorado, portavoce del Movimiento Migrante Mesoamericano

17 / 4 / 2018

Camilla Camilli ha intervistato Ana Enamorado - portavoce del Movimiento Migrante Mesoamericano - a proposito della Viacrucis Migrante, carovana che da 8 anni, nel periodo pre-pasquale, conduce i migranti provenienti da diversi Paesi centroamericani lungo tutto il Messico, fino al confine con gli Stati Uniti d’America. Ana è madre di un giovane desaparecido e aiuta i genitori dei migranti scomparsi a ripercorrere le orme dei loro cari, nella speranza di trovare qualche traccia del loro passaggio.

Che tipo di carovana è quella che ha attraversato il Messico nei giorni scorsi? Chi sono gli organizzatori e da che paesi provengono i migranti che vi hanno partecipato?

La “Viacrucis Migrante” è una carovana iniziata nel 2010 che avviene durante la “settimana santa” e dalla quale ha preso il nome. Le persone che la organizzano sono Irineo Mujica e Gina Garibo, entrambi membri dell’organizzazione Pueblo Sin Fronteras che ha sede nel nord del paese.
La maggior parte dei migranti viene dall’Honduras, dal Guatemala, da El Salvador e dal Nicaragua. In questo caso si tratta di più di mille migranti. Uomini, bambini, donne – alcune di queste incinte – e adolescenti. Tutti loro avevano già intrapreso il cammino verso nord ignorando l’esistenza di questa carovana. Non appena ne sono venuti a conoscenza si sono uniti a noi.
Il nostro obiettivo è quello di rendere visibile il tema della migrazione, esigere che i diritti dei migranti vengano rispettati, denunciare tutte le violazioni dei diritti umani che avvengono nel loro viaggio in Messico. Vogliamo anche denunciare l’operato dei governi del Centro America, così come quello del Messico e degli Stati Uniti. Tutto ciò che questi migranti vogliono è salvare la propria vita, lasciandosi alle spalle il loro paese d’origine, scappando tanto dalla violenza quanto dalla povertà estrema. Anche a causa di questa impossibilità di sopravvivere, in questa carovana partecipano intere famiglie. Ci sono più di 400 bambini, dai neonati agli adolescenti di 13-14 anni, che viaggiano con i loro genitori. Le testimonianze di questi ultimi raccontano ciò che sono costretti a subire ogni giorno: «se non me ne vado con i miei figli me li prendono i pandilleros[1] e lo costringono a lavorare con loro», «hanno colpito mio figlio di 10 anni alla testa e me lo hanno quasi ammazzato perché non volevo consegnarglielo come pagamento richiesto dai pandilleros»[2].

Qual è stata l’accoglienza della carovana dalla popolazione e dalle autorità messicane?

La solidarietà della gente è stata impressionante. Io ogni luogo in cui siamo passati ci hanno donato cibo, vestiti, medicine e molte altre cose. Le autorità come la Commissiona Nazionale dei Diritti Umani e l’Istituto Nazionale per l’Immigrazione hanno dato ai migranti un permesso per poter transitare e arrivare alla loro destinazione finale. Alcuni vogliono cercare di arrivare negli Stati Uniti e fare richiesta di asilo, mentre altri si fermeranno in Messico.
Come succede spesso, la polizia statale è quella che aggredisce maggiormente i migranti. Secondo alcuni loro racconti, un gruppo di questi stava proseguendo a piedi quando un’auto della polizia li ha fermati e ha cercato di aggredirli. Fortunatamente non è successo nulla di grave perché i migranti sono riusciti a chiedere aiuto.

Dopo le minacce e le provocazioni lanciate da Donald Trump come ha reagito il governo del Messico? Ha espresso solidarietà alla popolazione migrante e agli attivisti che si sono messi in cammino?

No, il presidente messicano Enrique Peña Nieto non si è opposto in maniera decisa alle dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti così come altre autorità e istituzioni messicane. Non c’è stata alcuna solidarietà né a livello morale né materiale. In un caso alcuni migranti hanno sollecitato l’utilizzo di alcuni autobus per gli spostamenti, in particolare per le donne incinte e i numerosi bambini che c’erano, ma non c’è stata alcuna risposta solidale. 
L’unico appoggio è arrivato dal Movimiento Migrante Mesoamericano, il quale è sempre stato presente, portando aiuti e appoggio necessari alla continuazione di questa carovana.

Il tema della migrazione, che riguarda non solo i messicani che si cercano di raggiungere gli Stati Uniti ma anche i centroamericani che viaggiano in Messico, è tra quelli di cui i candidati delle prossime elezioni presidenziali stanno discutendo?

Sinceramente non ho mai sentito alcuni candidato esprimersi a riguardo. Sfortunatamente è un tema che non interessa a nessuno e questo preoccupa molto tutti noi che ci occupiamo di diritti umani. Non interessa nemmeno i governi centroamericani, ugualmente coinvolti in questo fenomeno, che vedono scappare dai loro paesi migliaia di persone ogni giorno. Come nel caso dell’Honduras, paese dal quale provengo, e nel quale, dopo le frodi elettorali del novembre scorso, c’è un dittatore come presidente. Nessuno lo ha eletto e la gente è disperata per la corruzione e il numero dei morti che continua a crescere. Se non ci uccide il crimine organizzato delle maras lo fa la situazione che costringe alla fame questo paese.

Ora quale sarà il futuro di questa carovana? Ci saranno altre attività o manifestazioni in programma riguardanti la questione migratoria?

La carovana ora si trova a Città del Messico, punto finale del suo percorso. I migranti però vorrebbero continuare ma hanno timore di ciò che potrà succedere loro lungo il cammino. Alcuni organizzatori hanno quindi deciso di cercare un modo per poter continuare ad accompagnarli[3].
Noi come Movimiento Migrante Mesoamericano stiamo organizzando la nostra quattordicesima carovana, quella che annualmente accompagna i famigliari dei migranti scomparsi nella ricerca dei loro cari in Messico. Stiamo anche partecipando all’organizzazione del Foro Sociale Mondiale delle Migrazioni che ci sarà tra il 2 e il 4 novembre in Messico e che vede coinvolte molte associazioni e istituzioni internazionali che si occupano della tutela dei migranti.
Inoltre, Martha Sánchez, cofondatrice del MMM, parteciperà alla Carovana Migranti[4] che ci sarà nei prossimi giorni in Italia e durante la quale racconterà ciò che sta succedendo lungo queste rotte.



[1] Si tratta di membri delle bande criminali centroamericane. Le più famose sono la Mara Salvatrucha e Barrio 18

[2] Spesso questi pandilleros chiedono un pagamento a coloro che hanno qualche attività commerciale. Una sorta di “tassa” imposta dalla banda che controlla quel determinato territorio

[3] In questo momento sono centinaia i migranti che si stanno spostando verso nord e che utilizzano come mezzo di trasposto il treno merci denominato La Bestia. La crescita, in questo ultimo periodo, del flusso migratorio che solitamente si sposta lungo le rotte sta mettendo in difficoltà anche i centri di accoglienza disposti lungo queste e che non riescono a provvedere all’assistenza di tutti

[4] Carovana organizzata da Carovane Migranti e che avrà luogo dal 25 aprile al 13 maggio

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