Stateless - Shousha Refugee Camp

22 / 10 / 2012

Mercoledì 17 ottobre al Cinemafutura presso il Cso Bruno è stato proiettato il documentario "STATELESS - Shousha Refugee Camp" sulla situazione dei campi profughi al confine tra Libia e Tunisia.

Il lavoro di  Mauro Mondello e Nunzio Gringeri, il primo è un giornalista free lance che ha collaborato come corrispondente dal Sudamerica dal 2008 al 2010 per Peace Reporter e Latinoamerica di Gianni Minà, che dal 2011 segue le rivoluzioni arabe in Siria, Libia, Tunisia, Yemen ed Egitto, mentre Gringeri arriva dal mondo dei videoclip e cortometraggi, avvicinandosi al documentario soltanto nel corso degli ultimi due anni, restituisce appieno l'obiettivo che si sono posti nella realizzazione. Cioè quello "di far conoscere al più grande numero possibile di persone la situazione dei profughi di Shousha, uomini e donne costretti nel campo allestito dall’UNHCR al confine tra Libia e Tunisia dal marzo del 2011, dopo lo scoppio della guerra civile libica." Di sicuro il documentario è oramai un (il) mezzo anche per stimolare discussione e riflessione, e va dato merito ai registi di esser riusciti a restituire la complessità della situazione e le enormi tragedie che accompagnano la vita di migliaia di rifugiati; saper poi cogliere il sorriso e la spensieratezza nei protagonisti durante la partitella è un tratto di umanità che ci restituisce un briciolo di speranza. Nonostante la guerra, nonostante l'egoismo e la brutalità di quegli stati che le guerre le fanno e rifiutano o rendono difficoltosa l'accoglienza.

Dai quei luoghi di guerra arrivano inoltre i richiedenti asilo accolti in Italia nel progetto Emergenza nord Africa che rischiano alla fine dell'anno di rimanere senza misure di sostegno adeguate. Il documentario, indirettamente, ricorda che attraversare il cimitero Mediterraneo è di per sè un miracolo e coloro che non sono baciati dalla fortuna non tornano indietro. Chi legifera sulla pelle delle persone dovrebbe oramai aver capito che coloro che approdano sulle coste della fortezza Europea questo lo sanno bene.

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Migliaia di profughi attendono ancora a Shousha

10 settembre 2012

Ad un anno e sette mesi dalla sua apertura, il campo profughi di Shousha, al  confine tra Tunisia e Libia, ospita ancora circa 2.500 persone. Nel corso di questi mesi l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, presente capillarmente nella tendopoli, ha gestito migliaia di pratiche, portando avanti le richieste di asilo politico provenienti da parte dei rifugiati del campo. In molti sono partiti alla volta di Germania, Norvegia, Stati Uniti, Canada, Australia, Romania e di tutti i paesi che hanno offerto la propria disponibilità rispetto alle richieste di resettlement (fra questi, non c’è l’Italia). Nonostante l’impegno profuso, in tanti continuano però ad attendere il proprio turno, nella speranza di poter finalmente abbandonare il campo allestito ad appena 9 chilometri dalla frontiera di Ras Jdir, a due ore e mezza da Tripoli.

Stateless descrive la storia di tutti gli uomini e le donne passati da Shousha, raccontandone l’immensa dignità, la vita quotidiana dentro le tende, la poderosa ricerca di un’esistenza normale.Selezionato, fra gli altri, da Valsusa Film Fest, Arcipelago Film Fest di Roma, Un Film per la Pace di Medea, Festival del Cinema di Frontiera di Marzamemi, Horcynus Festival di Messina, Stateless sarà nelle prossime settimane in giro per l’Italia (Trento, Roma, Siena, Napoli, Terni, Ferrara, Milano, nei prossimi giorni il calendario completo), per raccontare, ancora, la storia delle migliaia di persone bloccate nel campo di Shousha in attesa di ricevere asilo politico.

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Sinossi Stateless

di Mauro Mondello e Nunzio Gringeri

15 febbraio del 2011.  Sull'onda emotiva delle rivoluzioni scatenatesi in Tunisia ed Egitto centinaia di persone scendono in piazza a Bengasi, Nord Est della Libia, per protestare contro il regime di Muhammar Gheddafi, leader indiscusso del paese dal 1969. E' l'inizio di un conflitto durissimo: a scontrarsi sono le forze armate fedeli al colonnello e l'Esercito di Liberazione Nazionale.In oltre 8 mesi di guerra rimangono uccise più di 30.000 persone, secondo le stime fornite dal Consiglio Nazionale di Transizione, l'autorità politica alla guida delle sommosse popolari libiche.La rivolta scatena una gravissima emergenza umanitaria in tutto il paese.L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni calcola infatti in più di un milione i lavoratori stranieri presenti in Libia, oltre il 10% della popolazione complessiva, un esercito di uomini e donne provenienti da Africa Sub Sahariana e Mondo Arabo, capaci, analizzando i dati forniti nel 2009 dalla Banca Mondiale, di produrre rimesse economiche annuali pari ad 1 miliardo di dollari, quasi 2 punti percentuali del Prodotto Interno Lordo libico.Comincia così il viaggio dei profughi di Shousha, degli uomini e delle donne arrivati al confine tra Libia e Tunisia dai luoghi più poveri del mondo, in fuga dalla povertà, dalle battaglie, dalle persecuzioni etniche dei loro paesi d'origine e dalla guerra in Libia.Shousha è un luogo indefinito. Non è un paese né un villaggio, non è segnato sulle mappe, prima di marzo nessuno, percorrendo i trentasette chilometri che dividono il villaggio di Ben Guerdane dal posto di frontiera di Ras Jdir, avrebbe pensato che quella striscia di deserto potesse avere un nome, che qualcosa rendesse quello spazio infinito di sabbia diverso da tutto il resto lì intorno.Eppure in questo luogo sconosciuto della terra migliaia di persone hanno trovato rifugio da una guerra che inaspettatamente li ha trascinati nell'angoscia di dover ricominciare tutto da zero, un'altra volta.Dall'inizio del conflitto libico alla fine di giugno sono circa settecentomila i profughi che hanno attraversato il confine tra Libia e Tunisia. In tanti hanno percorso a piedi, per giorni, i centotrenta chilometri che separano Tripoli dal posto di frontiera.Oggi a Shousha sono rimasti in 4.000, persone provenienti principalmente dal Darfur, dalla Somalia, dall'Eritrea, dall'Etiopia, uomini e donne che non possono tornare in Libia, nè nei loro paesi d'origine, che non possono restare in Tunisia, che aspettano che le loro richieste d'asilo politico vengano accolte per poter lasciare la tendopoli di Shousha e ricominciare a vivere un'esistenza finalmente normale.

MAURO MONDELLO

Mauro Mondello (Messina, 1982), è un giornalista free lance. Ha collaborato come corrispondente dal Sudamerica dal 2008 al 2010 per Peace Reporter e Latinoamerica di Gianni Minà. Dal 2011 segue le rivoluzioni arabe in Siria, Libia, Tunisia, Yemen ed Egitto, collaborando, fra gli altri, con il settimanale Left, Radio Rai 3, Avvenire ed Il Riformista.

NUNZIO GRINGERI

Nunzio Gringeri (Milazzo, 1981) studia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. Ha realizzato numerosi videoclip e cortometraggi, avvicinandosi al documentario soltanto nelc corso degli ultimi due anni. Nel 2009 ha diretto il video musicale  Since you've been gone per il cantante folk Pete Molinari. Nel 2011 ha curato la regia di You Should Wear a Dress per la band olandese King Me. Sempre nel 2011 la video installazione di arte contemporanea “Abitarsi”, realizzata con Viola Mondello, è stata selezionata per la finale del Celeste New York Prize.

Maggiorni info su http://statelessdoc.wordpress.com/

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