Tra Afghanistan e Turchia: i pericoli per la comunità Lgbt+ dopo la conquista talebana di Kabul

22 / 8 / 2021

Dal 1996 al 2001 l'Afghanistan è stato governato dai talebani e il quel periodo numerose persone appartenenti alla comunità Lgbt+ sono state perseguitate e uccise. Come due giovani lapidati ad Herat perché in una relazione omosessuale. 

Ad oggi i talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan annullando la divisione tra Stato e religione e instaurando nuovamente la legge coranica, secondo cui l'omosessualità va punita con la pena di morte e questa avviene per lapidazione o sepoltura sotto al crollo di un muro altro tra 2,5m e i 3m. 

Non che le persone lgbt+ se la fossero passata bene negli ultimi anni. Nonostante infatti nel 2004, con l’insediamento di Hamid Karzai, sia stata ripristinata la costituzione del 1976 ed eliminato formalmente il reato di omosessualità, la vita della comunità non è mai stata semplice.

Discriminazioni e violenze potrebbero subire un’escalation e avere ripercussioni ancora più gravi, anche perché molte persone hanno perso tutto quello che avevano durante la guerra e ora si trovano senza casa e senza un modo per sostentarsi.

In tantə hanno provato a fuggire dal paese senza successo, altrə invece sono riusciti ad arrivare in Turchia dove la situazione non è comunque rosea per le persone non eteronormate.

L'ufficio immigrazione della Turchia poi non registra come richiedenti asilo le persone che vengono dall'Afghanistan (e sta anche costruendo un muro sul confine iraniano per limitare gli ingressi dal medio oriente) che ora si trovano a dormire per strada in un paese del quale non conoscono nemmeno la lingua.

In questo momento la comunità lgbt+ afghana potrebbe essere il bersaglio principale del nuovo regime, nel silenzio generale dei media e della politica che non stanno dando spazio a questa situazione specifica.

Per questa ragione è ancora più necessario attivare subito corridoi umanitari che offrano aiuto ed accoglienza a tuttə coloro che ne hanno bisogno.

Fonte: intervista di felicementelgbt ad attivista afgano

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